| "Questa
notte passa e non ci aspetta più". Magia dell'attimo
di Leon Ravasi
La
grazia del porgere, innanzitutto. La delicatezza del sottolineare
momenti intimi delicati e leggeri ("Io ogni mattina ascolto
l'alba / e la sera il tramonto / e tutto il rumore che fa").
Gianmaria Testa si muove in punta di piedi, con tocco leggero e
delicato e disegna acquerelli di canzoni, che, peraltro, non sono
mai creature fragili e lasciare a morire al gelo della loro desolazione.
I brani di Testa sono sempre orchestrati con cura e la lista delle
collaborazioni prestigiose ai suoi dischi è sempre lunga.
"Lampo" rappresenta forse un apice nella sua produzione:
terzo disco uscito in Francia (e all'epoca non ne era stato pubblicato
ancora nessuno in Italia), ma distribuito bene anche da noi.
La
lista degli strumentisti è lunghissima e occupa una pagina
intera del libretto: sono 19 persone! Tra di esse molti i francesi
(almeno 9), alcuni nomi latino-americani o spagnoli e qualche italiano.
Tra questi dei nomi noti: oltre a Pier Mario Giovannone (sodale
chitarrista e poeta, assieme a Testa fin dall'esordio con "Montgolfieres"
del 1996) spiccano i nomi di Rita Marcotulli e Riccardo Tesi.
"Lampo", come sta ad indicare anche la foto di copertina,
il selciato bagnato di una città che potrebbe essere Torino,
è forse l'album più autunnale e intimistico di Gianmaria
e, proprio per questo, è forse il migliore, perché
la cifra dell'intimismo è incisa nei cromosomi del cantautore
cuneese e qui ha occasione di spiegarsi al meglio. Complici e galeotti
in questa delicatissima "operazione malinconia" il gioco
di percussioni delicato e gli strumenti a fiato, in mezzo ai quali
si insinua, delicata un accordeon o una fisarmonica.
Non riesce difficile capire perché i dischi di Testa piacciano
in Francia: sono fatti della stesas materia. Sanno delle foto di
Doisenau, dei libri di Simenon, di pioggia e di bistrot, di affetti
cari e del dono e maledizione insieme della memoria. La scrittura
è matura, i debiti "contiani" a volte accentuati
("Gli amanti di Roma"), altre volte meno ("Lampo",
"Lucia di notte"), ma il livello rimane costantemente
alto e un plauso particolare va fatto agli arrangiamenti, per la
maggior parte di David Lewis (che suona anche tromba, flicorno e
piano nel disco) e Claudio Dadone (alle chitarre).
Certo che rispetto
a questo piccolo gioiello, il disco che verrà un anno dopo,
il primo pubblicato in Italia "Il valzer di un giorno",
al di là del bel titolo, offre proprio poco, perché
spoglia le canzoni proprio di questa opulenza di atmosfera per offrircele
solo voce e chitarra. No, le canzoni di Gianmaria non sono e non
posso essere solo voce e chitarra. Sono forse nate così,
ma poi sono state vestite, accarezzate dagli strumenti, cesellate
dalla voce, scolpite nell'atmosfera della sera, della Petit France,
del ricordo, della discrezione. Così vanno ascoltate, così
vanno gustate. Signori, questo è Armagnac! Non lo potete
mica servire in bicchiere Duralex!
GianMaria
Testa
"Lampo"
Tot ou tard/Warner France- 1999
In qualche negozio di dischi
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aggiornamento: 24-11-2005 |