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"solo" canzonette, canzoni vere
di Giorgio Maimone
Misteriosi
sono i meccanismi per cui un disco piace o non piace. Quando si
va oltre ai criteri di analisi consueti, quando si trascende dalle
categorie comuni (bel testo, musica interessante, impegno sociale,
civile o politico, valori poetici e culturali) non resta che il
puro piacere, immotivato. La molla che fa ritenere ad alcuni che
Pinomarino o Cammarriere siano il futuro della musica e ad altri
che al massimo possano rappresentare il gerundio (la battuta è
di Max Manfredi e gli pagherò le royalties alla prima occasione).
I Tre Allegri Ragazzi Morti o TARM a me piacciono fin dalla fondazione:
mi piace la scelta di Davide Toffolo & Company, un po’
sullo stile dei Gorillaz, ma molto prima di loro, di non apparire
mai di persona, ma attraverso immagini disegnate, mi piacciono i
testi vagamente surreali e niente affatto facili che sostengono
delle ritmiche rock di pregio e, per finire, in questo (Sogno del
gorilla bianco) (il titolo va scritto tra parentesi), ci sono una
manciata di canzoni che mi stanno riempiendo l’estate 2004.
“Povero
me” ha un tiro country-rock coinvolgente che non
ti molla un secondo dei 4’44” che costituiscono la canzone,
“Signorina Primavolta” è una
piacevolissima canzonetta anni ’60 (beat? Ye-ye? Ricordano
quasi certi quadri creati ad hoc dai Baustelle)
e “Questo è il mondo” ne è
la degna e immediata evoluzione. Il disco allinea 13 pezzi, con
durate che rarissimamente raggiungo i tre minuti dei vecchi 45 giri
e ben tre volte restano sotto i due minuti, ma colpendo nel segno
anche qui: “Una ragazza” è una
vera chicca racchiusa in 1’42”, tempo da facciata B
di un 45 giri di Gian Pieretti. Tutto il cd, in una varietà
di musiche e di atmosfere tutte gradevoli, arriva appena ai 35’47”,
anche se è vero che una parte dello spazio è dedicata
al video di “Nuova identità”,
canzone non compresa sul cd, ma estratta dall’EP Il principe
in bicicletta pubblicato dalla band nel 2000.
“Bella
Italia” è semplicemente geniale e cantata
con buona partecipazione da Davide.”Questa Italia non
c´è / si è suicidata / si è specchiata
troppo e si è ammalata / si è specchiata nella tele
/ pensando fosse il mare e tutti si sono convinti / fosse la sola
cosa da fare spazio al cinema alla musica e alla cultura basta che
sia ad uso interno / praticamente spazzatura e io dovrei aver paura
/ ma sono un ragazzo morto e niente mi fa paura”. E
“Piccolo borghese”, anche se solo in poche
righe di testo a fronte di un tempo-canzone lungo per gli standard
TARM (3’51”), si muove sullo piano.
Sui testi in
genere (made in Toffolo) conviene soffermarci un po’ di più.
Cupi e con riferimenti tetri, al servizio di musiche scanzonate
e allegre. Dice Toffolo che questo disco potrebbe essere un disco
sulla paura, sulle paure dell’adolescenze e sul loro superamento.
Ma il linguaggio con cui le si affronta è maturo assai e
l’ibridazione con le ritmiche rock funziona appieno e non
come operazione culturale, ma per simbiosi naturale. Molto interessanti:
“un mondo veloce/ e un altro più lento/vivono lo stesso
tempo / respirano lo stesso vento// Un uomo veloce/ e un altro più
lento/vivono lo stesso tempo / respirano lo stesso vento//
(“Due mondi”)
Tre Allegri
Ragazzi Morti, arrivati al loro quarto disco in studio a partire
dal ’94, sono Luca Masseroni, Enrico Molteni
e, come già detto, Davide Toffolo. Il disco
è prodotto da Tre Allegri Ragazzi Morti e Max Stirner e vede
una collaborazione di prestigio come quella di Giorgio Canali
(CSI, PGR).Tutte le parole e i disegni sono di Toffolo,
le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti. Non è indifferente
notare come Davide sia un valente fumettista (Fandango,
Piera degli Spiriti, Animali e Fregoli sono le sue creature)
e, in quanto tale, è autore e curatore di tutta la parte
iconografica dei TARM, compreso il bellissimo booklet dell’ultimo
disco. Per inciso i Tre Allegri Ragazzi Morti incidono per una major,
ma sono riusciti a mantenere intatta l’estetica punk degli
esordi, avvenuti a Pordenone, città di origine, in contemporanea
e maturando dallo stesso brodo di coltura da cui sono usciti i Prozac+,
con esisti nettamente più commerciali, almeno fino alla parziale
svolta dell’ultimo disco.
E’ solo
una bizzarria geografica il fatto che Friuli e Venezia Giulia siano
considerati una regione sola. Nulla infatti unisce Prozac+ e TARM
con il movimento neo-folk o poetico dei friulani come Straulino,
Flk, Maieron, Zuf de Zur etc. Qui siamo, già detto,
nell’ambito del rock di derivazione punk (e alcuni fanno notare
un’ispirazione dal White album beatlesiano sia per le atmosfere
musicali, sia per la ripresa del titolo “Country boy”.
I Tre Allegri
Ragazzi Morti preferiscono non apparire, e tranne che durante i
concerti, si celano dietro le maschere disegnate da Toffolo:
“Un disegno primitivo – spiega lo stesso Davide
- che stilizzava le nostre figure alle quali da quel momento
avremmo rinunciato. Per liberarci dal narcisismo dei musicisti o
forse per trasformarci in vere icone. Chi lo sa? Ma anche per continuare
a stare fra i “nostri simili” senza il peso di una faccia
consumata dalle foto e dal tubo catodico”.
“Il
gorilla bianco del titolo – spiega Davide Toffolo in
un’intervista su un sito internet - è dedicato
a Copito de Neive il gorilla albino -l'Elvis Presley dei primati-
che è morto di cancro qualche mese fa nello Zoo di Barcellona
dopo 38 anni di “detenzione”. «Una divinità
in gabbia», come lo definiva Calvino nel suo Palomar. Il diverso
assoluto: troppo uomo per essere bestia e troppo animale per essere
uomo. Una storia esemplare che racconta, solo con la sua figura,
alcune cose che mi interessano ovvero la discussione sulla centralità
dell'uomo, il rapporto con l'esotico, la costruzione di un icona
mediatica, la capacità di vedere ancora il mito, l'incontro
con una dimensione ancestrale e anche la naivitè dell'uomo
“contemporaneo”... e infine la paura!”
Tre
Allegri Ragazzi Morti
"(il sogno del Gorilla bianco)"
Alternative Produzioni - 2004
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aggiornamento: 27-07-2004 |