| Morbido
etno-jazz e tanto altro
di Giorgio Maimone e
Francesco "Frosinone" Bianchi
Tabulè
ovvero un incontro tra suoni, immagini e sapori. La loro musica,
come l'insalata di cous cous da cui prende nome, è una mistura
di colori e spezie che evocano il sapore di una tradizione fatta
di frugalità e ingegno. Allora le risorse musicali di Puglia
cariche di paradossi armonici vengono rilette secondo un metro diverso
che concede spazio al sentire dei suoi interpreti nel tentativo
di giungere ad una musica in cui assonanze e contrasti si cercano
e le soluzioni diventano tensioni.
Lungo questa traccia di pensiero si sviluppano nuove ipotesi di
arrangiamenti rivolte a brani 'classici' del repertorio salentino
(La rondinella, Ferma Zitella, To To To) così
come alle tarantelle garganiche (Lettiri che t'ammanne,O
re re), giungendo al fulcro dell' intento artistico del
gruppo con la proposta di composizioni originali, dove la tradizione
diviene un pre-testo per esplorare nuovi per corsi sonori mescolando
suggestioni appartenenti a culture diverse ma insolitamente vicine.
Il tutto si fonda sulle diatoniche armonizzazioni dell'organetto
di Claudio Prima, ideale placenta per le diacroniche
evoluzioni melodiche della voce di Fabrizio Piepoli
e del mandolino di Giuseppe De Trizio (già
conosciuto nei Radicanto e ora in tour con Teresa
De Sio).
L'inizio è subito con il piede giusto: la title track "Marie
merci" è uno strumentale di adamantina bellezza.
Funzionano anche i brani cantati, ma gli strumentali, devo dire,
hanno fascino maggiore. L'approccio è sempre morbido e avvolgente,
i suoni mai forzati e sempre appoggiati e il disco scorre piacevolmente
dalla prima all'ultima nota.
"Rumba degli storti" con le sue gradevoli
divagazioni tango, sembra fatta apposta per confermare le impressioni
già citate, ma lo stesso discorso ptorebbe valere per la
morbida "Ventana" e per "Luci
a Sighisoara", ancora una volta un tango e ancora
una volta uno strumentale d'effetto e di valore. Forse un po' meno
"necessarie" le due escursioni nei Balcani di "Snoshti
Minav Niz Kozhuv Planina" e di "Balcani
smozzicati", perché tanto sentite negli ultimi
tempi. ma anche qui le esecuzioni sono ottime.
Interessante invece "Un vestito nuovo"
che, se non sbaglio, è l'unica canzone tutta originale e
in italiano, dovuto alla penna di Giuseppe Di Trizio. Una delicata
poesia sorretta dagli strumenti (e qui ricordiamo anche il violino
di Stefania Ladisia e il tamburello e vibrafono
di Vito De Lorenzi). Insomma,. complessivamente
un disco equlibrato e di bell'impatto che lascia sperare per una
buona prosecuzione del discorso.
Tabulé
"Marie Merci"
CNI - Compagnia Nuove Indie - La Frontiera - 2005
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aggiornamento: 22-03-2005 |