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Le BiELLE RECENSIONI
Stefano Rosso: "Live at the station"

Più clandestino di così ...
di Leon Ravasi

Un disco di fingepicking puro, in americano, in puro stile americano. Ma in realtà italianissimo. Un disco bizzarro in tutto. Innanzitutto perché non è mai stato distribuito, in secondo luogo perché fondamentalmente non esiste. In terzo luogo perché anche l’autore esiste poco e si vede a sprazzi. Si tratta di Stefano Rosso e di un introvabile dischetto dal titolo “Live at the station”, registrato davvero dal vivo alla Stazione Termini di Roma.

Stefano Rosso suona da solo, accompagnato dalla sua chitarra e canta e il timbro sia dello strumento che della voce giunge nitido e pulito, per quanto associato all’eco inevitabile suonando in un posto tanto aperto. Sono 14 canzoni, intervallate da brevi frammenti parlati, tra cui si ritrovano alcuni gioielli del genere: da “Candyman” (che facevano sia Donovan che John Renbourn, in versioni non dissimili da quella di Stefano Rosso), a “Everybody’s talking”. Da “Nashville rag” a “Scarborough fair” di Simon & Garfunkel.

La sorpresa per me più bella in assoluto è stata la prima canzone: intitolata “Elusive butterfly” di Bob Lind. Un titolo che, immediatamente non diceva nulla. Ma è bastata sentirla partire per trovarsi a cantare una vecchia melodia ormai del tutto sepolta nella memoria. “In un mattino di sole / tu potresti sentire un batter d’ali interno a te / e poi correndo alla finestra tu potresti / vedere un’alba chiara che se ne va. / Sono io che corro /nella tua mente / non spaventarti voglio solo un po’ giocare / Son tanto sola / e sto sognando / io sto inseguendo la farfalla dell’amore”.

All’incirca il testo era questo. La cantante, di sicuro invece, era Caterina Caselli e il disco era il mitico e remotissimo “Diamoci del tu”, già noto per contenere alcune delle più belle canzoni di Caterina e, tra le altre, due canzoni attribuibili al maestrone di Pavana, per quanto non firmate da lui: una inconfondibile. “Incubo numero 4” ha proprio lo stile di Guccini, mentre “Storia d’amore” segue già strade meno consuete per lui, ma è comprensibile. E’ l’unica canzone scritta da Guccini per il Festival di Sanremo! Ovviamente fu scartata in fase preliminare.

“La farfalla dell’amore” ossia “Elusive Butterfly” faceva parte di quel LP in vinile e non è mai stata riproposta in cd. Trovarla tra i fingerpicking di Stefano Rosso è stata vera gioia. Al di là di questa chicca, tutto il disco scorre liscio e tranquillo, come un fiume di acqua chiara. Suoni cristallini di chitarra e voce leggera. Poco più di mezzora, ma è come respirare un sorso di aria di montagna.

In realtà è un disco che probabilmente nemmeno esiste e che si può trovare solo ai concerti di Stefano. La mia copia è una masterizzazione artigianale che credo venga proprio da uno di quei concerti.Stefano Rosso è personaggio non secondario nella storia della canzone d'autore italiana, ma di sicuro uno che ha scelto (scelto?) una strada ellittica per arrivare al cuore di quelli che lo sanno ascoltare e per percorrere il suo cammino. Per una biografia e discografia esauriente, questo è l'indirizzo e il link: http://digilander.libero.it/gianni61dgl/stefanorosso.htm


Stefano Rosso
"Live at the station"

Autoprodotto - 2003
Introvabile

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Ultimo aggiornamento: 05-11-2004

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