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Le BiELLE RECENSIONI
Francesco Guccini : "Stagioni"

Canto d'addio? No, canto di stagione
di Leon Ravasi

Ma sì, Francesco Guccini ha ancora voglia di cantare! Anche se finge di non averne più. Anche se, vezzo artistico, arriva fino a firmare ilproprio epitaffio. Ma tanto non ci crede nessuno. Il cantastorie sommo, il professore della nostra musica d'autore può anche essere attratto da altre cose (scrivere libri in primo luogo), ma cantar canzoni è una sorta di malattia di cui si può fare a meno sempre con grosso dispiacere. E questo dispiacere per Francesco ancora non è arrivato: magari si fa aiutare da qualcuno (e magari occorrerà farlo sempre più spesso in futuro, soprattutto per le musiche), ma tanto lo faceva anche De André. E allora godiamocelo finché c'è, perché "Stagioni", la canzone, sarà anche furbetta, ma dà una gran gioia ascoltarla!

I testi! Ah, il piacere, ieri, in tram di prendere il booklet dal cd e leggermi tutti i testi. E appena finito di leggerli aver voglia di chiamare altra gente e di leggerli anche a loro. "e il lavoro l'ho chiamato piacere /perche' la semantica e' violenza/ oppure e' un'opinione" ("Analfabetizzazione"). "E quando vi siederete dalla parte del torto/ perche' ogni altro posto sara' gia' stato occupato / con quel culo bellissimo che la mia donna di ha dato" ("Dalla parte del torto") . "Pero' se accetti il gioco e sei anche tu della partita / ricorda che rinunci a dare un senso alla tua vita" ("Il mondo e' fatto a scale"). "Poi del resto la gente alla fine vuol muovere i piedi/e scalare montagne davvero piu' alte di te /che rimani col fiato di vino / a soffiare vetrate" ("Folkstudio"). "Nessun uomo e' un uomo qualunque / il suo corpo puo' essere pieno / di un amore cercato da tanto /di un amore pensato dicorsa /di un amore che non perde il treno" ("Nessun uomo e' un uomo qualunque").

Testi. Parole. Tante parole che hanno un senso. Che si depositano nel verso giusto nella mia testa, nelle mie orecchie, dietro i miei occhi e che stimolano le corde giuste. Emozioni, ricordi, tristezze, amori. Gioventu' e maturita'. Un pallone in un prato e un bicchiere di vino. "Il mio cuore incantato / sempre malinconico / e mai rassegnato"

Non ho neanche bisogno delle musiche. Mi bastano le parole. Mi basta vibrare leggendo poesie che sono poesie e sono anche canzoni. Perche' Lolli sa scrivere. Sa quello che scrive ed ha sempre storie da raccontare e cose da dire. Cose non banali. Magari semplici, magari piane, magari piccole, ma ... nessuno scrive come lui. Ne' Fossati (che pure ha una statura di musicista colossale, ne' Conte, ne' De Gregori e, tutto sommato, nemmeno Guccini (quello comunque che piu' gli si avvicina). Ma Guccini senza musica stenta. La ricerca della rima a tutti i costi lo penalizza. Lolli vola. Agile e leggero. Provate a leggerlo a voce alta. Provate a recitarlo! E' gia' tutto li'.

Poi ci sono le musiche.
E qui siamo ad una poverta' che rasenta l'autarchia. Le chitarre di Paolo Capodacqua, qua e la' brevi tocchi di un'elettrica aggiunta, programmazione e tastiere di Diego Michelon. Fine.

Solo "Borghesia" e' fatta assieme ai Gang dei fratelli Severini (che, dopo La Locomotiva, dopo Vedrai vedrai di Tenco, dopo Auschwitz si stanno specializzando nel rifare il repertorio della canzone d'autore italiano. Gli manca solo De Andre'! Speriamo!!!) ed ha quindi una veste musicale meno spartana. Borghesia dove "il vento" che "un giorno ti spazzera' via" e' diventato il "vento che un giorno, forse, ti spazzera' via" o dove "per esempio una figlia artista, oppure un figlio commerciante o peggio ancora se e' un comunista" si arricchisce di un "EX" subito dopo comunista che racconta, in una sola sillaba, gli ultimi 20 anni della nostra storia. "Borghesia" e' del 1972, Analfabetizzazione del 1977, come la "Canzone dell'amore o della precarieta'", mentre "L'amore ai tempi del fascismo" e' del 1998 (Viaggio in Italia).

Quattro le canzoni nuove (almeno per me), le prime quattro del disco. "Nessun uomo e' un uomo qualunque", "Folkstudio", "Dalla parte del torto" e "Il mondo e' fatto a scale". In mezzo una poesia: "Riascoltando gli Zingari felici" (citazione della celebre canzone di Lolli) di Gianni D'Elia, letta dall'autore. Poco piu' di 40 minuti (a prezzo ridotto 29.900, ma gia' in molti lo vendono a prezzo di saldo. Sulle 28.000 lire) di intense e vergognose emozioni. Una copertina che richiama Folon. Un libretto con tutti i testi e alcune belle foto. Piu' di 40 minuti per volare un po' piu' in alto, appena sopra il pelo della merda che sembra destinata a sommergerci. Come dice Claudio: "dalla nostra collina , vorremmo emettere dei fumi diversi : è possibile parlare nel mondo senza pensare-positivo, senza buonismi e cattivismi e presunzioni, senza dire troppo, ma dicendo qualcosa".

Ah, ragazzi che gioia!


Francesco Guccini
"Stagioni"
Emi - 2000
nei negozi di dischi


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Ultimo aggiornamento: 11-12-2005

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