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Le BiELLE RECENSIONI
Marco Paolini e Mercanti di Liquore: "Sputi"

Dalla platea sale un applauso: il teatro si fa disco
di Giorgio Maimone

Devo rassegnarmi. Il teatro su disco può avere un futuro. Basta che poi si riespanda in scena. Dopo il letterario “54” degli Yo Yo Mundi arriva un secondo emozionante disco di parole: “Sputi” di Marco Paolini e dei Mercanti di Liquore. Non è un disco facile da amare. Bisogna accostarsi con dolcezza e pazienza, anche perché la scaletta fa strani scherzi e i brani più “cantautorali” stanno tutti verso il fondo. All’inizio è puro teatro, ma con Paolini è sempre grande teatro e i Mercanti di anno in anno stanno diventando sempre più bravi: la voce pacata e calda di Lorenzo, la chitarra di Simone, la fisarmonica di Piergiorgio. Dalla metà disco in poi noi dalla platea ci rilasciamo, ci sentiamo portare dalle melodie dolci dei Mercanti, impregnate di musica popolare e di richiami noti e dall’accavallarsi delle loro voci cantate con quella recitante e monologante di Marco Paolini. L’effetto è intenso e ammaliante. Lo spettacolo ti strega e non ti molla più.

Difficile scegliere, ma canzoni come “Il sergente nella neve”, “Sette fratelli”, “Domani è lunedì”, “Sottovento” o “I nomi delle stelle”, “La notte mi par bella” sono destinate a restare dentro e a scavare solchi di malinconia, di consapevolezza civile, di pensieri buoni e di aromi da cucina di campagna. Come stare in stalla per il “filò” e sentire i vecchi che ti raccontano di storie che non devono essere dimenticate.

E come dimenticarle se a scriverle ci hanno pensato Gianni Rodari (6 canzoni portano tracce sue), Mario Rigoni Stern (e a chi mai poteva essere ispirato “Il sergente nella neve”?), Dino Campana (2 poesie tratte dai Canti Orfici), Erri De Luca (altri 2 magnifici brani: “Il prigioniero Ante” e “Sputi” che dà il nome all’album”. Poi ci sono ancora Biagio Marin e Giacomo Noventa, Ernesto Calzavara e Marco Paolini stesso. Come dire: una mezza dozzina di poeti.

E il livello resta sempre altissimo, anche quando, come nella canzone omonima, “L’Altissimo” di Marco Paolini, il gusto per lo sberleffo e per il teatro è predominante. Ma come dimenticare la trilogia dedicata all’acqua? “Due parti di idrogeno e una di ossigeno”, la goduriosa “Mare Adriatico” e “La regola acquea”, che poi era il nucleo base da cui è partito il progetto.

Un progetto, stando a quanto raccontano i diretti interessati, nato un po’ per caso, da un incontro casuale alla manifestazione “Appunti partigiani” del 25 aprile dello scorso anno al Paolo Pini di Milano, dalla voglia di fare qualcosa insieme. Dalla preparazione di uno spettacolo, “Song 32”, per il quale sono stati scritti e dispersi tonnellate di materiale, improvvisato e mai registrato (e quindi perduto per sempre) e dallo spettacolo in poi è maturata la scelta di farne un disco. Che non è uno spettacolo teatrale. E’ un disco che vive di vita autonoma, anche se a me piace stare rintanato in una ideale platea dell’anima, nella sala scura e solitaria, intento a non perdermi neanche i respiri che Paolini prende.

Marco Paolini offre il meglio di sé in “Re Federico” e “Domani è lunedì” sotto il profilo dell’intrattenimento e nei brani di Erri de Luca sul versante serio. Ma il controcanto che offre su “Sette fratelli”, quando si limita a dire i nomi dei sette e arrivato all’ultimo il più giovane, cambia la scansione del nome in un urlo. “Ettore, Ettoreee vie’ a casa: i fassisti!” è il momento riservato ai brividi. Al Mantova Musica Festival l’esibizione di Marco e i Mercanti è stata salutata da un diluvio di applausi e dalla richiesta di fare un brano in più, da parte di una platea che non voleva più farli andare via.

Gli autori del lavoro minimizzano, affermano che è un prodotto quasi in presa diretta, che la musica è grezza e che a loro sarebbe piaciuto di più farne una registrazione dal vivo, ma non credetegli: giocano a quel tanto di modestia che in questi casi ci vuole. I Mercanti stanno già preparando un disco in proprio, Marco Paolini tornerà a fare l’attore a tempo pieno e la collaborazione potrebbe chiudersi qua.

Insomma, 54’32” di grande musica, grande teatro, grande poesia. Se vi sembra sia poco non so cosa si possa offrire di più.

Marco Paolini e Mercanti di Liquore
Sputi

Musica Mezzanima - 2004
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Ultimo aggiornamento: 01-04-2004

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