| Il
Cil da l'Irlande
di Giorgio Maimone
Alzi
la mano chi non ha pensato almeno una volta "la musica celto-folk
ci ha sfracanato i coglioni!" So quindi di rischiare di essere
preso a morsi parlando di un disco che in alcuni momenti assomma
tutti i lati negativi di questo tipo di musica. Epigoni dei Chieftains
e Chieftains stessi, per intenderci. Ma il disco della Sedon Salvadie
conserva comunque una somma di validità tali per cui si può
passare sopra il fastidio di alcune gighe troppo insistite. Il progetto
è sponsorizzato (e prodotto) da Massimo Bubola che di suo
ci mette il titolo ("Il cil da l'Irlande", vi ricorda
niente?), il proprio violinista (Michele Gazich), la propria voce
e quella burbera e gentile di Luigi Maieron. Ne esce fuori un connubio
tra musica d'autore e musica dì impianto strettamente folk
con alcuni momenti emozionanti .
La Sedon Salvadie è attiva
da almeno una ventina d’anni ed è tra i promotori del
Folkest, il famoso e bellissimo festival di musica
popolare (ma non solo) che si tiene tutti gli anni in Friuli. Dall’incontro
con Bubola è uscito questo disco omaggio all’Irlanda,
ma in realtà altrettanto omaggio alla musica della loro terra,
con alcuni compagni di viaggio. Oltre i già citati ci sono
i Chieftains al gran completo sotto la regia di
Paddy Moloney, i fiati del cantore asturiano Carlos
Nunez, l’arpa celtica di Vincenzo Zitello,
la voce, la chitarra e due canzoni di Ed Schnabl,
cantautore austriaco di Villach, paese di frontiera, appena oltre
il valico di Tarvisio.
Il disco propone una canzone di intensa bellezza
che è “Done Mari” (Signora madre)
che si dipana tra il suono dell’arpa di Zitello e il violoncello
di Vincent Tavoletta, finché non entra la voce di Luigi
Maieron a farne poesia pura. E’ un distillato che
da solo vale il prezzo del cd. Malinconia struggente, parole calde
comprensibili solo nella traduzione riportata sul (bel) libretto.
Un canto nuziale: una figlia che parla con la madre prima di sposarsi.
Tema classico, ma grandissima canzone. Il secondo punto più
alto coincide (oh, guarda caso!) con un altro intervento di Maieron:
Dapit da cjere (Land’s end), una delle due
canzoni di Ed Schnabl. Prima canta Schnabl in inglese
con voce profonda e sicura, nel finale di aggiunge Maieron con due
strofe in friulano. La canzone vola alto sempre, benissimo sottolineata
dal violino di Dario Marusic, che ne cura l’arrangiamento.
La seconda perla. Resta “Il cielo d’Irlanda”,
la stranota canzone di Bubola che ormai abbiamo
ascoltato in tutte le salsa. Bella sì, ma ... come dire ...
esce un pochino dalle orecchie! E il trattamento friulano col doppio
canto dello stesso Bubola (e per un veronese cantare in friulano
è una vera fatica, scrive Andrea del Favero
sulla copertina del cd) e di Maieron è inferiore alla versione
della Mannoia e anche ad alcune dello stesso Bubola.
Il resto, che è una buona fetta di disco, è repertorio
tradizionale: una gioia per alcuni, un limite insuperabile per altri.
Emblematica a suo modo di quanto detto (gioia o tortura) è
la lunga jam finale (11’33”) assieme ai Chieftains,
a Carlos Nunez e al coro femminile dei Vociofili
di Roveredo in Piano. O vi piace il genere o resta musica di difficile
digestione. A me? Resto sul bordo e ascolto.
La
Sedon Salvadie
Il Cil da l’Irlande
Eccher Music – 2003
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aggiornamento: 27-05-2004 |