| Enciclopedici,
teatrali, cantautorali: insomma, bravi
di Giorgio Maimone
L’estate
del 2004 è, in parte, dedicata ai risarcimenti. Ai dischi,
cioè, usciti da qualche tempo e che, per pigrizia, miopia
o incapacità nostra, non siamo riusciti a recensire prima.
Se ne parliamo è comunque perché pensiamo che valgano
e che sia sempre meglio saperlo. Per quanto in ritardo. Scraps Orchestra,
“Il Diavolo di Mezzogiorno” è uno di questi casi.
Hanno partecipato al Festivaletteratura di Mantova 2003 (e in quell’occasione
ho comprato il disco), hanno partecipato anche al Mantova Musica
Festival del marzo 2004, confermando di essere un gruppo tra i più
dotati e finalmente ne parliamo.
La
Scraps Orchestra è un grosso ensemble, come si usa di questi
tempi, che allinea 8 persone che suonano un po’ di tutto,
meglio se si tratta di strumenti leggermente eclettici: cello, banjo,
organetti, corno di bassetto, reperti solidi urbani (Scraps, non
a caso, significa “rottame”), piano a tamburo, annoverando
anche una persona nella formazione (Livio Mignoli) a cui viene assegnato
il ruolo di wedding and funeral promoter. “Il diavolo di mezzogiorno”
è il loro terzo disco, visto che il gruppo si coagula nel
lontano 1992 “per vestire di suoni le canzoni di Stefano
Boccafoglia” (piano, voce, organetti, fisa, piano
a tamburo). Dei due precedenti (“Naviga l’ego”
del ’97 e “Organi in movimento” del
2000) nulla so, non avendoli mai sentiti né trovati in giro,
ma questo è un ottimo disco.
La Scraps Orchestra
ha un’impostazione smaccatamente teatrale, ma questo è
un assoluto pregio e non un difetto. I testi vengono porti, quasi
come una sottile forma di recitato e spaziano da episodi ironici
(“Il mercato delle ossa di Pechino”)
ad altri più densi (“Mal d’Africa”)
e proprio partendo dai due brani citati si notano anche le influenze
musicali, vagamente enciclopediche, ma nell’ambito di una
catalogazione meticolosa del mondo della canzone d’autore
italiana. “Il mercato delle ossa di Pechino” è
assolutamente Capossela, più Capossela dello stessoVinicio,
mentre “mal d’Africa” veleggia sulle stesse rotte,
ma proprio le stesse identiche di Ivano Fossati. E anche qui è
difficile distinguere la copia dall’originale.
Che poi di
copia non si tratta, ma di ispirazione, di tributi pagati ai “maggiorenti”
del cantautorato nazionale (anche De Gregori e De Andrè vengono
abbondantemente ricordati). Diciamo, scherzando, che è “il
pizzo” che si deve pagare per farsi conoscere (ma non riconoscere)
sul mercato. Il tutto, ovviamente, fatto con classe assoluta e con
ottima gestione dei temi e dei testi trattati. “On.
Matteotti, socialista (il falco alla colomba)” è
un gran pezzo d’autore, dedicato a chi sosteneva che in Italia
sotto Mussolini gli avversari politici al massimo facevano “villeggiatura”.
Ascoltatelo.
Scraps
Orchestra
"Il diavolo di mezzogiorno"
Manifesto Cd - 2003
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aggiornamento: 09-07-2004 |