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Le BiELLE RECENSIONI
Roy Paci & Aretuska: "Parola d'onore"

Che palle quest'allegria forzata! Prima si batte il piede e poi si sbadiglia.
di Leon Ravasi

Testi meno che dilettanteschi, di quelli che a una gara per parolieri inespressi si collocherebbero al penultimo posto. E tra i colpevoli di tanto scempio c'è anche Diego Cugia, che credevamo capace di qualcosa di meglio! Una sezione ritmica granitica, ma così granitica che non c'è un solo brano che suoni diverso dall'altro, soprattutto come logica percussiva (una nota di demerito personalizzata per l'incrollabile coerenza a Alessandro "Jah Sazzah" Azzarro, accreditato alla batteria, ma Josh Sanfelici, basso e co-autore di un buon mazzo di canzoni ne porta quasi altrettanta responsabilità). Se aggiungiamo una voce non memorabile e qualche brano del tutto dimenticabile, cosa resta? Un'
epica "stroncata"? (Avete letto bene, non c'è la "z"!)

No, la stroncatura non è completa (e non acquista nemmeno la zeta) perché, presi singolarmente, ci sono dei brani salvabili. Siamo nell'ambito della "Campari Mixx Music" al 100%, musica digestiva che cerca di essere divertente e ogni tanto anche intelligente. Obiettivo fallito, quest'ultimo. Mentre invece, anche se la noia prevale più si avanza nei solchi, qualche canzoncina, presa a sé, è anche divertente. E il fatidico e faticosissimo ritmo in levare, sulla distanza dei 3-4 minuti lo si può ancora tollerare. "Boca dulza", ad esempio, è più che gradevole e anche l'iniziale "Supereggae stereomambo" si lascia ascoltare, mentre "Anna" è una buona canzone (e potrebbe essere ancora meglio con un uso meno stereotipato della ritmica). E "Pizza e sole", pur nella sua banalità, potrebbe divertire.

Roy Paci è una sorta di icona di un certo modo di fare musica; trombettista emerito ha alle spalle 212 (!!! Ipse Dixit!) partecipazioni a dischi di altri, oltre a una discografia personale che si avvia ora, di un botto solo al capitolo quattro e cinque (in contemporanea è uscito anche il progetto "Corleone", più virato verso il jazz e, per certi tratti, più sperimentale, al di fuori dei territori sicuri del rock-steady). La carriera di Paci è difficile da seguire, caratterizzata com'è da un percorso a zig-zag e da compagnie tra le più varie: dai Mau Mau, con cui è stato per 8 anni a inizio carriera, a Teresa De Sio, dai Persiana Jones a Vinicio Capossela, Dagli Arpioni a Pieraccioni, da Manu Chao a Fiorello (suo compaesano, di Augusta in Sicilia e suo "traghettatore" nei mari alti della televisione e dello star systems).

Perché, a suo modo, Roy Paci è una star. Non è un povero suonatore di reggae siciliano che fatica a tirare la pagnotta. Ha un etichetta discografica propria (la Etnagigante), una label per produrre tanti gruppi siciliani, ma non solo. Due sono la serie: la serie Lava con la musica solare dello ska e del reggae e la serie Magma, con la musica elettronica e di ricerca. Non è destinato Roy a palchi subalterni o alle vie difficili dell'emergere per merito. C'è della genialità e c'è del metodo, ma c'è soprattutto tanta furbizia nel suo procedere. Anche quando si imbarca in un progetto come quello di Banda Ionica ("Matri mia") , intrapreso assieme a Fabio Barovero dei Mau Mau, che raccoglie le più importanti marce funebri del sud d'Italia, riarrangiate per una banda di 25 elementi. Un disco che raccoglie un tripudio di lodi, ma col sospetto che pochissimi lo abbiano ascoltato davvero.

E così, assieme agli Aretuska (band che riprende l'antico nome di Siracusa - Aretusa - per arrivare, come di tradizione per le band di questo tipo, ad un suffisso in -ska), dopo "Baciamo le mani" del 2000 e "Tuttaposto" del 2003, esce ora con questa "Parola d'onore", destinato a scalare rapidamente le classifiche di vendita. La formazione nel frattempo è radicalmente cambiata (credo che non resti nemmeno un membro degli Aretuska originari) e annovera Marco "Scalabrino" Calabrese alle tastiere, Giuseppe Siracusa alla chitarra, Gaetano Santoro al sax, Giorgio Giovannini al trombone, Luca "Rude" Lombardo ai sampler e i tre già citati. Azzaro, Sanfelici e il leader.

Ma veniamo al capitolo più dolente: i testi. Iniziamo, purtroppo, con le due ospitate di Diego Cugia, che mi auguro fosse bevuto al momento in cui gli è toccato scrivere frasi di alta letteratura come le seguenti: "Io ho molto pianto e molto sorriso / ora il destino lo invento da me / questo è l'enigma del paradiso / sarai il mio viso se entrerai in me", una banale rima concatenata per un brano allegro, ma del tutto privo di senso ("Viva la vida"). Ma più oltre si fa di peggio: "passano gli anni, i giorni, le ore / ma il nostro amore non passerà". Olè! Che fantasia sublime!

Se vogliamo "Shock politik" è peggio, anche perché molto più noiosa: "Vivo in mezzo alla gente / e quindi penso la crisi a Occidente / e allora volto lo sguardo a Oriente / mi si incrociano gli occhi e mi si intorpida la mente / grido e sono cosciente / e non rimpiango l'imperialismo invadente / e poi c'è troppo capitalismo emergente / e tra Oriente e Occidente / la mia scelta è indifferente". Siamo passati alla rima baciata, alla demenza pura e a un notevole contributo culturale al dibattito sulle due civiltà. Complimenti! Il trio d'autori (che ci si sono dovuti mettere in tre per tirare fuori questa cagata) è Paci/Sanfelici/Cugia. E spero sempre che Cugia abbia curato solo la punteggiatura!

Ma i momenti bassi non sono tutti qui: "Up and down" è da dimenticare e noiosissima suona "Nesci lu solu". "Waht you see is what you get" e "Pizza e sole" fanno il verso a Carosone, ma l'effetto è quello di vedere su scala internazionale l'italiano ridotto ancora al mito della pizza/spaghetti/sole/mamma/mandolino. Canzoni-cabaret di cui non si sentiva la mancanza. C'è anche una cover di Domenico Modugno, "Malarazza", che sta in piedi, ma resta migliore nella versione originale.


Roy Paci & Aretuska
"Parola d'onore"

Etnagigante - 2005
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 16-04-2005

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