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Le BiELLE RECENSIONI
Ennio Rega: "Concerie"

Magnifici quadri d'autore sotto la spinta di una big band
di Giorgio Maimone

Ennio Rega. Un nome da segnarsi. “Concerie”. Un disco da ascoltare. Basterebbero le prime due canzoni: “Terrone” e Michelina”. Cariche come molle, intense e vive per desiderare di ascoltare tutti i brani, ma il prosieguo non delude e la “Ballata dell’accoltellatore” richiama in qualche modo temi e ambienti del De André di “La ballata del Michè” (valzer, fisarmonica e ambiente carcerario compresi). Ennio Rega non è per niente un banale. E quindi può non piacere. Può essere difficile da seguire, in qualche passaggio anche scostante. Diciamo che non è un disco da ascoltare in sottofondo o da passare sulle radio di musica gastronomica. Le influenze sono tante, ma risolte in un amalgama personale. Note caratteristiche: una grande voce e una strumentazione di rilievo. Altra nota: un co-produttore che è una garanzia, ossia Roberto Colombo.

Roberto Colombo
è nel giro Patty Pravo e Pfm, prima di mettersi in proprio per due dischi, di cui uno storico: “Sfogatevi bestie” che conteneva “Sono pronto” ossia la sigla del notizia di “Canale 96”, la più antica radio libera (ma libera veramente) della sinistra milanese. Dopo “Botte da orbi” del 1977 e “Astrolimpix” del 1980 (con Mark Harris), si dedica solo alla produzione e qui la lista è lunga: Alberto Camerini, delle Orme, dei Matia Bazar, Antonello Ruggiero (sia detto per inciso, sua moglie), Genialando, Paolo Milzani, Morgan, Ivan Cattaneo, Le Orme e ora Ennio Rega. Il quale a sua volta non è al primo disco: il primo si intitolava “… due passi nell’anima del sorcio” del 1994 e prodotto sempre da Roberto Colombo.

Ma prima ancora, ventenne, Rega (che allora si chiamava col suo vero nome Ennio Venturiello) entra in contatto con due figure mitiche: Vincenzo Micocci della IT e Lilli Greco, accomunati dal fatto di essere entrambi finiti in canzoni (“Lilli Greco non capisce” cantava De Gregori in “Marianna al bivio”, mentre a Micocci andava peggio. Era il Vincenzo di “Vincenzo io ti ammazzerò di Alberto Fortis). Ennio, invece, non finisce nelle mani dal gatto e della volpe e ritarda il suo debutto di qualche anno. Da metà degli anni ’90 si dedica prevalentemente alla produzione di musiche per il teatro, finché a maggio del 2004 esce col suo secondo disco: “Concerie”.

Ed è di questo che siamo qui a parlare. L’impianto teatrale di Rega si sente tutto ed è accentuato dalle “amichevoli partecipazioni” di Flavio Bucci, Massimo Venturiello, Giulio Brogi che leggono alcuni ritagli da brani inediti dello stesso Ennio. L’effetto è di grande suggestione. Ma che musica fa Rega? Oddio, che domanda difficile! Non saprei davvero dire. Ci sono elementi jazz, c’è una grande cura del testo, porto, proposto, urlato, recitato. E’ canzone d’autore di sicuro. Ricorda un po’ lo Jannacci degli inizi (o dell’ultimo disco) e un po’, nel cantato, il grande Fred Buscaglione.

La formazione che affianca Ennio Rega (pianoforte, voce e cori) è la seguente: Pietro Iodice alla batteria, Marco Siniscalco al contrabbasso e basso elettrico, Lutte Berg alle chitarre, Paolo Innarella ai sassofoni e flauti, Denis Negroponte alla fisarmonica e sax alto, Roberto Colombo alle nacchere e coro.

Ma, insisto, l’interesse di queste canzoni è nella carica interna. “Rerè” è travolgente. Parole a 250 km/h e big band alle spalle a ritmo accelerato, quasi come un funerale di strada di New Orleans, rimescolato in salsa Bregovic. Coinvolgente. “Il grande” è uno di quei ritratti che piacerebbero a Jannacci: “L’ingegnere puzzava di mobilio dozzinale / ingiallito come un libro puzzava di scaffale / troppo a lungo si era conservato / in uno stile globalmente superato / Il grande lo rivestì in via Veneto / lo presentò alle banche per farsi fare credito / l’ingegnere prestanome che non batteva un chiodo / a sua insaputa da quel giorno / ha lavorato molto sodo”.

“Maddalena canterina” è invece una “canzone d’avventura coloniale / d’infame Africa italiana orientale”. Una perla infilata nella parte terminale del disco, dove precede la triste storia di “Zazzera gialla”. “Zazzera gialla scava solchi all’aurora / zappa viti d’agosto, labbra rosse di mosto / fiuta menta e radici quel fusto seccato / fuma biondo trinciato”.

Dovrei citare tutto, ma chiudo con “Avanti popolo”, traccia finale che viene a chiudere 56’11” di musica senza tregua, senza pausa, senza ripensamenti. Una musica che fila come un treno, racchiusa in 16 canzoni, tra cui non si avverte nemmeno la traccia di separazione tra un brano e l’altro. (“Ehi popolo distrutto/ sei lontano da tutto / neanche in un bar di periferia / ti trovo più, ovunque sei piccola borghesia”)

Rega è nato a Napoli, ma romano di adozione. Ogni tanto esagera a posare da teatrante, anima napoletana randagia, ma subito raccoglie i fili della sua immaginazione brillante e della sua facilità a raccontare storie che, volente o nolente ti costringono a seguirlo. Come dimenticare “Lo scemo dice”? O “Geremia blue note”? Non dimentichiamole. Rimettiamo il disco e ascoltiamole da capo. Ne vale la pena!

Ennio Rega
"Concerie"

Scaramuccia srl - 2004

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Ultimo aggiornamento: 16-12-2004

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