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Le BiELLE RECENSIONI
Radicanto: "Lettere migranti"

Cosa scrivere a chi parte o a chi è partito? Lettere di nostalgia
di Giorgio Maimone

Un gran bel disco passato più sotto silenzio di quanto avrebbe meritato. Ma forse questo è quello che si meritano i bei dischi, visto che i "brutti" hanno successo. "Lettere migranti", tre anni fa, era stato il classico album a sorpresa, che non ti aspetti e che ti coglie impreparato, di fronte a tanta dolcezza, a tanta classe, a tanto minuscolo splendore. Il punto di partenza è chiaro: ricordare a distanza quando gli emigranti eravamo noi e ripercorrere quel periodo, ora a parti rovesciate, tornato così tanto d'attualità, attraverso le canzoni. Ma non canzoni originali del periodo. Riscrivendo il materiale ora e utilizzando, come base per i testi, alcune lettere "vere" scritte da veri emigranti o emigrati o dalle famiglie agli emigrati.

Un bel lavoro di ricerca deve essere costata la preparazione all'ensemble pugliese, allora composto di nove elementi: Enzo Granella: voce, chitarre, charango, tamburello; Fabrizio Piepoli: voce, cori, chitarra classica; Giuseppe De Trizio: mandolino, chitarra classica; Vittorio Gallo: sassofoni; Pierpaolo Martino: basso elettrico, contrabbasso; Daniele Abbinante: batteria, shakers, sonagli; Adolfo La Volpe: chitarra elettrica, chitarra acustica; Maurizio Ranieri: pianoforte; Giovanna Buccarella: violoncello. Le canzoni, soprattutto le musiche, sono state composte in massima parte da Giuseppe De Trizio e poi da Piepoli, Granella, Gallo con contributi anche degli altri, ma i testi, in ben sei casi sono di "anonimo" che non è un decimo membro del gruppo, ma sta ad indicare il ricorrere a materiale popolare.


Musiche di oggi per pensieri di ieri, che però tornano pulsanti e vivi. Le sofferenze, le fatiche, lo sradicamento (e qui occhio al nome del gruppo, che invece è Radicanto!) di un popolo costretto dalla fame a lasciare territori, amicizie, legami, tradizioni per integrarsi (o disintegrarsi) nei riti, nelle culture, nei legami, nei rapporti di forza con un altro popolo. A volte si smarrisce la sensazione del nostro essere stati migranti, anzi, forse assieme agli irlandesi, uno dei principali popoli migranti nella storia dell'umanità. E le mete erano molteplici: l'America, certo, ma c'era anche la vicina Francia, il Belgio delle miniere, la Germania delle grandi industrie e, via via scemando altri posti, compresa l'Africa.

I Radicanto ricostruiscono questi viaggi, questi straniamenti, questi abbandoni, queste nostalgia con delicatezza e partecipazione: l'intensissima "Letteri che t'ammanne" parla delle "lettere che ti mando e che sono scritte piangendo" e la musica piange con le parole e la condolenza assume un tono alto che impregna tutto il brano. Condolenza, ma con dignità. Non ci si strappa le vesti, non ci si dispera: si soffre e basta. E in questo "soffrire e basta" (ma c'è un "e basta" per il soffrire?) sta tutta la dimensione della tragedia.

Gli interventi musicali sono mirati a costruire però un oggi, quell'oggi che rende chiaro il ponte tra i discorsi di un tempo e quelli di ora. E' musica che affonda nella tradizione in parte, riprendendo stilemi, ma non brani (se non in un caso, "Stella pianeta", l'unico brano interamente d'anonimo) e in parte cerca soluzioni più avanzate, con un bell'uso della pratica strumentale che risente di una qualche affinità con la pratica jazz, senza per questo essere jazz. Diciamo musica tradizionale rivisitata. La presenza strumentale e l'attitudine all'improvvisazione si sente soprattutto nelle code dei brani, che sono aperte a lunghe conclusioni dove si assiste solo al dialogare ben distinto e ben espresso dei musicisti, anche se i brani non sono mai lunghi (in un solo caso arrivano a 4'04").

"Le lettere dei migranti - scrivono i Radicanto _ erano e sono forse ancora piene di nostalgia, di smarrimento, ma anche di lotta e di speranza. Nel dare voce a tutto questo, intendiamo esprimere gratitudine ai nostri padri e grande rispetto per chi vive adesso la loro stessa esperienza di sradicamento".

Da sottoscrivere, totalmente. Un disco di nostalgia, ma anche un documento per pensare e per non smettere di ricordare, anche quando tutte le persone che fecero parte di quell'ondata non ci saranno più. Ma non pensate per questo a un disco algido o di solo documentazione filologica. Disco d'oggi, si diceva, a ponte sul passato e ricco di stimoli. Insomma, è un bel disco: dimenticatelo!

Radicanto
"Lettere migranti"

Cni - 2002
Nei negozi di dischi o sul sito CNI

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Ultimo aggiornamento: 14-11-2005

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