Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Orchestra di Piazza Vittorio: "Orchestra di Piazza Vittorio"

Doppia recensione per una patchanka etnica in forma di orchestra
di Giorgio Maimone e Giorgia Fazzini

Non è musica facile quella dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Né musica che colpisce a un primo ascolto. Il disco bisogna tenerlo lì, ogni tanto farlo andare, fargli fare le prove libere, fermarlo per i pit stop e poi lasciarlo girare a ruota libera. Potrebbe strappare la pole position nella vostro lista personale del periodo. La musica dell’Orchestra di Piazza Vittorio, ensemble multietnico di 15 musicisti, 11 paesi, 3 continenti, 8 lingue assemblato a Roma sotto la supervisione di Mario Tronco (Avion Travel), è musica di contaminazione e di confine. Tanti e differenti gli stimoli culturali proposti, tante e differenti le soluzioni ritmiche ed armoniche ricreate. La sensazione di fondo è di una musica in esperanto che cerca di valicare le strettoie della classificazione banale per impancarsi a improvvisazioni jazz, svisate folk, tuffi nella world music, accenti blues e ritorni a galla verso un mondo musicale dove i confini si fanno più tenui.

Difficile che la musica ce la faccia a prender distanza dal luogo e dagli umori in cui è nata. Questo disco non lo cerca, ma anzi proprio da una piazza dell’Esquilino, in Roma, prende nome, idiomi e pluridentità.
E chi conosce Piazza Vittorio, "centro nevralgico del nuovo mondo" fra stazione Termini e Piazza San Giovanni, raccoglierà con particolare gusto e piacere questo frutto saporito e fresco. Piazza Vittorio è infatti un luogo di incontro multiculturale - con le frizioni e gli stimoli del confine, con la porta spalancata del sanguemisto, delle iridi cangianti, del doversi saper arrangiare (che è sempre una grande scuola - aguzza l'ingegno, stappa gli orizzonti). In Piazza Vittorio la minoranza è italiana, fra un negozio cinese, un fiorista indiano e una bancarella senegalese.
E, splendida conseguenza, quest’orchestra è un progetto nato sulla base della passione, di una buona idea, sulla voglia di fare musica e sul divertimento dello stare insieme. Dentro c’è l’Italia di Mario Tronco, capomastro della bottega, e con lui India, Tunisia, Cuba, Stati Uniti, Marocco, Ungheria, Ecuador, Argentina, Romania, Senegal e un poco d’altra Italia ancora. Tutto insieme senza che l'effetto sia da polpettone, bensì mantenendo le singole caratteristiche in evidenza, deducibili all'interno dell'amalgama, peraltro ben riuscito e rotondo. Ogni tradizione di quei mondi emerge a suo modo, dalle castagnette e le tabla alla tromba, dagli archi alle tante percussioni, dal sax al cymbalon, da voce a voce. Su tutti, da sottolineare l’oud di Ziad Trabelsi e il contrabbasso di Pino Pecorelli, il primo solista di razza e il secondo insostituibile (e legittimata) spina dorsale.
Insomma, una minestra buona e in cui riconoscete tutti i - precisi, curiosi, vividi - ingredienti.

Non tutto funziona a perfezione: in fin dei conti è pur sempre un’opera prima, anche se l’Orchestra si ‘ costituita nel 2002, e di ambizioni più che discrete (in buona parte rispettate), ma è disco che cresce di ascolto in ascolto nonostante trovi le sue parti meno coinvolgenti proprio ai due corni estremi, all’inizio e in coda. All’inizio l’intro alla Suite Ninderli è esageratamente timido per durare 2’49”. Con l’inizio vero e proprio della suite e l’ingresso convincente delle percussioni il brano e il disco tutto salgono decisamente di tono.
Verso la fine, nonostante il disco sia “corto” solo 43’58”, emerge un po’ di stanchezza e chiudere con un brano solo vocale in lingua araba ( i cantanti sono due tunisini, a cui, a volte, si aggiunge un ecuadoregno) non mi pare, per così dire, “un’idea di marketing vincente” (si notino le virgolette). Per il resto “Sahara Blues” e “Mambo de Machachuai” sono i brani più interessanti e coinvolgenti.

Tutto ciò suona (..) terribilmente retorico, me ne rendo conto, ma è così. E nella fattispecie, è che al tastierista degli Avion Travel quel giorno sull'uscio di casa è venuto il fulmine di far sì che il bendiddio di incrocio culturale che vale quella zona, provasse a unire e riunire i nodi, per diventare un tappeto su cui sedersi comodamente - tutti quanti.
Così ha propagato la notizia che stava cercando di formare un'orchestra (assolutamente “popolare”, aggettivo io), e gli han risposto in tantissimi, tanto che ha fatto una fatica bestia a sceglierne un numero fisiologicamente possibile (oscillante fra i 15 e i 20 elementi), perché nella capitale di musicisti professionisti dagli zigomi stranieri ce n'è una valanga.
Di lì son venute le prove, nella sala seminterrata del Piccolo Apollo, antro fertilissimo del motorino culturale Apollo 11 (che compare come edizioni del disco) cui s'arriva dopo qualche corridoio e scalino, varcata la porta dell'Istituto Galilei (una scuola, yes) svuotatosi di alunni. Stanzona dalle pareti scrostate - su cui compare l'ormai famigerata scritta "Orchestra di Piazza Vittorio" (di diritto foto-copertina del disco) - che farci un salto la sera, per un film, concerto o incontro, ristabilisce un buon livello di respiro e coscienza. Perché è uno di quei posti dove la cultura viene tenuta in circolo per sorriso, piacere e intelligenza. E non è affatto un caso che sia germogliata a Roma, la città probabilmente più fertile e attiva dell’Italia di oggi.

Un ricordo proprio per i lettori meno giovani: alcuni passaggi del disco mi ricordano, specie nelle soluzioni ritmiche adottate, i vecchi Aktuala di Lino Capra Vaccina, autori di un paio di dischi etno-mediorientali a metà degli anni ’70, in anticipo di almeno 10 anni sulle tendenze che avrebbe improntato la musica da Fabrizio De André (“Creuza de ma”, che lo si voglia o no, punta più alta e capostipite di un tipo di musica che andava riscoprendo, in un nuovo sincretismo, le comuni radici mediterranee. Sia lode anche a Mauro Pagani) o Peter Gabriel in poi.
Il rincrescimento, ovviamente, è per l’assoluta impossibilità di comprendere le liriche cantate e quindi non poter esprimere alcun parere al di là di quello musicale. Forse non era troppo chiedere a un disco prodotto e concepito in Italia, uno dei primi esempi di contaminazione multietnica da parte di stranieri stanziali sul nostro territorio, che anche alla nostra lingua venisse riservato un suo spazio all’interno del progetto.

Il mio consiglio è quello di comprare il disco ad un loro concerto (hanno l'agenda piena, non farete difficoltà a beccarli), sull'onda dell'energia deflagrata e condivisa; ovvero acquistandolo non come strumento di una nuova conoscenza ma come documento di un'avventura: per ritrovarne, comodamente a casa, i suoni e lo spirito col viaggio tatuato sulla pelle (bruna). Altrimenti, compratelo comunque lo stesso, ci mancherebbe; ma il supporto rende giocoforza in maniera minore, ed è un peccato correre il rischio di farsene un'idea imprecisa e piccola, perché il potenziale di coinvolgimento è invece sinceramente - liberamente - travolgente.
E la volta che andate a sentirli, fate pure un salto a salutarli: vedrete il senso del progetto sulla faccia di ciascuno - avrà la forma di un sorriso enorme, di chi partecipa ad una famiglia bella come un regalo.
Conferma ve la possono dare le numerose guest star che di volta in volta si uniscono all’avventura, da Francesco Di Giacomo a Fausto Mesolella, da Michele Ascolese a.. a Demetrio Stratos, ci verrebbe di aggiungere, cui Tronco dedica il disco e che non facciamo fatica ad immaginare bendisposto all’idea. E se Mario dice che la musica italiana degli anni Settanta gli ha reso la vita migliore, beh, noi diciamo che l’Orchestra di Piazza Vittorio contribuisce a far sperare che in Italia una nuova era nella musica (ma non solo) possa finalmente prender piede, di nuovo – perché di novità il nostro paese può esser capace, basta smettere di lamentarsi e fare, provare, volere.

A testimoniare visivamente l’avventura, uscirà fra un po’ al cinema “Prove d’Orchestra”, ‘documusical’ che racconta la storia di questa scommessa musicale e umana (“l’Orchestra è la prima in Europa nata con l’auto-tassazione di alcuni cittadini che stanno cercando di creare dei posti di lavoro e relativi permessi di soggiorno per eccellenti musicisti provenienti da tutto il mondo e ora di fatto nostri concittadini”).


L'Orchestra di Piazza Vittorio
"L'Orchestra di Piazza Vittorio"

Apollo 11 - 2004
Nei negozi di dischi

Ascolti collegati

Ultimo aggiornamento: 20-07-2004

HOME