Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Mauro Pagani: "Creuza de Ma 2004"

I miracoli si ripetono: "on the Creuza again"
di Giorgio Maimone

Quello che non ti aspetti. Le magie possono essere riproducibili. Creuza de Ma, l'originale, quello con Fabrizio De André per intenderci, è il disco imprescindibile della nostra canzone d'autore: una magia per l'appunto, dove testi, musiche, canto, ispirazione, strumentazione, respiro e idee hanno danzato alti nel cielo, sospinti dalle benevole divinità che presiedono ai venti e ai mari che hanno congiurato concordi perché ne uscisse un capolavoro. Ma i capolavori, vizio nostro, siamo abituati a vederli immoti, museali, non modificabili. E poi dove toccare "Creuza" che era già un capolavoro di equilibri reciprochi? C'era il rischio che a toccare crollasse una parte dell'edificio e trascinasse nel crollo le altre parti. Ma questo non è avvenuto. Il cemento, la malta che consente a "Creuza 2004" di stare in piedi e di reggere il confronto con l'illustre antenato è l'affetto.

Mauro Pagani è stato altrettanto papà che Fabrizio De André per la nascita di "Creuza de Ma 1984", anzi l'idea originaria e la passione per gli strumenti musicali dell'area del mediterraneo e per le musiche differenti dalla tradizione occidentale è senz'altro prima in Pagani che in Fabrizio, come dimostra anche il primo album da solista del nostro "Mauro Pagani" del 1978, già "contaminato" degli stessi suoni che innerveranno "Creuza". Fabrizio ci ha messo il coraggio e la passione per dare una svolta così radicale alla sua consolidata poetica, la voce e i testi. Ma il prodotto è stato davvero un'alchimia di fattori comuni tra i due personaggi.

A distanza di vent'anni, "che sono un mucchio di tempo" come dice Pagani, "Creuza de Ma" torna in campo, sul lettore dei cd. Non è stato un cammino lungo, perché la polvere non aveva mai fatto in tempo a posarsi su un disco di tale spessore. I suoni, i testi e i contesti continuano ad apparire assolutamente attuali. Per tornare sui suoi passi, on the Creuza again per l'appunto, Mauro ha scelto di non rifare il De André. In primo luogo perché non è possibile, in secondo luogo perché non sarebbe giusto. Ad un arrangiamento altrettanto ricco dell'opera originale ha accompagnato un canto diversamente modulato, spostato su registri più acuti che meglio si addicono alla sua vocalità e chiedendo i giusti piccoli aiuti dagli amici.

E così, accanto alla band che lo ha supportato, in parte nella registrazione dal vivo a Siena in occasione del concerto a Creuza dedicato e in parte in studio (Giorgio Cordini e Mauro Di Domenico alle chitarre, bozouki, mandolino, Joe Damiani alla batteria e percussioni,Max Gabanizza al basso, Eros Cristiani alle tastiere, Gavino Murgia al sax e ai fiati) alle voci compaiono in momenti diversi Andrea Parodi (ex Tazenda), Elena Nulchis, Patrizia Rotondo e Cristina Lanzi (degli Andhira) ai cori, Mouna Amari e Emil Zhrian come voci soliste di "Sidun" (il dolore di una madre e di un padre per la morte di un figlio proposto, alternato, da una voce araba in lingua araba e da una voce israeliana in ebraico. Toccante ed efficace. Mancava solo la voce di Fabrizio e le lacrime sarebbero scorse a fiumi).

Mauro per sé ha tenuto il canto in tutti i brani, il bouzouki e l'oud, tornando solo in un'occasione alla vecchia passione per il flauto ("A pittima"). Il disco ripropone tutte le canzoni di "Creuza" con un differente ordine di scaletta e intervallate da "quattro corpi parzialmente estranei": un introduzione solo voce e tastiere (Emil Zhrian), una "Cantigas de amigo" che doveva entrare in Creuza originale e poi, per uno strano giro della sorte è finita nella colonna sonora del film "Sogno di una notte d'estate", curata da Pagani, come lo era stata la versione teatrale. Il brano si intitola "Quantas Sabedes", il testo è di Martin Code, cantore galiziano del XIII secolo e musicata nell'81 da Pagani: "Il brano finì quasi per caso altrove, arrangiato diversamente, suscitando brontolii e malumori del buon Faber: ammenda fatta" (Pagani). E meno male! Il brano è di una bellezza maestosa, perfettamente in linea con il resto del materiale del disco e con il pregio di suonare assolutamente nuovo alle nostro orecchie.

Le altre due interpolazioni sono "Megu megun", che in buona parte era già stata assemblata durante le sessioni di Creuza, ma non inserita nel progetto perché non ultimata. E' stata così la prima canzone a finire nelle "Nuvole". L'ultimo pezzo, che è anche quello che chiude il disco ("Neutte") ha una storia strana a sua volta ed è quasi un inedito ("anche se Fabrizio non lasciava mai cose a metà") e Pagani ne racconta la storia così: "Questo bellissimo frammento di Alcmane è stato una ricorrente in molti dei nostri quaderni in quei giorni, insieme ad altri versi di poeti greci e arabi che volevam tradurre in genovese e musicare. Per mille motivi, soprattutto per pigrizia, non iniziammo mai: questa mi sembrava una buona occasione per provare a finire almeno il primo. La traduzione vanta la fondamentale collaborazione di Vittorio De Scalzi e Luciano Bennati".

Resterebbe da dire quali dei brani assomiglia di più all'originale e quale mano: "A dumenega", decisamente accelerata, sembra un'altra canzone, ma è ancora più godibile, di sicuro più allegra e "cialtrona" in senso buono. "Da me riva" è molto simile, tranne che nelle voci e le altre, più o meno seguono sempre tracce personali all'interno del rispetto della fonte. Ma il bello è che questo disco si presta a due ascolti: quello del ricordo e quello del presente. E tutte e due sono ascolti vincenti. Il capolavoro è tornato!

Mauro Pagani
"Creuza de Ma 2004"

Officine meccaniche /Edel - 2004
Nei negozi di dischi

Ascolti collegati

Ultimo aggiornamento: 28-10-2004

HOME