| Inciampare
in un disco e trovarci un tesoro
di Leon Ravasi
E’così bello inciampare nei dischi per puro caso! Lasciarsi
trascinare da una fotografia, da una grafica azzeccata, dalla confezione.
O anche solo dal fiuto. A volte, come in questo caso, dalla passione
per i lupi. Il lupo, nel senso di lupo solitario, di lupo grigio,
di Akela, di “richiamo della foresta”, ma anche di Balto,
mi è sempre appartenuto. È il mio animale sciamanico.
E quando ci si fa trascinare dalle suggestioni è difficile
sbagliare mira. “I luf” (“I lupi” secondo
la vulgata lombarda) sono una piacevolissima scoperta di …
stamattina. Troppo bello il disco ("Ocio ai luf") per
lasciarlo appassire negli scaffali di Buscemi. Una sola copia poi.
Ora o mai più. Ora.
E
il disco ricambia le attenzioni e si dispiega. Introduce con dolcezza
il tema, entra sotto pelle con un denso coro polifonico e poi come
nebbia si spande tutt’intorno. “Occhio al lupo che viene
dal Giogo/ non ride e se è arrabbiato morde”, prima
di dare il via alle danze che entrano con maestria per non mollarti
nei dodici solchi a seguire.
Ma
chi sono “I luf”? Un po’ troppo “manici”
per venire dal nulla. Troppo accurati gli arrangiamenti, fini i
giochi di rimando, complesse le strutture per un gruppo di dilettanti.
Non è combat-folk, non è punk-folk, è musica
popolare fatta come dio comanda. E infatti scorrendo i nomi si trovano
molte vecchie conoscenze: Angapiemage Galiano Persico, il violino
di Davide Van De Sfroos, Davide “il mitico Billa” Brambilla,
anima musicale di “E semm partii”, Lorenzo Monguzzi
dei Mercanti di Liquore, l’arpista Vincenzo Zitello e la guida
dei lupi, Dario Canossi, chitarra, voce, autore delle musiche e
dei testi, anche lui un passato con Van De Sfroos.
Siamo in quei dintorni. Uso del dialetto, di stilemi folk, impiantati
su un anima rock, ma con significative variazioni. Il dialetto,
ad esempio, compare e scompare. La maggior parte dei brani sono
in italiano. In secondo luogo il dialetto utilizzato è il
“camuno” della Val Canonica, anche se il gruppo risiede
a Oggiono (Lecco), paese di cui Canossi è vice-sindaco. Siamo
sempre dalle parti del Lago di Como dove, da qualche anno in qua
fioriscono i talenti. Terza variazione: musicale.
Se Van De Sfroos tira di più sull’America, qui siamo
dalle parti di un folk più ortodosso che sa di atmosfere
celtiche e di calori italiani. Quarta differenza: i testi. “I
luf” puntano su un versante decisamente più politico
rispetto al Van, che peraltro li apprezza e parla bene di loro anche
a Radio Padania, confermando di essere un ingenuo fuori dai giochi.
I luf cantano: “e per un pezzo di pane e una buona canzone/
potremmo anche farla la rivoluzione”, “la rabbia dei
nostri cuori è tutta chiusa nei nostri pugni/ Sangue, sangue
e sangria/ Viva Ramon, okkio alla polizia”, “Occhi di
volpe, comunista, rimbalzò sul mio tamburo. Rise di rabbia
e di paura/ dimostrando di essere un puro”.
Tutti temi che agli ascoltatori di Radio Padania dovrebbero far
venire i capelli ritti e prurito al conto in banca. I Luf, infine,
sono un collettivo folk di buone speranze: “Abbiamo allargato
l'organico aprendolo a tutti quelli che hanno deciso di divertirsi
con noi, chi vuole impara i brani e quando c'è da suonare
chi c'è suona” si può leggere sul loro sito
(www.perspartitopreso.it). Insomma, capitasse, date loro orecchio.
Non sarà tempo sprecato. Ultima nota: per venire incontro
al consumo di musica giovanile, chi ha meno di vent’anni pagherà
il loro disco solo dai 5 ai 7 euro. Io l’ho pagato 14,20.
È facile calcolare gli anni, no?
I
Luf
"Ocio al luf"
Upfolkrock - 2003
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aggiornamento: 25-05-2003 |