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Le BiELLE RECENSIONI
Nomadi: "Corpo estraneo"

Il piacere di ritrovare compagni di strada
di Leon Ravasi

Un corpo estraneo può infilarsi in un occhio, un corpo estraneo può infilarsi in un dente, un corpo estraneo può esserlo all’interno della società. E, per finire, un corpo estraneo si può infilare in un orecchio e fare rumore, anche tanto rumore. I Nomadi, in questo caso, giocano fino in fondo il loro ruolo di corpo estraneo. E pensandoci bene, un po’ lo sono sempre stati, in 40 anni di carriera corsi sempre sulle “strade bianche” della musica italiana. “Corpo estraneo” è anche il titolo del loro ultimo lavoro. Che è un gran bel lavoro. Rock, grinta, rabbia, testi attuali e giustamente “incazzati”. Dio quanto mi piacciono le chitarra che sferragliano il giusto, le tastiere di Carletti sempre presenti, il treno ritmico che non recede di un passo. Springsteen? Ogni tanto l’illusione fa capolino.

Sui Nomadi e Carletti, in realtà devo fare ammenda. Irriducibile daogliano (nel senso di Augusto Daoglio) ho commesso l’errore di credere che l’epoca dei Nomadi si fosse chiusa lì. Qualche passo un po’ incerto del gruppo, alle prese con uscite, entrate e successioni, mi aveva rinforzato nell’errore (ma in realtà anche ai tempi di Augusto i Nomadi avevano seguito un percorso sghembo). Mi ero sbagliato. Carletti ha rimesso in piedi una carovana che funziona, adatta per attraversare i nuovi deserti, guidati dal vecchio nostromo ora sul ponte di comando, dalla voce di Danilo Sacco, dal basso di Massimo Vecchi, dalle chitarre di Cico Falzone (ormai un altro degli “storici”, visto che sta da tra lustri coi Nomadi), dalla batteria di Daniele Campani e da violino e percussioni di Sergio Reggioli.

Beppe Carletti ha scritto parole molto belle nella presentazione del disco: “Mi piace pensare che questo cd abbia gli stessi colori e gli stessi profumi dell'autunno, colori caldi ed intensi, sapori forti come il vino appena pigiato e perché no, anche un velo di nebbia. Sono undici canzoni inedite nate tra l'autunno 2003 e la primavera del 2004. Credo sia stato fatto un ottimo lavoro e comunque sicuramente un passo avanti senza tralasciare il cammino intrapreso, anzi, alimentandolo di nuova linfa e creatività”.

Scommessa vinta, per quanto mi riguarda. Dall’iniziale “L’ordine dall’alto” via via fino alla finale “La voce dall’amore” si susseguono undici canzoni in grado di emozionare e di coinvolgere. Che poi, in mezzo a tanta grinta, le mie preferenze più spiccate vadano anche a brani “morbidi” come “Stella cieca”, puro country o “Confesso" (eseguita con un quartetto d’archi) non toglie nulla al piacere che danno brani come “Essere o non essere”, tra i più “carichi” di grinta o “Stringi i pugni”, ancora più soda.

Insomma, i Nomadi hanno stamina e cellule grige, oltre ai capelli e galoppano a fianco a noi. “Volevamo fare un disco arrabbiato, visto tutto lo schifo che ci gira intorno in questo momento. C’è una tendenza a derogare e a non esporsi in prima linea. Consideriamo questo album come un nuovo inizi, un prodotto duro e tosto” scrivono ancora i Nomadi e noi sottoscriviamo, soprattutto quando dicono, poco oltre, “la rabbia si comunica meglio con le chitarre elettriche”. Rock & roll heroes un’altra volta sulla strada! E che piacere che fa ritrovare qualcuno che dica qualcosa di sinistra nei dischi e che non canti solo perché ha dei figli da mantenere!

Nomadi
"Corpo estraneo"

Wea - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 15-11-2001

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