| Salama
da sugo o cornflakes?
di Cosimo Pacciani
I
corn flakes hanno l'apparenza semplice delle cose sane e genuine.
Ma sono il risultato di un processo di produzione complicatissimo.
Dopo la salama da sugo, una delle più grandi invenzioni dell'uomo
ma, al contrario dell'insaccato lumbard, dentro I corn flakes sai
cosa ci puoi trovare. Sai quali sono gli elementi in gioco, la quantità
di sostanze utili e la loro % in termini di apporto giornaliero.
Per questo, da quando mi furono introdotti alla tenera età
di sette anni, sono diventati vitale introduzione alle giornate
di lotta, lavoro, fatica e sveglie antidiluviane.
Le
code belluine e insopportabili negli aeroporti italiani, nel caos
di un paese in avanzato stato di decomposizione, dai conti dello
stato, alla coscienza civile, diventano appena sopportabili solo
grazie agli zuccheri a rilascio lento, alle sostanze che mi fanno
forte nello schivare gomiti del vicino di aereo che discute di piani
finanziari di rilancio di acciaierie in crisi. Mi verrebbe da dirgli
che alla sua società la mia banca non darà mai una
lira, dopo aver visto la sua maleducazione nel pensare di non aver
nessuno a sedergli accanto. Bloody elbow. Oops, mi è cascata
l'acqua, mi scusi, prenda pure il mio tovagliolo verde. Uh, le ha
leggermente macchiato la camicia bianca. Cose della vita, cornflakes
e cornuti.
I dischi dei Negrita hanno questa costanza, questa
capacità. Di farsi sentire essenziali, utili, anche se mai
dei capolavori di originalità. Ma il segreto della loro musica
è proprio in quel che appare che non è comunque il
risultato di come la semplicità viene prodotta. Nel loro
ultimo dischetto (sempre poche canzoni, come mai? Come è
possibile che dischi stranieri viaggino ormai sulle 14-15 tracce,
con video, inserti speciali, canzoni dal vivo e quelli italiani
sian sempre stitici? Sono gli autori o le case discografiche? Ma
costa un tanto a brano incidere un disco? Vabbè, non facciamo
del massimalismo quantità vs. qualità) i giovani aretini
ripartono da dove eran appena arrivati nel disco precedente, "Radio
Zombie" (escludendo la raccolta di successi ed un
inutile brano sanremese).
Un altro piccolo passo di certezze di potenziali hit singles, canzoni
varie, con una leggera influenza brasiliana di Sale
che si adagia sulle atmosfere leggermente reggae di Mother.
Ma sempre nel rispetto di un pop rock italiano cristallino, raffinato
e ruffiano. Le chitarre escono come sempre a duettare, a rincorrersi.
In maniera non cialtrona, ma sempre in evidenza.
Che è
una bella cosa per un gruppo italiano avere queste code e queste
pennellate chitarristiche. Che siano loro I veri cavalieri elettrici
della scena soft rock nostrale? Si badi bene, soft non nel senso
di facile, ma nel senso di morbido, ben prodotto, melodico ed accattivante.
Anche se sanno esser capaci di girar le liriche e le canzoni in
maniere mai banali (beh, a parte Pocahontas di qualche anno fa...).
In fondo,
cosa si vuol chiedere di più a Pau, questo
ragazzone aretino, cresciuto in un ambiente dove la macchina che
possiedi e quanta contabilità in nero tieni sono l'espressione
della riuscita sociale? Ma Arezzo è anche la città,
giustappunto, o la regione, di Piero della Francesca, di Guido Monaco,
di Arezzo Wave e di Licio Gelli. E tutto questo, esser provincia
ma non in una maniera padana, ma tosco-tirrenica, alla fine ha calibrato
la musica dei Negrita. In potenza I nostri Rolling Stones, anche
se siam ben convinti che potrebbero benissimo accontentarsi di essere
i nostri Negrita.
Negrita
"L'uomo sogna di volare"
Universal - 2005
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aggiornamento: 04-02-2005 |