| Buone
novelle per Aria: è tornata Gianna
di Leon Ravasi
Che
dire? A me Gianna Nannini è sempre stata simpatica. Poi,
dopo questa autoidentificazione con Pippi Calzelunghe cosa manca
per farla assurgere al mito? Non tutto fila liscio all'interno di
"Aria". Ci sono episodi meglio riusciti ed altri che stentano
ad ingranare, ma su tutto spira un'aria (per l'appunto) di sincerità
che, ad esempio, faccio più fatica a ritrovare nell'ultimo
Ligabue. Gianna Nannini è uno dei pochi, pochissimi esempi
di rocker al femminile che abbiamo in Italia. Conviene tenersela
stretta, tutelarla come razza in via d'estinzione.
Quando poi, dopo qualche disco in tono leggermente minore, che facevano
temere un appannamento della cantante toscana, esce un buon prodotto
di rock robusto, urlato e giustamente "sudato" come
"Aria", beh, forse è il caso di dare corda
alle campane e annunciare a distesa la buona novella. Gianna è
tornata. "Aria evoca il bisogno di un cambiamento, di fantasia,
della voglia di prendere il volo" - ha spiegato Gianna
Nannini in un'intervista - "Questo è un disco che
si stacca da terra. "Aria" è anche il mio elemento,
visto che sono un Gemelli. Questo è un album che naviga tra
diversi elementi… Ma non va spiegato, va ascoltato…"
In effetti "Aria" è un lavoro
a più strati, uno sorta di millefoglie musicale. Tanti i
contributi dei cuochi pasticcieri: alle parole ha collaborato, come
è più che noto, Isabella Santacroce,
scrittrice pulp di buona fama, mentre alle musiche hanno lavorato
il trio catanese (l'album è stato registrato sulle pendici
dell'Etna) Gulisano-Marletta-Oliveri, mentre alla
produzione si sono alternati Armand Volker e Peter Zumsteg,
tandem già usato per "I maschi"
e infine il "noise computer" che caratterizza tutto il
disco, è nelle mani di Christian Lohr.
È un lavoro che prende, energico, sufficientemente creativo,
anche muovendosi su una tavolozza di colori non ricchissima (il
beat, il ritmo come chiave dominante), sufficientemente moderno
come suoni (qualche eco da discoteca lo si poteva anche limare)
, ben scritto (pur se con qualche crudezza ad effetto di troppo.
La mano della Santacroce?): "Fammi sentire il paradiso
gridare, sudate danze vorrei servire, elettriche stanze in cui godere,
regni dell'eros penombre di miele. Nel miele ti voglio assaggiare,
nel miele ti voglio penetrare" da "Mio",
oppure "Ed era tutto il niente che avevo dentro guardandoti,
hey grida agli occhi miei, quanto male fa arrendersi. Io non ho
amato mai l'eco di un addio senza musica" da "Meravigliosamente
crudele".
O infine: "Angeli di ali immobili, sopra roghi gravidi,
succhiami respiri ultimi e dopo mangiami", versi tratti
dal brano "Amore Cannibale".
Di sicuro una grande voce, potente, duttile, sensibile, con un fondo
di tristezza che lotta contro tutta l'altra energia per emergere,
ma che dona dei riverberi da anima ferita che tanto possono piacere.
"Aria", "Volo" e "Un
Dio che cade" leggermente sopra gli altri. Forse
"Dj Morphine" una linea sotto.
Gianna
Nannini
"Aria"
Universal - 2002
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Ultimo aggiornamento: 03-10-2002 |