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Le BiELLE RECENSIONI
Nada: "Tutto l'amore che mi manca"

Il mantra della sofferenza invischia e segna
di Leon Ravasi

Partiamo da una dichiarazione di Howe Gelb, leader dei Giant Sand e autore di “Classico”, il brano che chiude l’album (prima di due strazianti ghost track): “Nada ha letteralmente respirato vita dentro la canzone”. C’è tutto. L’intero album “Tutto l’amore che mi manca”, introdotto da uno scioccante cuore di pietra in copertina è un urlo di dolore protratto e continuato. Con l’ipnotica ripetitività con cui nei manicomi le parole si spezzano, rimbalzano, si frantumano e ricadono in pezzi, così Nada affronta, senza lucidità e con l’anima esposta come una ferita, il tema del dolore e della solitudine. Autrice dei testi e delle parole, la cantautrice toscana non ha paura di vivisezionarsi in pubblico, ma ogni frammento del suo dolore scava un solco nel nostro, parallelo.

Non è più un semplice ascolto. Sono invischiato nei ritmi cantilenanti, nei mantra di sofferenza che si dipartono a spirale dalla voce graffiata di Nada, dal suo ripiegarsi sommesso e cupo sopra le due o tre note che servono il tema della canzone, l’un per l’altra, perché tutto seguono strade tortuose e faticose. Ma la title track ha qualcosa in più sul piano del dolore che, forse, solo “Le mie madri”, la prima delle ghost track riesce a eguagliare. Appena un gradino sotto, nella scala Mercalli della sofferenza, si piazzano “E ti aspettavo”, “Chiedimi quello che vuoi” e “Asciuga le mie lacrime”.

Ma lo strazio dell’anima (e non dell’ascolto!) continua per tutto il disco, tanto che “Senza un perché” e “Ti troverò” arrivano quasi come due oasi di piacere a metà e a due terzi del viaggio e “Senza un perché” chiude anche il cd in versione unplugged, come seconda traccia fantasma. Ma sono episodi, gradevoli e di cui c’è un grande bisogno, ma non il cuore (di pietra) dell’intero progetto.

Dove affiorano parole come sassi: “"Sono un oggetto senza valore, sbattuta su una sedia ad aspettare. Sono un oggetto senza valore, e non perdi niente perché non vale". (“Tutto l’amore che mi manca”) Oppure “E ti aspettavo, con tutta me ti aspettavo e non riuscivo più a liberarmi E mi sbattevo con tutto il corpo mi sbattevo e ma non ottenevo che colpi e botte e mi rompevo e mi strappavo il cuore mi strappavo che si rompeva, ferito a pezzi rimbalzava” … “Ti aspettavo ti aspettavo ti aspettavo ti aspettavo tanto che non ricordo neanche quanto, ma tanto tanto” (E ti aspettavo”).

Non sono canzoni fatte per stare bene, non sono canzoni fatte da una persona che sta bene. Come non lo è l’urlo disperato di “Le mie madri”, dove su un accompagnamento minimalistico Nada canta, urla, interpreta, vive, in una parola “respira” la vita e tutto il dolore che può dare un rapporto tormentato con la madre. Prima di essere una canzone, con un altro titolo (“Rosario”) il brano era compreso nel libro “Le mie madri” edito da Fazi e scritto dalla sempre più eclettica (e brava) signorina Malanima.

D’altra cosa pretendere da chi il “mal d’anima” se lo porta dietro sino dal cognome? E l’anima di Nada è offerta impudicamente in pasto a chiunque abbia voglia e tempo per ascoltare questa voce che ti scava dentro, che trova risonanze tutte sue interne per incidere nei precordi e per dis-turbarti. Ecco, questo album cupo, duro, senza sprazzi di gioia ha lo scopo di turbare e ce la fa. Come un flusso di pensieri ed emozioni da seduta psicanalitica rovesciato su supporto magnetico, a chi se la sente, tocca seguire la cantante per gli abissi e le vertigini della sua anima. Che non sempre corrispondono con la nostra.

E’ un disco da ascoltare da soli, da non cercare qualcuno con cui condividerlo. Semmai qualcun altro potrà scoprirlo per proprio percorso autonomo, ma non è un lavoro da consigliare. E’ bellissimo e tremendo, ma questo è un giudizio personale e vale proprio solo per me. Per voi? Dipende quanto vi sentiate masochisti in questo momento, ma se volete un traghetto e un Caronte per avventurarvi nei recessi più remoti dei vostri pensieri, ecco il viatico giusto.

Personaggi ed interpreti: Nada autrice e cantante, Cesare Basile autore di un brano e pre-produttore, John Parish produttore e chitarrista, Howe Gelb, autore, cantante e chitarrista di una canzone di puro rock desertico in stile Gian Sand. E’ un album di rock, rigurgitante di chitarre elettriche (addirittura 5 in un brano!) che ti carezza contropelo, quando non ti procura abrasioni.

Nada
Tutto l'amore che mi manca

On The Roard Music Factory - 2004

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Ultimo aggiornamento: 21-05-2004

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