Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Mercanti di Liquore: "La musica dei poveri"

di Leon Ravasi

Meglio. È molto meglio così. Dovendo rendere omaggio alla figura e all'opera di Fabrizio De Andrè è molto meglio scegliere la strada che stanno percorrendo i Mercanti di Liquore. Dopo un cd dedicato per oltre metà a cover di Fabrizio, peraltro eseguite splendidamente ("Città vecchia", "Una storia sbagliata" resa meglio dell'originale, "il Suonatore Jones") e dopo una ricca attività di concerti, incentrati sulla figura indimenticata del nostro "amico fragile" e ricca di altre perle come "Geordie" o "Il blasfemo" o "Il matto", i Mercanti hanno fatto il grande passo "oltre" De Andrè.

"La musica dei poveri" propone 14 brani, per oltre un'ora di musica, senza momenti di stanchezza. L'ispirazione vola alta sopra le corde delle chitarre di Lorenzo Monguzzi e Simone Spreafico e sopra la fisarmonica funambolica di Piergiorgio Muccilli. Sostenuti da testi di pregio e da un'interpretazione ricca di calore e di colori, le 14 canzoni si snodano senza dolori sopra un morbido tappeto di suoni, arricchito dagli interventi di diversi ospiti (su tutti il violinista Angapiemage Galiano Persico, già nella band di Davide Van De Sfroos, ma anche una buona base ritmica e un trombone vagante per i solchi di "Apecar"), restando nell'ambito di una musica popolare ibridata di vaghi elementi rock.

Tra una canzone e l'altra sembra possibile avvertire echi di illustri genitori, oltre che De Andrè forse citato in "Cecco il mugnaio", ci possono essere gli Stormy Six nella già citata "Apecar", Loy e Altomare negli impasti vocali e nel modo tranquillo e delicato di porgere voce e musica (ad esempio in "Lombardia"), un attitudine che, in certi momenti e certi suoni, può portare alla memoria la musica di J.J.Cale. O ancora possiamo ricordare la vandesfroosiana "El pueblo entiende la poesia". Intendiamoci: non si tratta né di citazioni, né di ispirazioni troppo marcate.

È un clima generale che si respira nel disco e che, forse, può attenere a tutta la musica popolare. "La musica dei poveri", come dichiarano gli stessi Mercanti, è un tentativo di mettersi a osservare la realtà dalla parte dei meno favoriti, "dalla parte degli ultimi" per citare l'ineliminabile De Andrè, dando voci a quadri e immagini che dal popolo vengono e al popolo dovrebbero tornare.

Perché "La musica è dei poveri/Lei non appartiene alla cultura…/ma lei non appartiene neanche a chi la fa/ Non l'avranno i venditori di dischi /o i pagliacci camuffati da grandi artisti /non l'avranno i criminali....distinti /lei non è dei vincitori, lei è dei vinti". Canzoni e testi cantati con così tanta convinzione e calore che si perdonano anche un paio di sfondoni grammaticali ("La regina Teodolinda ci faceva l'occhiolino /ma noi irriconoscenti, non GLI abbiam fatto l'inchino" o "i polizziotti" con due zeta o "cammuffare" con due m e una consecutio leggermente incerta). Ma sono minuzie, il disco non è solo convincente: è bello! "Cecco il mugnaio" e "Lombardia" sono due perle di nitore assoluto, "Apecar" è geniale sia come svolgimento che come clima e "Il viaggiatore" ha almeno una frase da Nobel ("Lui viaggia perché di mestiere, ha scelto il mestiere di vento"), mentre l'ottica capovolta de "L'eroe" ("L'ho fatto perché non 'avreste fatto voi") richiama alla mente un film di Sergio Leone.

Quattordici storie popolari con due cover ("Brigante se more" di Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò e "Viva la rosa") e un bizzarro (forse inutile) pezzo iniziale tratto da "Il marchese del Grillo". Bella la confezione in digipack che contiene i testi, bruttina la copertina. (Piccola nota tecnica sul sito www.mercantidilqiuore.it: un bel sito con testi, accordi e mp3 da scaricare, ma con un'insopportabile e invadente presenza di flash! Signori Mercanti, liberateci da flash!)


Mercanti di Liquore
La musica dei poveri

Musica Mezzanima - 2002
Nei negozi di dischi e su www.lisolachenoncera.it

Ultimo aggiornamento: 04-06-2004

HOME