| Un'esordio
che dà i brividi. Quanto era già bravo il Testa!
di Leon Ravasi
Gianmaria
Testa è nato "imparato"! Quando nel 1995 uscì
il suo primo disco, appunto questo Montogolfieres", non furono
pochi quelli che si accorsero che l'allora 37enne capostazione di
Cuneo aveva delle qualità non comuni. I primi a capirlo furono
i francesi, ma prima ancora il Premio Recanati che lo aveva visto
vincitore nel 1993 con "Manacore" che potrebbe anche essere
il posto dove "nei primi anni '90" vide dei clandestini
"scaricati come zavorra dentro a un gommone attraccato a duecento
metri da una spiaggia in Puglia", come racconta lo stesso Testa
nel libretto di "Da questa parte del mare". "Manacore"
è insierta in "Montoglfieres" ma parla solo di
mare, d'amore e di "questo vento /vento da naufragare / e in
questo vento amore / vado a navigare".
Nel 1994 Testa torna a Recanati e vince ancora la rassegna con "Un
aeroplano a vela", anche questo inserito in "Montgolfieres".
Nonostante due vittore consecutive e un'indubbio valore, Testa,
che oramai si era quasi rassegnato a cantare i suoi brani solo per
i propri amici (ma non era vero), non riesce a torvare un contratto
discografico in Italia. Finché un giorno ""Ero
a suonare in un piccolo locale parigino - spiega Gianmaria
- e l'Olympia era un teatro troppo grande e suonare lì
sarebbe stato troppo costoso per me e per la mia produzione. Insomma,
approdare su quel palco era molto di più di un sogno. Una
volta finito il concerto nel mio camerino è entrato il direttore
del teatro chiedendomi di suonare all'Olympia, poiché avevano
una data libera proprio in quella settimana".
La Francia ritorna poi perché nel corso della seconda edizione
del festival di Recanati Gianmaria incontra una produttrice, Nicole
Courtois che ascolta e apprezza le sue canzoni registrate su demo-tape
per voce e chitarra. Appena un anno dopo, nel’ 95, con l’etichetta
Label Bleu esce il primo disco di Gianmaria Testa, Montgolfières.
E cosa si può dire di un disco d'esordio che allinea almeno
sei canzoni degne di essere ricordate tra gli standard del cantautore
anche adesso che sono passati undici anni da allora? Che era un
ottimo disco, perché mai, nemmeno nelle canzoni destinate
a non venire particolarmente ricordate, il livello scende mai sotto
l'ottimo. Gianmaria Testa si segnala per equilibrio, per un uso
attento delle parole, per le storie semplici (nel senso di comprensibili)
che sa raccontare, unendole ad arrangiamenti che sanno di jazz come
un sentore di erbe dell'orto sparse ovunque. Testi corti e ampi
spazi musicali, come nell'iniale (poi ripresa in chiusura) "Città
vecchia". "Le traiettorie delle
mongolfiere" è quasi un manifesto di poetica:
"lasciano tracce impercettibili le traiettorie delle mongolfiere".
Un'opera poetico-musicale alla ricerca dei segnali impercettibili
dell'uomo e del mondo. Ma è anche bello che mentre l parole
inseguono sfumature, vuoti d'aria, cirri solitari e soffi di vento,
alle spalle suoni praticamente un'orchestra composta da 15 persone
che si alternano per dare sostanza alle parole di vento di GMT.
"Anche noi, anche noi / con le mani puntate al cielo 7
abbiamo inseguito e perso / le tracce del loro volo"
Seguono altri piccoli e grandi pezzi come "Dentro
la tasca di un qualunque mattino" o i due brani
vincitori di Recanati, ossia "Un aeroplano a vela" che
poi sarà reso celebre da Fiorella Mannoia e "Manacore"
che contiene forse il germe da cui parte tutto il disco "Da
questa parte del mare". Interessante poi anche "Come le
onde del mare", una incomprensibilmente nomata "Senza
titolo" che sarebbe anche una bella canzone,
ma come si va a parlare bene di un brano che si chiama "Senza
titolo"? Sa di non finito, di provvisorio. Quando poi dentro
hai una frase come "Il vecchio venditore di sorrisi" che
da sola urlerebbe "chiamami così, chiamami così".
Non so il perché una canzone cosìgradevole non abbia
titoli, ma mi pare un peccato.
La lista dei brani quantomeno gradevoli prevede anche "Le
donne nelle stazioni", un'immagine, un'idea,
un titolo che già fanno film e "La terra
delle colline" che chiude, prima della ripresa,
i 47' e qualcosa del disco. Un disco che ascoltato ancora ora, a
undici anni dall'uscita conferma e anzi rafforza tutto il bene che
si poteva dire di Gianmaria testa che, per inciso, qui pare ancora
meno derivativo e più originale che altrove. Io qui Conte
lo sento solo in due brani "minori" come "Habanera"
e "L'automobile". Se nel 1995
fosse esistita Bielle, un posto tra gli "Imperdibili esordienti"
a "Montogolfieres" non lo avrebbe tolto nessuno. Una buffa
segnalazione, invece: il Club Tenco in questi undici anni non si
è mai ricordato di Gianmaria Testa per le Targhe Tenco, preferendo
invitare alla rassegna nel 1995 Alessandro Arioli, Lugi Maione,
Paolo Saccardi e, per la terza volta, Luca Ghielmetti. Un vuoto
che speriamo possa essere colmato nel 2007 col premio per il miglior
album.
Gianmaria
Testa
"Montgolfieres"
Harmonia Mundi Le chant du monde /Egea - 1995
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aggiornamento:15-10-2006 |