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Le BiELLE RECENSIONI
Milva: "Sono nata il 21 a primavera - Milva canta Merini"

Poesie e musica per poesia: "canzoni d'arte"
di Giorgio Maimone

E’ un disco molto bello. E’ di un cantautore? No, lei è una cantante, anche abbastanza di consumo: Milva. E allora perché parlarne qui? Perché se si allarga il concetto alla “canzone d’autore” o alla “canzone d’arte”, come preferiscono alcuni, ecco che siamo perfettamente in sintonia. I testi sono di Alda Merini, a dispetto dei santi poetessa e non solo. Ci aggiungiamo pazza, povera e perversa? Ci aggiungiamo che secondo alcuni è uno dei maggiori poeti viventi in Italia? Le musiche di Giovanni Nuti, che non è il fratello di Francesco e autore delle colonne sonore dei suoi film, ma un cantautore in proprio ancora tutto da scoprire, servono ottimamente alla bisogna.

I passaggi più emozionanti sono quelli affidati alla pura voce della Merini: “Gli occhi di Milva” e “La terra santa”, ma la “rossa” si difende con le unghie e con i dento nel primo cd che incide in Italia da 10 anni in qua e “Sono nata il 21 a primavera” (uno dei testi più noti della Merini) è resa con la giusta grinta, mentre “I sandali” è resa con leggerezza e brio. Violenta, come merita, “Gli inguini” e “Prima di venire” con malinconia e dolcezza.

In un lavoro del genere, non ci sono dubbi, quello che domina sono i testi. La musica potrebbe essere di servizio, ma non lo è. Mai, neanche nella “Canzone dell’uomo infedele” che è recitata da Milva o ne “Gli occhi di Milva”. “Non occorre che io mi sieda sul letto / a rivedere i sogni perduti./ Basta guardare gli occhi di Milva / e vedo la mia felicità./ Coloro che pensano che la poesia sia disperazione / non sanno che la poesia è una donna superba ed ha la chioma rossa/ Io ho ammazzato tutti i miei amanti / perché volevano vedermi piangere. / E io ero soltanto felice”.

Ma non è solo Merini. E’ anche Nuti (e, in 7 casi su 11, gli arrangiamenti di Lucio “Violino” Fabbri). Le atmosfere musicali per cui passa il disco sono variegate come un gelato panna e nocciola. Si passa dal lirismo sfrenato di “Gli occhi di Milva” alle percussioni leggere e quasi etniche che caratterizzano “Nella notte che geme il tuo patire”, al beat insistente degli “Inguini”, ritmo ideale per rendere un’ossessione erotica: “Dagli inguini può germogliare Dio”, al samba di “Sandali”, al lullaby di “Prima di venire”, al techno new-age di “Spazio” giù giù fino al lirismo di “Albatros” che chiude l’album con la stessa cifra stilistica con cui era iniziato.

Un piacevolissimo ascolto. Un’altra dimostrazione che la parola, detta o cantata, ha un presente molto vivace sugli album di questo periodo.


Milva
"Sono nata il 21 a primavera - Milva canta Merini"

Nar International (Distribuzione Edel) - 2004
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Ultimo aggiornamento: 16-04-2004

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