| Una
nuova carovana percorre le città. E
porta buona musica
di Leon Ravasi
Una
carovana metropolitana arriva alzando molta polvere sulla strada
di sinistra e punta alle Porte
dell'Ovest. Suona un etno-rock di canzoni dense come il rossobordò
che vira al marrone. Testi ed arrangiamenti decisi, di ritaglio
alle storie on-the-road. Spessore fra battaglia e racconto, sgorgato
dall'ex chitarrista dei Modena City Ramblers Giovanni Rubbiani,
in cui spiccano la voce dirompente di Sara Piolanti, il violoncello
bruno di Deborah Walker e le diverse percussioni di Michele. I Caravane
De Ville hanno fattoo uscire "Metropolis" a novembre duemilauno.
Bum.
Un esordio col botto. Un disco che più bello, al primo tentativo,
non si può. E da qui in poi, come tutti i gruppi bravi, un
cammino fatto di concerti con dieci persone, di radio che non passano
i pezzi, di televisione che neanche se ne parla e di stampa (in
atomiu o in byte) che risica gli spazi.
“Metropolis”
è quanto di meglio viaggia sul mercato all’inizio del
2002. Sara Piolanti ha una voce che ce ne sono poche e “Porte
dell’Ovest”, “Metropolis”, “Serenata
di New York”, “Corri Lola”, “Il mio posto”
e “Dodici colpi alle spalle” non faticano a entrare
nelle liste personali dei brani più ascoltati. I Caravane
de ville pompano forte per dare poi spazio a oasi inattese di ricami
acustici. L’alternativa tra il violoncello e le chitarre elettriche,
tra le percussioni e la chitarra acustica. Difficili da etichettare,
sempre che ce ne sia bisogno. Fanno buona musica. I richiami popolari
ci sono, ma non sono invadenti, il rock è indubbiamente l’anima
di ferro che li sostiene da dietro, ma il desiderio è di
mischiare piani ed esperienze.
“È
un viaggio nell'epica delle città, aperto e chiuso da due
brani di ispirazione newyorkese; in mezzo troviamo una galleria
di ritratti 'sulla strada' (Mister Paco, il vecchio Bernie, Lola,
il re), canzoni d'amore e di viaggio, e una piccola chicca tratta
dal repertorio di Tom Waits ("Clap hands")” autopresentano
il disco sul sito. Ma teniamo conto anche del periodo dell’uscita
del disco (e anche del secondo) perché non credo che siano
temi alieni dalle loro scelte.
“Metropolis”
esce nel novembre 2001, 40 giorni dopo l’11 settembre newyorchese.
“Casbah” esce a metà marzo 2004, pochi giorni
dopo gli attentati di Madrid e a sei mesi dall’inizio della
guerra in Iraq. E le lancette della bussola dei Caravane de ville
segnano un percorso simile: da occidente a oriente, dalle Metropolis
alla Casbah, da New York alle spezie delle periferie europee, che
rigurgitano di immigrati maghrebini.
Nel fondo delle
canzoni dei Caravane de ville c’è sempre un retrogusto
“nero” che ricorda alcune ambientazioni dei romanzi
hard boiled o, ancora una volta, la trilogia “nera”
di Marsiglia pensata e realizzata da Jean Claude Izzo. “Il
Puma” o “Mister Paco” hanno qualcosa in comune,
come l’inquietante “Re serpente”. Siamo in angoli
scuri, in strade notturne e piovose, in quartieri malfamati, con
uno sguardo molto cinematografico sulla realtà di grossa
suggestione e impatto.
I Caravane
de ville all’album d’esordio impressionano per la sicurezza
e per il piglio deciso con cui si pongono al centro della scena
e per l’intensità dei testi (di Giovanni Rubbiani),
intriganti e malinconici, molto più validi di quelli che
gli riuscivano negli ultimi tempi con i Modena. Una piccola chicca
poi la versione di “Clap hands” di Tom Waits, molto
diversa dall’originale, ma quasi altrettanto bella.
Caravane
de ville
Metropolis
Sony Mescal - 2001
Nei negozi di dischi o sul sito
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 21-01-2001 |