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Le BiELLE RECENSIONI
Mercanti di Liquore: "CHE/COSA/TE/NE/FAI/DI/UN/TITOLO"

I Mercanti cambiano. Ma a gioco lungo incantano
di Semmy

Sabato ho preso il nuovo cd dei Mercanti... Non nascondo che al primo ascolto qualche perplessità nasceva (premetto che l'ho sentito soltanto una decina di volte in macchina, e mai stravaccato in poltrona col libretto in mano e l'attenzione necessaria)... "manca l'energia dei mercanti", mi dicevo. Poi però, un ascolto dopo l'altro, confesso che l'impressione è nettamente migliorata (anche per le prime due canzoni -"Non siamo mai stati sulla luna" e "L'uomo che non dorme mai"- che mi perplimevano non poco, di prim'acchito).

E poi..."Senza titolo" è una delle cose più belle che mi sia mai stato concesso di ascoltare... ci sono delle strofe che, al solo ripensarci, mi danno i brividi! Per non tacere de "La moglie brontolona", piena zeppa di echi di "Ciampiani"... (mi sa tanto di avere in mente un serio candidato al prossimo Premio Ciampi).


Silvano Rubino: È bello seguire il processo di maturazione di un artista o di un gruppo. I Mercanti di liquore li abbiamo scoperti ormai un po’ di tempo fa, quando erano una delle poche cover band di Fabrizio De André (dopo la sua morte, sono diventate decine e nessuna che si avvicini all’originalità e alla qualità della proposta del trio monzese). Li abbiamo seguiti nei loro concerti coinvolgenti e pieni di energia, in cui progressivamente hanno lasciato sempre più spazio al loro repertorio. Abbiamo salutato con favore il loro primo vero cd (“La musica dei poveri”), in cui il sound mediterraneo trovava compiutezza in canzoni dai testi semplici ma ispirati. Abbiamo gioito nel vederli uniti in un connubio artistico vincente con quel geniaccio di Marco Paolini, in uno spettacolo prima (Song n.32, ancora in giro) e in un disco poi (Sputi).

Oggi assistiamo, con il cd Che/cosa/te/ne /fai/di/un/titolo appena uscito, alla raccolta dei semi sparsi in questi anni. Prima cosa che si nota anche a un ascolto superficiale: il sound ha perso un po’ della sua solarità, a favore di toni più in chiaroscuro. Il che si traduce in meno chitarre e fisarmoniche ritmate e gitane, arrangiamenti più complessi e curati, spazio ad archi, fiati, pianoforte. E ne risulta un bel passo avanti... Vai all'articolo

O della divertentissima signora "Italia" di cui, metaforicamente, ci cantano Paolini e i Mercanti (che spasso il siparietto con Marco che fa il "latin lover" e Lorenzo che cerca di convincerlo a desistere dal broccolare l'Italia tutt'intenta a ballare e cantare). E poi la lunga proiezione di diapositive (io così la immagino) che ci racconta la storia de "La chiesa di Bellusco"... una di quelle storie di cui "ormai si ricordano solo i vecchi/ma se gli chiedi di raccontarle/gli vedrai brillare gli occhi"!

E via via tutte le altre: la pistola scarica di "Semi-automatica", il boia di Huntsville ('sta canzone mi piace da matti, sia la musica sia il testo... mi spiace solo un po' che abbiano scelto di farla 'recitata'... mi vien sempre il rimpianto di non poter sapere come sarebbe venuta cantata!), la sferzante critica di questi 'tempi moderni' ne "Il suddito peggiore" (sissignore sissignore...). Indubbiamente l'album è diverso, spiazzante per chi si aspettava qualcosa sulla falsariga della "Musica dei poveri" o di "Sputi"... ma i mercanti son compagni di viaggio (ad averne così!!!) non chi -"confortante/rassicurante"- ti rimbocca le coperte e ti lascia tale e quale a come ti ha trovato...

Ed io son prontissimo a barattare un po' di disorientamento per il piacere di venire pungolato e stimolato, per non essere lasciato al caldo "nella mia tranquilla casa d'occidente". Detesto chi ricicla se stesso riproponendo ininterrottamente ai propri "fedeli" (che, a quel punto, è in questo che si trasformano i fans troppo dogmatici) lo stesso cliché, la stessa minestra. E allora... W la nuova minestra cucinata dai mercanti! ;-) buon ascolto combatfolkers,


Mercanti di Liquore
"CHE/COSA/TE/NE/FAI/DI/UN/TITOLO"

Mezzanima - 2005
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 31-03-2005

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