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di Giorgio Maimone
Stessa
casa discografica della Nuova Compagnia di Canto Popolare e discorsi
analoghi. Anche Medinsud (Made in Sud, ma pure Mediterraneo-Napoli-Sud)
risente degli stessi pregi ma solo di alcuni difetti del "fratello
maggiore". Attimi di pura poesia e qualche passaggio di cui
si potrebbe fare a meno, con l'"aggravante" (è
ironico) di durare dieci minuti netti in più rispetto a "La
voce del grano" e di sembrare più corto.
L'incipit
è maestoso: "Medinsud" è una bellissima
canzone dall'aria arabeggiante, dal testo pulito, ma di effetto,
illuminato dal bel gioco delle voci tra Silvia Testoni, Guido Sodo
e l'ospite di lusso Feisal Taher, musicista e teatrante arabo, coautore
di 4 canzoni e al canto nelle stesse canzoni.
Il
secondo brano "Aman", già nel titolo dichiara la
sua derivazione araba resa esplicita dai vocalizzi di Taher, e l'atmosfera
viene mantenuta e accentuata. Vola alta anche la "Riturnella",
con una partenza pacata e un finale corale in crescendo. La cura
delle parti orchestrali (anche qui come la NCCP) è sovrana
e la resa acustica del disco alta. La musicalità della lingua
napoletana poi fa il resto, prendendo frasi che, forse, non reggerebbero
la prova dell'italiano, per ingenuità, pulizia, dolcezza
e anche modestia del porgere e regalando loro dei colori, dei sapori,
delle spezie che l'italiano non possiede. "Dint'a lu mio ciardino/
ce 'sta 'na rosa fresca/ o meglio ciore ca sta Mparaviso" ha
una forza che che "Dentro al mio giardino /c'è una rosa
fresca/ il più bel fiore del Paradiso" non riesce nemmeno
a emulare. L'irrompere improvviso poi di frasi in arabo completa
l'opera catapultandoci all'improvviso sull'altra sponda del mare,
salvo poi accorgerci che era un mare piccolo e l'altra sponda era
così vicina da non essere niente più che un'altra
finestra di casa nostra. Cantodiscanto questo fa.
Sulla
scia di una tradizione che ormai può dirsi un movimento e
la cui radici prime devono essere ascritte a quel capolavoro della
musica contemporanea che è Creuza de Ma di Fabrizio De Andrè
e Mauro Pagani, il Mediterraneo viene vissuto come un'area di scambio,
una tavolozza su cui dipingere coi colori più vari, ma dalle
tonalità di fondo comuni. Magnifici percorsi di tolleranza
e comprensione tra i popoli, peccato che nascano nel periodo del
presidente del Consiglio che ritiene "innegabile" l'inferiorità
dell'Islam.
La
cultura, almeno quella, va in senso contrario. "E m'a porto
dint'o core sta libertà", come propone la bellissima
"Luce luce". Cantodiscanto, peraltro, nasce in territorio
napoletano, dalle stesse radici della NCCP che, anzi era la fonte
primaria di ispirazione per il gruppo, poi con il trasferimento
a Bologna di Guido Sodo, anima musicale dell'ensamble, la formazione
cambia aprendosi a jazzisti dell'area bolognese e l'ispirazione
jazz è lampante in "Lua-Bao" (scritta dalla vocalist
Silvia Testoni e dal percussionista Paolo Caruso) e in "Taratadixie"
(del sassofonista Guglielmo Pagnozzi e contrabbassista Roberto Bartoli),
mentre la finale "O tempo ca viene" e la dolcissima "O
pazzo cu 'o violino sono tributarie di un'altra passione del chitarrista
Guido Sodo: il fado. Ultima nota di merito per "Signora Auciella":
il cristallo di metà disco. "Oi canuilla, diavulilla,
tutte dicono: "che bellilla". Potreste
perdere la scommessa puntando sul rifacimento di un brano tradizionale
dell'800 napoletano. Infatti anche questo, come tutti gli altri
e' un brano originale dei Cantodiscanto.
Il
disco non e' nuovo: e' in giro infatti da maggio 2001, ma non stupitevi
se non l'avete mai visto ne' sentito. In fin dei conti e' normale:
la buona musica bisogna andarsela a cercare. E sudarsela anche.
Medinsud
Cantodiscanto
Forrest Hills records 2001
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aggiornamento: 28-10-2004 |