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Le BiELLE RECENSIONI
Mattia Calvo: "Domani non esiste"

Un bel disco ricco di ingenuità
di Moka

Un titolo apodittico ("Domani non esiste") al servizio di un pugno di canzoni di pronta beva, da non far maturare o rifermentare in bottiglia. Come un Cartizze di Conegliano. Un po' di schiuma, non troppa, qualche bollicina, un aspetto fresco e pulito. E il piacere di berne ancora. Mattia Calvo, unico plurivincitore di Recanati, arriva al primo disco dopo grande attesa e fatica e porta a segno un'opera ben congegnata, dal suono brillante e caratterizzata da molta ingenuità soprattutto nei testi, ma anche nella struttura delle canzoni. E l0ingenuità non necessariamente è un difetto. In questo caso, anzi, non stona e si adegua al suo canto libero.

Certo non tutti sono obbligati a essere Claudio Lolli che a 18 anni scriveva "Aspettando Godot", "Borghesia", Angoscia metropolitana" e "Michel". Mattia Calvo di anni ne ha qualcuno in più di 18, ma non troppi (ne ha 26) e tra i temi trattati compare spesso la scuola, i professori, la famiglia. Il tipico giro di pensieri e di interessi di un adolescente d'oggi. Peraltro particolarmente attento e avvertito. La musica è un country rock appena speziato blues e, per certi aspetti, può ricordare i percorsi seguiti da Luca Bonaffini o Andrea Parodi.

Come tutti i prodotti d'esordio si potrebbe fare una lunga lista di somiglianze e dissonanze. Come non avvertire echi di De Gregori e Fossati in chiunque inizi oggi a fare il cantautore suonando una chitarra? Sarebbe come non avvertire somiglianze con Paolo Conte per chi suona il piano e canta con voce roca. Ma il punto non è qui. E non mi sembrano paragoni validi. Il disco, insisto, ha una sua freschezza e per questo va apprezzato. Anche se c'è da augurarsi che, col crescere, Mattia acquisti un po' di più in grinta e "cattiveria" (relativa), abbandonando i momenti più "dolciastri" del lavoro, a favore di un'anima, non necessariamente più elettrica, ma solo più stratificata.

Tra i brani un punto in più per la title track, dall'incedere a metà tra Cristiano De André e un Claudio Rocchi d'annata (quello che diceva che era la realtà a non esistere e non il domani). Ma "Domani non esiste" ha un bel gancio e musicalmente è ben costruita. Molto sixty nell'incedere e nella costruzione "Ognuno ha la sua droga". Il "lentaccio" d'atmosfera" era in programma e puntualmente arriva a metà disco, ma "Cento" è poco ispirata e sa troppo di melassa, come pure poco convincente è "Invincibile", altro lento senza molta storia. A me Mattia diverte di più quando il ritmo sale un po': come "Potevi nascere sole" o "L'uomo che cammina", ma tutto sommato, per un debutto non ci si può lamentare. Buttiamo lì un altro gruppetto di nomi di riferimento? Massì: Luca Barbarossa, Ron, Goran Kuzminac.


Mattia Calvo
"Domani non esiste"

Opere Buffe - 2004
In alcuni negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 01-10-2004

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