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Le BiELLE RECENSIONI
Giovanna Marini: "Buongiorno e buonasera"

Non è il "fischio", attenzione! Non per tutti
di Leon Ravasi

Non è "Senti il fischio del vapore n.2". È "Buongiorno e buonasera" ed è un disco di Giovanna Marini a tutti gli effetti. I musicisti sono gli stessi del disco precedente, la produzione anche, ma non c'è più Francesco De Gregori, non c'è più la sua voce. E non è una mancanza da poco. Io sarò rozzo e ineducato all'ascolto della musica "quasi colta", della musica che "contamina aspetti popolari con le grammatiche altre della tradizione orale", come scrive dottamente Alessandro Portelli nella presentazione, ma il disco non mi è piaciuto. E non mi è piaciuto soprattutto (Portelli dixit) "quando inventa l'incalzante parlare ritmico da cantastorie urbana che anticipa e supera il rap".

Lo so, lo so. Parlare male della Marini è come parlare male di Gaber. Tutti pronti col fucile puntato. Ma della Marini non voglio parlare male. Conosco e riconosco l'importanza che ha avuto e i lavori che ha fatto. Voglio solo mettere in risalto le differenze con "Senti il fischio del vapore", di modo che l'acquirente incauto non cada in errore, comprando un disco che difficilmente sentirà. Colpa anche del produttore De Gregori, che, intimidito da "nostra signora del folk" ha fatto sentire poco il polso in questa produzione. Poca musica, troppo parlato.

Ma non è rap! (e poi ora il rap, in Italia, lo hanno anticipato tutti, compreso Celentano!) E' un perforare con voce acuta, uniformemente sulle ottave alte, il cervello, un trapanare le orecchie, un attaccare le convenzioni conosciute del cantare. Ma questa è Giovanna Marini da almeno vent'anni. Non la paciosa immagine quasi folk che usciva dai solchi del "Fischio" (Grande opera a cospetto del cielo!). La Marini è dissonante, è stridente, è offensiva e provocatoria.

E' un urlo. A volte sgraziato e scomposto, ma sempre dall'altra parte del potere. Può piacere o non piacere, ma questa è la sua strada. Il disco, equamente diviso tra vecchie (degli anni '70) e nuove composizioni (dopo il 2000, niente degli anni intermedi) presenta i momenti più accessibili all'inizio ("Un po' di qua, un po' di là") a metà ("Le Carrozze") e alla fine ("Evviva Maria"). In mezzo i 9'18" di Fosse Ardeatine: 900 parole al ritmo di una parola e mezzo al secondo, 100 al minuto, piene di empito civile e di valori positivi, ma francamente indigeste all'ascolto profano.

Disco per iniziati, non per tutti. O per potenziali masochisti. "Nostra signora del folk" resta una grande figura carismatica, ma il disco è pesante assai. Per noi "poveri incolti" che non abbiamo studiato Segovia né ci siamo accostati al folk con Pasolini resta Lalli, ma che piacere dal suo ascolto! (alla prossima puntata)




Giovanna Marini
"Buongiorno e buonasera"

Caravan/Sony - 2003
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 25-05-2003

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