| La
semplicità è apparente
di Leon Ravasi
Un
disco che convince, che può piacere. Non forse al primo ascolto.
Man mano. Ha bisogno di un po' di tempo per entrare sotto pelle.
Complice la voce "non facile" di Paolo Archetti Maestri
(voce, chitarra e anima degli Yo Yo Mundi, dotate di una "rrr"
da fare arrossire Guccini e di alcune aperture di vocali alla piemontese,
difficili da digerire oltre Tanaro) e un'atmosfera balzana, "sghemba",
potremmo dire parafrasando un titolo di un loro vecchio cd ("Percorsi
di musica sghemba"). Uno strano cocktail tra musica popolare,
rock e ritmi ye ye da Edoardo Vianello. Un misto tra Il Modugno
e l'EdoardoVianello del 2000. Un bel mostro! E invece no: gli "Uh-uh
Ah-ah" (j'ai toujours faim de toi) convivono con le "Danze
dei pesci spada" alla Vucciria in assoluta armonia.
Non
potrebbero che essere curatissime le musiche, perché dietro
agli Yo Yo Mundi, da un po' di tempo, si muove quell'allegra "macchina
da guerra" che è lo staff che pilota Ivano Fossati.
Dal piccolo grande genio di Beppe Quirici, (basso e produzione artistica)
a Elio Rivagli e Claudio Fossati (batteria e percussioni), a Martina
Marchiori (violoncelli), che, peraltro si sta specializzando nel
co-firmare prodotti di qualità (da Carlo Fava a Armando Corsi).
Il
tono generale è scanzonato sul versante musicale: canzonette
che si imparano in un attimo e che si possono canticchiare sotto
la doccia. Prodotti forse anche da Disco per l'estate, ma, diosanto,
chi le sa più fare? Il versante di una popular music gradevole,
ben suonata e ben prodotta batte a vuoto sugli italici lidi dai
tempi, ormai remoti in cui gli Stormy Six cantavano "Rossella"
o "Leone" o "Alice nel vento" o il primo Claudio
Rocchi si indagava sui tormenti adolescenziali de "La tua prima
mela". Ben venga quindi della musica che sappia suonare come
musica e delle canzoni che si possano cantare senza aver studiato
canto presso una soprano russa!
Peraltro
la semplicità (gran dote) è più apparente che
effettiva e i testi, decisamente più pensati e pensosi, completano
la traiettoria sghemba di cui parlavamo all'inizio. Fatto sta che
passano i giorni e il disco compie sempre più giri sul mio
lettore, I vicini si sono dovuti abituare a questo "Dio che
è triste/ e io non sono tanto allegro", mutuato pari
pari da Woody Allen o alla "Casa del freddo" (ispirata
al romanzo di Balestrazzi) in cui "il tempo lima feroce gli
angoli della mia faccia" o al portiere "Invano proteso
in tuffo" (e qui nelle dediche è un peccato mortale
dimenticare Gianni Brera e Gianni Mura!). Fino all'Ambaradan ("è
il caos che si moltiplica, la protesta, il can can"), ma chissà
quanti si ricordano che Amba Aradan è una cima etiopica dove
si svolse una vergognosa battaglia nel 1935 con l'esercito fascista,
guidato da Badoglio che usava le armi chimiche? Dal clima di casino
di quella battaglia (il gas si sparse per ogni dove, anche tra i
"nostri") derivò l'attuale accezione della parola.
Fine del siparietto storico. La canzone Ambaradan è piacevolissima.
Un
gradino sopra alle altre sta però il brano che dà
il titolo al disco. "Alla bellezza dei margini". Canzone
d'autore sotto tutti i punti di vista. Delicata come una trina e
intensa come il color della lavanda. Una canzone "profumata",
da inspirare e annusare. Da cogliere coi sensi prima che con l'intelletto.
Lasciatevi trasportare e provate ad arrivare ai margini, per scoprirne
l'intima bellezza.
La
bellezza del margine stesso: "Questo disco è dedicato
ai margini e alla loro bellezza, alla malinconia e all'energia che
raccontano, al sollievo di speranza che spesso nascondono agli occhi
distratti" scrivono gli Yo Yo Mundi. È con gran gioia
che mi ritrovo con loro ai margini di questo racconto: ai margini
di un disco per l'estate, ma nella migliore delle accezioni possibili.
Yo
Yo Mundi
"Alla bellezza dei margini"
Mescal - 2002
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aggiornamento: 23-08-2004 |