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Le BiELLE RECENSIONI
Mantova Musica Festival

Undici centesimi al minuto per tre ore di piacere
di Giorgio Maimone

Se si dovesse valutare a peso, sarebbe l’affare dell’anno. Quaranta canzoni per 20 euro: 50 centesimi a canzone, oppure tre ore di musica per i soliti 20 euro che fanno undici centesimi periodici a minuto. Potrebbe complicare la valutazione il fatto che le compilation non mi piacciono. Ma questa un po’ particolare lo è: è il Mantova Musical Festival messo su cd. Opera monumentale per ricordare 5 giornate di frontiera. La scommessa è vinta, il cd funziona ed è anzi bello. Uno screening panoramico di tutto ciò che si muove sotto l’orizzonte della musica italiana.

Il disco da prendere e da sbattere sotto il naso a tutti quelli che continuano a ripeterci, mentendo, che la musica italiana non propone niente di nuovo. Ecco qua cosa c’è oltre e dopo i cantautori storici, il folk revival, il progressive, il neo-pop, il rock. Di sicuro più musica italiana qui che a Sanremo. La derivazione principale è quella cantautorale, ma questo censimento della musica che ci gira intorno all’inizio del nuovo millennio andava fatta.

Sempre senza pretendere di essere esaustiva e di raccogliere tutto quel che suona dalla Aosta a Lmpedusa. Tra l’altro anche tra gli ospiti di Mantova manca qualcuno (Paolini e i Mercanti di Liquore, Modena City Ramblers, Marco Parente) e c’è qualcuno di troppo (Arigliano che a Mantova non c’era e i Nomadi che hanno solo presentato un libro: allora perché non Lolli?), ma sono dettagli di poco conto.

Su 40 canzoni, per amore di statistica, sono portato a saltarne 3-4, meno del 10% e, in compenso, è possibile trovare alcuni piccoli nuovi classici come “Sesto San Giovanni” di Macina Gang, “La fonta e la domenica” di Massimo Bubola, “Piccola veliera” dei Sulutumana, “Il ritorno di Giuseppe” di Finardi che rifà De André, “Stella” di Lalli, “Thapsos” di Riccardo Tesi, “Stella di Venere” dei Mar Levar e “Questo è quanto” degli Acustimantico. Tutte canzoni che stanno sopra la media e aspirano all’eccellenza.

D’altro canto si possono incontrare sorpresa piacevoli come Stefano Vergani con “Una volta prendevo treni” o Rosybyndy con “Il coro e la pena” o ancora Gigi Marras con “Metti che ..” e Marco Castelli con “Twistin Man”. Questi tre ultimi brani dal vivo non mi avevano convinto, ma su disco invece la loro resa ce l’hanno. Così come belle sono “La giacca nuova” dei La Crus e “Sono chi sai” dei Tetes de Bois, gruppi penalizzati a Mantova da una cattiva amplificazione. E, a sorpresa, anche la Banda del Ducoli con “La fiera”, Stefano Giaccone (“Piccola canzone per Victor Jara”) e Claudio Sanfilippo con “Festa mobile” si lasciano ascoltare con piacere. La sorpresa è dettata dal fatto che nonli conoscevo.

Piacevoli anche le Siluet, gruppo musicale al femminile, con “La ballata dell’amor beffato”. Derivativi ma belli anche Pippo Pollina che, con “Cento Passi”, rifà Dalla sparato e La Scraps Orchestra con ci prova con Ivano Fossati nella canzone “On.Matteotti, socialista”.

Divertenti e coinvolgenti i Ratti della Sabina (“La morale dei briganti”), la Famiglia Rossi (“Mi sono fatto da solo”), Sir Oliver Skardy (“Bideo”), i Vallanzaska con “Sì, sì, sì, no, no, no”) e pefino Pinomarino (“L’alluvione del ‘43”). Avrei scelto un’altra canzone per Federico Sirianni (che canta “Navigante”) e per i Tancaruja (“Dinghiri doi”, ostica, si può dire?) e anche per i Nuovi Cedrini “Scusa si sudo”). Sicurezze da Mauro Pagani, Alice, Antonella Ruggiero e perfino Bruno Lauzi.

Il resto non mi è piaciuto, ma si tratta di una manciata di canzoni. Tra i tre dischi il primo è quello meno significativo e il terzo è entusiasmante. Diverte questo andamento trasversale delle musiche e delle canzoni proposte che vanno di ritmi balcanici di Sirianni (criticato per questo) allo ska dei Vallanzaska, al regge-dub di Skardy, all’hip hop di periferia dei Razzo, ai pochissimi accenti rock, ai frequentissimi riferimenti folk. Scomparse le band finto irlandesi, anche se notato un certo eccesso di fisarmoniche. Puntano verso un neo-classico o neo-melodramma Sultumana, Siluet, Mar Levar e Acustimantico e, in parte, la Scraps Orchestra. Che dire ancora? Che una decina di band si sono presentate sul palco con formazioni di 7-8 elementi e con una strumentazione non banale.

Difficile dire che si tratti di un’opera impedibile. Lo sarebbe stato forse se fosse stata registrata dal vivo, ma tempi tecnici e problemi organizzativi (il disco avrebbe dovuto essere in vendita a Mantova) hanno imposto la soluzione del cd da studio. Diciamo che è un’opera documentale e, in quanto tale, pietra miliare. Questa era la situazione al momento del primo Mantova Musica Festival. Altri ne seguiranno. Buon (lungo) ascolto


AAVV
"Mantova Musica Festival"

UPR - 2004
Nei negozi di dischi (se ne parla in rete qui)

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Ultimo aggiornamento: 16-03-2004

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