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Le BiELLE RECENSIONI
Clan Mamacè: "Accordi e disaccordi"

Vivacita', freschezza e buona musica
di Leon Ravasi

Ci vogliono anni nel giro dell’autoproduzione per riuscire a essere ascoltati. Non ci si stupisca quindi che anche Bielle, per quanto da sempre interessata e rivolta all’”altra faccia della luna”, ci metta anni a scoprire dischi che valga la pena di ascoltare. Sia Camattini con “Ormeggi” che i Clan Mamacé con “Accordi e disaccordi” hanno percorso un periplo lungo due anni prima di sbarcare dalle parti dei nostri lettori (intesi sia come strumenti che come terminali del nostro lavoro). “Accordi e disaccordi” peraltro è un gran bel disco: fresco, piacevole, un po’ ingenuo ogni tanto nei testi, ma di quella ingenuità che fa piacere. I ragazzi del Clan hanno infatti tra un minimo di 22 anni e un massimo di 34.

La padronanza musicale però è fuori discussione e il grosso organico di sette membri che allinea chitarre, basso, batteria, violino, fisarmoniche, oboe è all’altezza dell’opera intrapresa. L’impostazione ricorda quella di gruppi similare come Sulutumana o Caffè Sport Orchestra: un mix di sonorità jazzate, che si sposano con accenti di musica popolare e ricordi di rock, tenendo sempre d’occhio il versante della musica d’autore a cui, indubbiamente appartengono.

Parliamoci chiari: non siamo ogni giorno alla scoperta della nuova “big thing” nel campo della musica d’autore. Esistono però decine e decine di gruppi che fanno questo lavoro seriamente e con ottimi risultati, come è il caso dei Clan Mamacè, gruppo di Novara, attivo dal 1997 e che solo nel 2003 (dopo oltre un anno di lavorazione) è riuscito a pubblicare il suo primo disco. Niente di male, anzi, buone notizie: pare che un nuovo lavoro sia già in fase di preparazione.

In generale il gruppo, dove sono in due a occuparsi di scrivere testi e musiche, ma separatamente (Enrico Vasconi e Carlo Boncompagni) mette in mostra una bella facilità a costruire canzoni dal minutaggio controllato, ma dalla memorizzabilità immediata. Ritornelli e strofe si susseguono secondo le regole e il ritornello è dotato dal gusto gancio per non mollarci più.

“Elena” e “Canzone del pensiero” hanno quel qualcosa in più che te le fa amare, la prima per un sognante gioco di chitarra acustica solista su un ritmo vagamente caraibico, ben sostenuta da violino prima e fisarmonica poi. E la seconda invece per quelle “benedette ingenuità” nei testi di cui si diceva prima, che fanno sembrare la canzone per quello che realmente è: un tentativo di parlarsi tra ragazzi, fuori da retorica e dalle forme false del poetichese. Un discorso “normale” e tante tante belle speranze dentro. Una canzone che fa bene.

Ma più in generale è tutto l’album che si difende bene e che fa ben sperare per un nuovo gruppo spuntato all’orizzonte della musica. I Clan Mamacé sono: Francesca Alleva, oboe e cori; Alex Baré, chitarra classica, chitarra jazz e cori; Carlo Boncompagni, basso, contrabbasso, chitarra, pianoforte e mini percussioni; Massimo Dellavecchia, fisarmonica; Simona Marangon, violino e cori; Davide Stranieri, batteria, borghi, ghiro, tamburelli; Enrico Vasconi, chitarra acustica, voce.

Clan Mamace'
" Accordi e disaccordi"

Clan Mamace'- 2003

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Ultimo aggiornamento: 01-02-2005

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