| Un
“impreparato” per il professore
di Leon Ravasi
Così
non va Prof! Torni accompagnato dai suoi genitori. Il ragazzo potrebbe
… ma non si applica. E via così con abbondanza di metafore
scolastiche nel tentativo di non bocciare (ma non lo si può
proprio neanche promuovere!) il professore Vecchioni Roberto, giunto
alla prova di maturità del 29esimo disco in carriera (fatta
grazia delle raccolte). Ma, ad appena due anni di distanza dal “Lanciatore
di coltelli” il bilancio è deficitario. Non che “Rotary
club of Malindi” sia un brutto disco, ma non è un disco
all’altezza della collaborazione tra Vecchioni e Mauro Pagani.
C’è qualche canzone che si lascia ascoltare con piacere:
la title track, Faccetta Rosa, Nini Kuna?, ma è un po’
troppo poco, anche perché il resto latita assai.
Professore,
ci riprovi per favore. Abbiamo avuto tanto da lei e solo due anni
fa è uscito con uno dei migliori album dell’annata
e canzoni dello spessore di “Viola d’inverno”,
“Malinconia leggera”, “La bellezza”, “Shalom”,
“Il lanciatore”. Un gran disco. E questo invece,
dica la verità, è un po’ un dischetto, no? Le
è venuta l’idea di questi tre simil-mambo, ci ha aggiunto
un po’ di precotti che nella sua cucina non mancano mai, un
ricordo della mamma, una commovente dedica alla moglie, un’orrenda
invocazione casalinga della figlia al papà (professore, ma
queste sono robe amatoriale! Non da pubblicare sul disco di uno
dei guru della musica d’autore italiana! Tanto tenera, ma
impudica la canzoncina che sua figlia, con voce incerta, le dedica
come ghost track. Non da pubblicare. L’ho ascoltata arrossendo
e intenerendomi. Ma, vede, noi da questa parte i dischi li paghiamo
e sotto l’etichetta Vecchioni ci aspettavamo il papà,
non la figlia!).
Insomma è
bella la storia del mal d’Africa al contrario per sfuggire
alle pene della depressione, per riprendersi e farne una bella canzone
solare, ma forse, a quel punto, ci stavano meglio alcune vecchie
canzoni riarrangiate da Pagani e riproposte. Non so, gioielli misconosciuti
come “Il capolavoro” o “Il
re non si diverte” o “Pesci nelle orecchie”
o quella “Sestri Levante” sentendo
la quale Fabrizio De Andrè spaccò l’acetato
per invidia. Non so, sono idee sparse, forse mezzucci, modi per
tirare in lungo e non commentare canzoni che non hanno storia. “Il
libraio di Selinunte” serve solo per ricordare che uscirà
un suo libro presso Einaudi tra pochi mesi., ma musicalmente ricorda
tante tante altre cose dello stesso professore. “Dimentica
una cosa al giorno” ha una bella idea poetica in partenza:
l’invito alla madre (ma anche la constatazione) che invecchiando
si deve dimenticare una cosa al giorno “per non scordarle
tutte insieme/ tutte all’ultimo minuto / quando il cuore non
ce la fa più a reggere”, ma cade presto sul versante
del Vecchioni più piagnone, con questo inossidabile ricordo
del padre “l’uomo che ti uscì da un sogno”
e con frasi come “vecchio cucciolo”, “grande lago
calmo”, “foglia gialla dell’autunno” che
danno un po’ troppo sul patetico ricercato.
Gradevole la
“Faccetta rosa” (in campo blu) dedicata
al presidente “caghemm in pé” (traduzione per
fuori dalla Lombardia: intraducibile gioco di parole tra “che
abbiamo in piedi” e “caghiamo in piedi”, riferito
all’altezza del Ducetto Nostro di Arcore - DNA): “Faccetta
rosa in mezzo al mar/ dve nuotar, deve nuotar/ Perché è
troppo basso per toccar”. “Tango di rango”
altri hanno detto che sia in gara per essere la più brutta
canzone di Vecchioni, ma non è vero: “Ippopotami”
continua a essere un vertice irraggiungibile. Però in lizza
ci può stare. Sentite un po’: “Tango, sono uno
scettico di rango / e poi nemmeno ce l’ho lungo/ sempre se
ancora c’è”. Carina eh? Quasi come “Piccolo
pisello” di lontana memoria.
“Momentaneamente
lontano” è intensa ma non memorizzabile, mentre
“Il vecchio e il mare” non vale il
titolo importante che indossa e “Marika”,
storia di una terrorista (forse) pentita ha più pretese di
quelle che riesce a soddisfare. Buon brano, ma cercava di volare
più in alto. Solo una prece per la conclusiva “E invece
non finisce mai” dedicata all’amore per la moglie (“quando
guardo io tu occhi mi sorprendo / che tu sia bella più di
prima/che mi facevi impazzire al solo ricordare la tua pelle/ così
talmente oscena”) e solo voglia di dimenticare per la ghost
track già citata.
Totalino: una
bella canzone (“Rotary club of Malindi”),
tre buone (“Nini Kuna?” con musica
di Pagani, “L’uomo che vorrei”
e “Faccetta rosa”), un po’ di sano mestiere di
centrocampo (“Il libraio di Selinunte”, “Marika”
e “Momentaneamente lontano”). Insomma un bel passo indietro.
E anche Pagani, dopo tante perle, sembra procedere di conserva,
prendere poco vento e rischiare ancora meno. Peccato. Era un’accoppiata
da grandi numeri.
Roberto
Vecchioni
Rotary Club of Malindi
Columbia Sony Music - 2004
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aggiornamento: 19-02-2004 |