Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Gianfranco Manfredi: "Ma non è una malattia"

Ironia, divertimento, politica: il meglio degli anni '70
di Giorgio Maimone

“M’hanno detto sei scoppiato, come ti sei rovinato, dimagrito sembra quasi uno zombie. Sarò colpa delle notti che ho passato ad aspettare cose che forse dovevano arrivare . Ma non è una malattia. E mia madre mi ha guardato, dice: "come sei finito, così in basso non ti avrei pensato mai". Sì, ma in basso puoi scoprire le sottili incrinature che non puoi studiare all’università. Ma non è una malattia … Mi hanno detto il tuo vestito sembra veramente usato non ti cambi mai, mi sembri proprio giù. Bah scusatemi ragazzi, oggi ho altro a cui pensare ho il mio abito di dentro da cambiare. Ma non è una malattia … Mi hanno detto il tuo lavoro non è una cosa sicura,. Ogni mese cambia e dopo che farai. Forse sono un po’ svanito, ma il domani non esiste e quest’oggi io non voglio essere triste ma non è una malattia.”. E quando un disco inizia così non può che iniziare bene. Gianfranco Manfredi, nell’arco di una carriera ormai trentennale ha infilato un disco “epocale” come seconda prova.

Epocale è sempre un aggettivo bifido. Può anche essere un modo per “museizzare”, imbalsamare, sterilizzare quelle che, in fin dei conti, continuano a essere canzonette. Ma in questo caso vorrei sprecarlo con un minimo di ragione di causa. “Ma non è un malattia”, il disco, non il brano contiene 9 brani: uno è una leggenda (“Ma chi ha detto che non c’è”), “Ma non è una malattia" lo segue a una cortissima incollatura. E poi una serie di brani come “Io clandestino”, “Agenda ‘68”, “Il mostro è uscito dal mare”, “Puoi sentirmi” e perfino “Non si pa’” e “Quarto Oggiaro Story” dal tono dichiaratamente cabarettistico.

Fatti proprio tutti i calcoli e stando stretto solo “No more Masoch” si colloca mezzo gradino sotto la media. Gli altri brani, peraltro, non risentono nemmeno tanto del tempo passato (era il 1976 quando questo vinile fece la sua comparsa nei negozi, nelle feste militanti e nelle case di tutti noi). Era un vinile e come tale diviso in facciata A (ironica, disincantata, tagliente) e facciata B (pensosa, riflessiva, intensa). Ho sempre preferito le facciate B (e degli abiti le fodere)e non faccio eccezione nemmeno in questo caso.

“Ma chi ha detto che non c’è” non è solo una canzone, è una cronaca in diretta dagli anni ’70. Pochi hanno avuto la lucidità di narrare allora cosa succedeva casa per casa, strada per strada. E altrettanto pochi ci sono riusciti a posteriori.

Il cd è uscito in una benemerita iniziativa che ha spinto la BMG RCA a creare una collana di “Indimenticabili” e a rimetterli in vendita a 5 euro a disco. Sono già usciti Piero Ciampi, Gaber, Manfredi. “In realtà – spiega Gianfranco Manfredi - si sono solo resi conto che da tempo i miei brani erano tra i più scaricati da internet e hanno fatto una somma molto semplice: con 5 euro ti paghi a stento cd vergine, tempo speso e fatica e ti ritrovi con il cd originale”.

Che l’idea sia stata vincente lo dimostra il fatto che la prima “tiratura” sia andata esaurita non appena arriva nei negozia e che anche la seconda serie di stampa si sia prosciugata in pochi giorni, quantomeno a Milano, testimonianza di un affetto che non si è per nulla spento e di un interesse giovanile che sta iniziando a crescere.

“Ci sono anche gruppi giovani che hanno messo in repertorio alcune mie canzoni. Il cd in realtà non l’ho ascoltato per non incazzarmi, perché mi hanno detto che non l’hanno rimasterizzato e quindi il suono ne è uscito un po’ appiattito. “Ma non è una malattia” (la canzone) avevo deciso di registrarla con una band dixie, nonostante il parere diverso di chimi stava attorno. Sono andato a prendermela in un locale sui Navigli e poi, in studio di registrazione il batterista, che non aveva mai inciso, sbagliava sempre il tempo dell’entrata finale. L’abbiamo re-incisa, chessò, una trentina di volte. Per cui il ringhio rabbioso con cui canto alla fine è dovuto solo alla mia disperazione e alla fatica. Non stavo cercando di fare Armstrong. Non ce la facevo più!” (Gianfranco Manfredi a Bielle).

Difetti marginali, in fin dei conti, quello che resta è un disco da amare e da riascoltare quante volte lo si vuole. Alternandolo peraltro, se si desidera, con la riedizione di “Zombie di tutto il mondo unitevi” e “L’università della canzonetta” sempre di Manfredi e sempre della collana indimenticabili.

Ultima curiosità: molti brani sono co-firmati con Ricky Gianco, ma questo anche perché Manfredi non era iscritto alla Siae. Agli arrangiamenti e come co-autore in quattro brani anche Giuliano Illiani ossia Donatello, cantante abbastanza di consumo qualche anno prima (“Malattia d’amore” e “Io mi fermo qui” i suoi successi di fine anni ‘60) e riconvertitosi alla musica popolare e d’autore.

Gianfranco Manfredi
"Ma non è una malattia"

RCA -1976/2004
Nei negozi di dischi

Ascolti collegati

Ultimo aggiornamento: 07-07-2004

HOME