| Ma
è un disco? Meglio il libro
di Leon Ravasi
Continuano
ad aumentare i miei dubbi sull’oggetto “disco”
o cd che dir si voglia. Se il disco (o cd) deve essere destinato,
come mi pareva e come una volta avveniva, all’ascolto ripetuto
e seriale cosa c’entra un lavoro come le “Moleskine
Ballads” di LucaMOR, ovvero Luca Morino (ex voce dei Mau Mau)
con il concetto di cui sopra?
Luca
Morino ha fatto delle sue impressioni di viaggio un disco dove legge
e recita su un sottofondo musicale techno-house (o dub/reggae/etno,
ma cambia qualcosa?) il suo moleskine ricco di appunti di viaggio.
In assoluto non ci sarebbe niente di male, se ci si limitasse a
quello e, soprattutto, se i pensieri fossero inediti, ma non èp
così. Lo stesso Luca Morino, un anno fa circa, ha pubblicato
un libercolo da Mondatori con lo stesso contenuto. E non contento
ne ha fatto anche un sito internet (http://www.misticturistic.it/)
.Ora, se il detto del “troppo stroppia” diremmo che
abbiamo stroppiato, ma anche se non si riconoscesse più valore
ai detti, cosa resterebbe? Riflessioni sui viaggi di un signore
che ha valicato la tragica soglia dei 30 anni (ex giovane?) che
riflette sui tempi suoi dei viaggi.
Oh, intendiamoci,
materiale anche interessante da leggere (e infatti preferiamo il
libro), ma che messo su disco che impressione ci dà? Anche
perché ci priva dell’unica dimensione che sarebbe importante
in questi casi, quella visuale. E ci condanna invece a un ascolto
ripetuto (non so quante volte voi riascoltiate i dischi, ma io credo,
nel caso di Sgt Pepper Lonely Heart’s Club Band dei Beatles
o di Freewheelin’ di Bob Dylan, di aver superato (e da un
pezzo) i mille ascolti. Potrò mai ascoltare mille volte le
considerazioni di Luca Morino? No, c’è già la
risposta. Ma credo che non ce la farebbe nemmeno lui. Ma non è
un problema solo suo. Se vogliamo il disco di El Muniria,
“Stanza 218”, è concepito sulla
medesima falsariga.
E in un caso
come nell’altro si cade anche nel difetto di trascurare sostanzialmente
le tradizioni musicali dei Paesi coi quali si viene a contatto.
Doppio difetto. Le parole sono importanti certo, e sono tra i più
decisi ad affermarlo, ma senza musica che disco è?
Piccola nota a margine per quei tre che ancora non lo sapessero
dopo che perfino “Rolling Stone” edizione italiana è
uscito per l’estate regalandone uno ai suoi lettori: il Moleskine
è quel fascinoso libretto dalla copertina nera e rigida,
è assurto a oggetto mitico della nostra epoca su cui tanti
(quorum ego) ci troviamo a scribacchiare sognando di esser Bruce
Chatwin o Ernst Hemingway.
Evidentemente
ci scribacchia, in viaggio anche il “Mistic turistic”
LucaMORche nel suo moleskine ha annotato incontri di viaggio, sapori
e atmosfere esotiche, convention mistico-erotiche che compongono
le tredici “Moleskine ballads”, da “Malanga”
a “Marrani” ossia dei recitativi, dove
invece il brano “Moleskine ballad”
è l’unica canzone vera e propria, una specie di sigla
all’intero progetto.
“Red
Light District” (Amsterdam) , “Tsukiji”,
“Hotel Gellert” (Budapest), “La
catedral” (Buenos Aires), “Querido
hermano” (Santiago del Cile), “Malanga”
(Langhe piemontesi), “Babilonia” alcune
delle tappe di un viaggio interessante da mettere forse dappertutto,
ma perché in un disco?
LucaMor
"Mistic turistic (Moleskine ballads)"
Mescal - 2004
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aggiornamento: 25-07-2004 |