Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
 
Ligabue: "Giro d'Italia"

"..vieni un po' qua, fammi sentire il mare, al centro di questa cittą.."
di Giorgia Fazzini

Nascondo un'anima rockettara, le canzoni del Liga le so a memoria e me le scuffietto con gusto in certe mattine di fogsmog e metropolitane, quando devi far bottino delle occasioni che ti piovono sulla strada, primomuso. Fiato lungo e butta avanti la palla - spingi e bada a vincere i tackle.

Poi un giorno Ligabue si sveglia con la testa girata dall'altra parte sul cuscino, decide che ha voglia di cantare che si senta la voce e di sedersi mentre lo fa, in teatro il giorno prima del palazzetto, e con un geniaccio che gli suona a fianco "73-74 strumenti diversi a sera". E poi ancora, siccome è uno che alle cose ci pensa e ci tiene, "il tour più figo che potessi fare" lo registra, in un triplo da collezione e in un più comune doppio (e con una delle copertine più belle che ricordi). E -escalationemotiva- per lanciarlo sceglie una canzone che ha la semplice bellezza sghemba di un vetro di scarto - come quelli che da bimbo rotoli d'abitudine fra le dita, se spomeriggi nella città fragilimpida. Il disco è "Giro d'Italia" e il singolo è quello di "Piccola stella senza cielo", il cui video ho visto dopo tanto segnalatomi, con le sue gondole volanti e la bambina che gioca a palla e coi vetri.

Diavolo, il regista con la chitarra (acustica) ha beccato in pieno una che è cresciuta proprio fra palla e vetri proprio per quegli angoli; son cose cui ci s'affeziona da farci catenaccio, e qui sorpresa mi ritrovo invece disarmata. Perchè in quel video, a parte un paio di scontati passaggi sotto il ponte di Rialto e dei Sospiri, a farla da padrone sono scampoli di Venezia che conosciamo solo noi lagunobestie protette dal Wwf, son loro diamine! Ne potrei disegnare le irregolarità cui dovevi stare
attento chè il pallone rimbalzava storto o ti ci sfracellavi dai pattini.

Come hai fatto, eh Liga!? Dico, come t'è passato per la testa? Ci son rimasta di sale. Alla fine il sorriso l'ho sentito sulla pelle proprio come il salso la sera di una giornata in barca. E gli occhi
altrettanto pieni d'acqua, nell'"aria che fa il giro".

Gli arrangiamenti han fatto la piega ai ligajeans: gran bel lavoro, che forse si gusta appieno solo cum cognizione delle versioni passate. Risultato asciutto, perfin scarno a tratti, ma ancora potente - mi verrebbe da dire più, potente (come lo è la semplicità). Niente muri di suono ma un signor live in cui si può riconoscere tutto: ad ogni giro sul piatto si intravede sotto qualcos'altro. Sono chitarre lunghe o in punta di plettro, rispettate o lanciate, percussioni e batteria dense, pelli e piatti messi a pesa, intarsi d'elettronica (guest D.Rad degli Almamegretta), sonagli a batter le ciglia,
un paio di dita di piano a contare il respiro, il tocco fondo e roco del basso in evidenza. E poi, d'intreccio o in solo, miniature a far la differenza: il folletto violino (es: la classe dei riccioli a "Vivo morto o x" e l'adrenalina dell'irresistibile galoppata che chiude "Questa è la mia vita"), il caldo antico del bouzouki, un filo d'armonica e la dolcezza scaltra del flauto traverso. E il Liga che fa il cantante, ed è un cantante di caratura. Le storie, poi, mantengono la forza - muscolosa o liquorosa - di uno che parla diritto a 'tè nel senso di 'noì: l'effettosquadra che fa di capitan Luciano un leader, di talento nell'avere spessore stando cogli stivali sulla strada e usando le parole di tuttigiorni - chè la tela grossa dei jeans è compatibile con la testa fine.

Insomma, lo dico: una figata, vera. E non mi faccio problemi a parlarne bene, in sbrodolio come di rado mi capita; e riconosco la fatica viscerale nel cercare l'obiettività. Perchè non posso che condividere la voglia di trovare inquadrature diverse a ciò che si fa, sperimentando e rimettendosi
in gioco, con coraggio e curiosità; e un lavoro del genere ti porta proprio nel retrobottega delle canzoni, liddove la musica è artigianato che non sta in piedi tra i riflettori ma seduto su uno sgabello, bilancino in mano e profumo di vernice e segatura intorno. Cura, quel po’ di amore per la bellezza.
A me emoziona, oh sì, vale un vivaddio sentirla che ti scopre - e quando succede non ci si deve tirare indietro, per quanto svegli. Eppoi scusate ma sembra che l'abbian fatto apposta, era un tranello: nei luccicanti sottobicchieri spessi mezzunghia si uniscono le canzoni cinematografiche del Liga, i lampi del geniaccio che di nome fa Mauro e di cognome Pagani e, così a porgerceli, quella coincidenza legante e spiazzante della mia adorata città. Malefici, m'han fregato.. m'han messa al muro! E questa è una di quelle volte in cui dall'inchiodata non mi divincolo. Ma cedo.. scandagliando negli occhi che ho davanti, solo quel che mi basta a sapere che non c'è pericolo.

La musica quando ti becca, ti rapisce senza farti il favore di riportarti indietro.
Ma sarebbe poi un favore?

"..ti mostrerai, ci incanteremo mentre scoppi in volo
ti scioglierai dietro una scia, un soffio, un velo.."
(Piccola stella -di mare- senza cielo)

Ligabue
Giro d'Italia

WEA Records - 2003
Cd doppio € 22,50
Cd triplo limited € 31,90

Nei negozi di dischi

   
Ultimo aggiornamento: 29-12-2003
 
   
Recensioni
 

HOME