| Il
bel vinile del commendator Fossati
di Leon Ravasi
Ivano
Fossati ha valicato la barriera dai 50 anni un paio d’anni
fa. Da lì in poi ha deciso che era ora di finirla di fare
il cantautore impegnato e di iniziare a togliersi qualche sfizio
e non ne ha più azzeccata una. Un pretenzioso disco solo
musicale, dove giocava a fare il giovane Keith Jarrett con risultati
modesti, una canzone per la Mannoia, al di sotto del loro standard
reciproco, un aborto di testo celentanesco per Celentano, accompagnato
da uno zero musicale, un insulso libercolo autocelebrativo per Einaudi,
con accluso un cd vuoto di idee . Infine arriviamo a un nuovo disco
a inizio 2003. Da questi presupposti mi attendo tutto il male possibile.
Tardo ad acquistare il disco, nella speranza che arrivi una copia
furtiva (che non arriva). Tardo ad ascoltarlo. Ma faccia male. Il
disco è piacevole. Peccato che sia un lp, un 33 giri in vinile
e ce lo gabellino per cd.
Per prima
cosa la durata: poco più di 40 minuti: due facciate di un
Lp. Dieci brani, come in vecchio vinile. Simmetrici già nella
disposizione di copertina: 5 e 5. Il secondo brano di entrambe le
facciate un reggae simil-Panama, il quarto un lento d’atmosfera.
Il disco è tuttaltro che disprezzabile e nemmeno privo di
idee. Ma è una raccolta assolutamente eterogenea.
Brani slegati, senza
filo conduttore né temi comuni. Esattamente come i vecchi
33 giri: raccolta di materiali. Due canzoni fatte per altri e qui
riproposte, sei tempi mossi e quattro lenti. Disco buono per tutte
le occasioni. Anche radiofonico. E con all’interno almeno
tre-quattro voli di genio.
“C’è
tempo” è una canzone magnifica: dolce e intensa
storia d’amore che cresce e dura al passare del tempo: “C’e’
un tempo perfetto/ per fare silenzio/ Guardare il passaggio del
sole d’estate/ E saper raccontare ai nostri bambini quando
/ è l’ora muta delle fate”. Sensuale e coinvolgente
è “Il bacio sulla bocca”, con
il ritornello che narra i presumibili momenti di un dopo l’amore:
“Stancami/ e parlami / abbracciami / guarda dietro le
mie spalle / poi racconta / e spiegami / tutto questo tempo nuovo
/ che arriva con te”.
“La
bellezza stravagante” sono pensieri che vagano su
tematiche affine a quelle di un Dorian Gray di 50 anni, “Pane
e coraggio” è molto meno dura di “Pane
e castagne” di De Gregori, ma è una canzone di impegno
civile, una sorta di “Mio fratello che guardi il mondo”
n.2, dedicata al tema dell’emigrazione.
Lunga e affascinante
anche “Ombre e luce” (Una domenica
al cinema), dove il titolo è già tutto. Resta la delizia
della finale “Cartolina”, un bozzetto
d’autore, gli interventi pregnanti della fisarmonica di Luciano
Biondini, una pulizia di suono di raro nitore (il disco non impasta
mai gli strumenti, né la voce), una buona confezione e un
libretto coi testi dignitoso.
“Lampo”
che dà il titolo la disco, ma non solleva entusiasmi
oltre la media, e tre brutte canzoni: lo zero celentanesco dell’”Uomo
libero”, la “Bottega di filosofia”
e “Contemporaneo”. Un disco leggero
leggero, ma di facile digestione. Un disco di quelli che Fossati
faceva già vent’anni fa, scritto in fretta, prodotto
con rapidità e da gustare e da ballare per una stagione sola.
Ivano
Fossati
Lampo Viaggiatore
Sony - 2003
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aggiornamento: 12-02-2004 |