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Le BiELLE RECENSIONI
Lalli: "Tempo di vento"

Una voce, di notte, che canta della vita. Brividi ai pensieri.
di Giorgio Maimone

Non tutto fila liscio in questo "Tempo di vento". Diciamolo subito che così con le critiche abbiamo finito. Sulla strada che porta dagli esordi di barricata dei Franti alla canzone sofisticata di "All'improvviso, nella mia stanza", "Tempo di vento" è una tappa necessaria, ma necessariamente una tappa. E' abbastanza difficile fare recensioni a posteriori, ossia partire dal disco successivo e risalire a riscoprire il passato di un'artista. Con Lalli ne vale la pena. Sono 48'08" di musica sempre in grande tensione espressiva, tese come spade nel desiderio enorme di esprimersi. Partita nell'82 in un gruppo di hardcore folk che sceglieva di assumere il nome del "cattivo" del libro cuore, ossia Franti, Lalli arriva al debutto come cantautrice, lasciando il segno e graffiando tutti i cuori con cui arriva a contatto.

Le perplessità sono quasi tutte limitate alla musica e agli arrangiamenti (a cura di Lalli e di Mario Congiu), ancora incerti se abbandonare la strade delle schitarrate in chiave rock e puntare su un clima più rarefatto o puntare su una compresenza dei due momenti. Convince di più la Lalli che si butta sulle atmosfere soffuse, su accompagnamenti quasi jazz, accompagnata da sassofoni rauchi e in sottofondo o da violoncelli narranti. Il tempo della chitarre forse potrebbe essersi concluso.

Non c'è invece nessun cedimento sul piano della scrittura: "Fuochi II" e "A Donatella" strappano l'anima senza bisogno nemmeno di chiedertene il permesso e "Aria di Buenos Aires", dedicata alle madri dei desaparecidos argentini, da sola vale il costo del disco (che peraltro costa pochissimo e rende in misura inversamente proporzionale). In "A Donatella" compaiono il violoncello di Elena Diana e la voce di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, mentre "Famous blue raincoat" di Leonard Cohen, è resa benissimo, tradotta da Lalli ed eseguita con Congiu al pianoforte e Stefano Giaccone (che firma anche il testo di "L'uomo col braccio spezzato") al sax.

La partita è all'ultimo sangue: la scelta è se sia la scrittura dei testi o la voce di Lalli l'arma impropria con cui questa "voce cantatrice" invade l'aria attorno ai diffusori sonori. Lalli è pervasiva: prima ti tocca con la voce gli angoli reconditi del cuore e così ti spinge ad ascoltare testi che non sarebbe cosa buona e giusta trascurare.

"Fuochi II (Occhi lucidi nella notte)" è una poesia declamata con voce filtrata su un tappeto moderatamente spruzzato di elettronica. Non so che farci, mi conquista restare ad ascoltare: "Seguivo i volteggi della sabbia / che il vento sollevava dal ciglio del fiume" ... "La mia voce da vecchia, bambina, rilasciava la sua litania" ... "Il fiato del vento ti arriverà" .. "Un lento cadere / un lento ballare / ascolta i tuoi piedi / troveranno parole da spalancare" ... "Pelle di lucertola turca" ... "Cosa faremo quando l'estate sarà finita / e non ci saranno più letti, nè sonagli".

Ma sono pochi i pezzi da non considerare: tra "Brigata partigiana Alphaville" e "Mostar", "La mia faccia" e la canzone che dà il titolo all'album.Sembra facile dirlo a posteriori, ma con un debutto simile una come Lalli era evidente che andava tenuta d'occhio.


Lalli
"Tempo di vento"

Manifesto Cd - 1998
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Ultimo aggiornamento: 01-12-2004

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