| Una
sicurezza: abbiamo un nuovo nome da coltivare
di Moka
E'
già un po' di tempo che Lalli calca le scene. Prima con i
"Franti", gruppo storico dell'underground torinese fin
dagli anni '80, poi da solista a partire da "Tempo di vento",
cd del Manifesto del 1998. Nel 2003 è uscito invece questo
"All'improvviso nella mia stanza", un disco che sarebbe
un vero peccato passare sotto silenzio. In primo luogo perché
è un gran disco di musica d'autore e in secondo luogo perché
è il disco di una donna autrice che ci consegna un personaggio
ormai maturo per essere segnato tra le sicurezze, tra quei nomi
che bisogna salvarsi e ricordarsi ogni tanto di andare a cercare,
perché, come spesso capita col bello, non è facile
trovarli in giro.
A tutti gli
effetti un disco a quattro mani, perché di tutti i brani
è coautore Pietro Salizzoni, che produce pure il lavoro (assieme
a Carlo Umbero Rossi) e suona le chitarre e il banjo nel disco.
Cosa affascina in questo lavoro? La voce di Lalli in primo luogo,
voce calda e avvolgente, matura e consapevole, voce che culla e
che consola, che affascina e coinvolge. Non la voce della "femmina
fatale" ma della donna (compagna?) da cui potrebbe essere bello
sentirsi raccontare storie. E poi sono le storie stesse a reclamare
la loro attenzione.
"In questo
disco - scrive la stessa Lalli sul
sito - c'è qualcosa che rimanda a quelli precedenti,
eppure è molto diverso: sia per le sonorità, cercate
anche in strumenti etnici, folklorici e popolari, sia per una diversa
attenzione agli aspetti melodici ed armonici. L'intento é
quello di ridare leggerezza e respiro alle storie raccontate, sperando
che le canzoni possano rendere loro visibilità, spazio, tempo,
anche se, sicuramente, non giustizia. E ancora, qualche ricordo,
qualche gioia, qualche ferita, qualcosa cioè anche della
mia storia".
E delle storie
di tutti in generale. "Stella" e "Tra
le dune di qui" sopra tutte, ma seguite a una corta
incollatura da "Chenini" e "Testa
storta", scritta appositamente per il film "Preferisco
il rumore del mare" di Mimmo Calopresti. "Senza
meta / stelle filanti / il cappello volava / dalle mani alla sedia
/ Sulla giacca un po' / di freddo e d'incenso / così vicino
ora tutto fuggiva // Se, se è stella il mio giorno / Se,
se è stella il mio cielo // Senza fiato ormai / la mano si
apriva così sorpresa / si chiudeva la gola / Sulla mia bocca
bruciava / la tua bugia / che fosse la terra a tremare / una cometa
passare". (Stella)
Il tono di fondo è delicato e intimistico, la strumentazione
prevalentemente acustica con qualche accenno etnico. I testi di
Lalli richiamano il miglior cantautorato, riuscendo però
profondamente a essere se stessa. Ironia della sorta, la critica
più avvertita, quella che si è accorta di Lalli, per
riuscire a rendere un'idea del suo lavoro hanno dovuto usare tutti
paragoni al maschile (Leonard Cohen, De André, De Gregori).
Credetemi, non ha niente degli autori sopraddetti, ma è solo
un vantaggio: vuol dire che è personale. E per capire com'è
dovrete fare la fatica di ascoltarvela e di acquistare il disco.
Lalli
"All'improvviso nella mia stanza"
Manifesto cd- 2003
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aggiornamento: 14-09-2004 |