| Un
esordio tra world music e canzone d'Autore
di Lucia Carenini
“I
Figli di Iubal sono un gruppo sardo di musicisti venti-ventiduenni
veramente molto bravi. È un gruppo... come si può
definire la loro musica... Paolo Conte e Bregovic che vanno in un
pub irlandese e decidono di suonare e bere tutti insieme. E magari
ci trovano in un angolino Vinicio Capossela o qualche cantore dell'isola
del vento.” Così Paolo Enrico Archetti
Maestri ha ritratto Carlo Doneddu e compagni.
Ma chi è Iubal? Egli,
come recita la spiegazione a fianco dell’angelo-guardiano
del Cd, è il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.
Suo fratello Iabal fu invece il padre di tutti quelli che abitano
sotto le tende presso il bestiame. Ed ecco che rivendicando questa
discendenza, i sette svelano molto di sé: unendo l’amore
per la musica etnica e la canzone d’autore miscelano umori
mediterranei con melodie tzigane e balcaniche, qualche passaggio
di jazz e un pizzico di tango dando vita ad una realtà tra
le più piacevoli incontrate negli ultimi tempi.
Il gruppo è relativamente
giovane: nato all’inizio del 2002, come band di appoggio di
“Capitan” Doneddu e composta da pianoforte,
flauti, contrabbasso, chitarra e voce, nell’ottobre dello
stesso anno aggiunge violino, flicorno e percussioni ed esordisce
ad Alghero alla prima edizione del consorso dedicato a Ivan Graziani,
aggiudicandosi il primo premio. Il successo di Alghero si ripete
dopo pochi mesi al premio "Faber" di Sassari: questa volta
è il secondo posto, ma unito all’invito a svolgere
una tournée in Brasile nel marzo 2003. Forse è proprio
qui che la miscela dei loro mondi musicali si arricchisce dei ritmi
sudamericani.
Ma veniamo al prodotto: i ragazzi
dimostrano notevoli doti tecniche – non a caso provengono
tutti dall'ambiente del conservatorio e alcuni di loro sono insegnati
di musica – e la voglia di esplorare è tanta. La formazione
strumentale è ricca: ai sette titolari si aggiunge la partecipazione
di nove ospiti nove, dotati tra l’altro di fisarmoniche, sax,
clarinetto che arricchiscono il tappeto sonoro di nuovi e colorati
ricami. Le canzoni sono piacevoli e ben curate sia nella musica
che nei testi - monopolio quasi esclusivo di Doneddu - mentre agli
arrangiamenti ha messo mano tutto il gruppo. Si potrebbe tracciare
un parallelo con “La danza”,
il disco d’esordio dei Sulutumana – una specie di condensato
della miglior musica d'autore italiana.
Un'isola
felice di musica variopinta
“Esiste anche una piccola imbarcazione, la Iubal,
sei metri per tre, costruita a cavallo tra la prima
e la seconda guerra mondiale in un piccolo quartiere
di Ocrida, cittadina nata sull’omonimo lago che
ha un versante albanese e uno macedone. Nata per brevi
tragitti lacustri, ora è in balia di onde mediterranee
con una ciurma di musicisti a bordo che per ricavare
spazio hanno appeso gli strumenti all’albero maestro
(compreso il contrabbasso!). Per fare entrare il pianoforte
sottocoperta si sono dovuti liberare di letti, provviste
e baracchino. Andati alla deriva, non gli resta che
appendersi anche loro e suonare un lento alla tempesta
sperando che si plachi. Così facendo, in una
notte di gennaio, le onde prendono il tempo di un valzer
e li adagiano sulla spiaggia di un’isola perduta
dal mare che, come loro, non sa nuotare.”
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E così i ritmi ballano
leggero con danze tzigano-klezmer, pezzi di sapore bandistico, valzer,
tanghi, ballate malinconiche e rock senza mai pestarsi i piedi,
e i testi che a tratti ricordano Conte, come “Il
giovedì ha chiuso le danze / e il cuore mio recede / se il
viso tuo non vede / m’incanto in passi lenti / trattengo lamenti
/ conati di tormenti” - Giovedì notte
- o Capossela “Parte la base del pianobarista
/ che non riesce a cantare, si è fatto la pista / con gli
occhi sbarrati si guarda la cubista / che gli mostra la lingua col
metallo in vista / Li osservo alticcio e ridi per niente / Non mi
piace la people non mi piace la gente / Ma tornerò domani
certamente” - Il porto dei balocchi
(descrizione con taglio poetico-giornalistico di una notte in discoteca
che probabilmente è a Sassari, ma che potrebbe trovarsi in
qualunque altra città) - fanno capire che anche i Figli di
Iubal hanno studiato a lungo la musica d’autore.
Altro punto in comune con “La
danza” è che tutti i brani sono cantati in italiano
tranne uno, Narami itte b’hada –
Dimmi cosa c’è, interrogazione-riflessione in forma
di .... sull'altrove - che anche qui è uno dei più
piacevoli del disco.
Vogliamo anche trovare un difetto? Il difetto, se così si
può dire, è il solito in questi casi: l’essere
a volte un po’ troppo ancorati alle muse ispiratrici e non
aver ancora maturato una propria personalità ben definita.
Ma i figli di Iubal sono giovani e cresceranno. E cresceranno bene,
ne siamo sicuri.
I Figli di Iubal sono: Carlo
Doneddu, voce e chitarra; Giovanni Becciu
pianoforte e rhodes; Federica Pinna, flauto e ottavino;
Peppino Anfossi, violino; Paolo Laconi,
contrabbasso; Michele Garofalo, corno e flicorno
e Giancarlo Murranca, percussioni.
Figli
di Iubal
"Figli di Iubal"
Sciopero - Sony 2004
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aggiornamento: 26-08-2004 |