| Deborda,
ma Max è "il migliore che abbiamo"
di Giorgio Maimone
Debordante
e anacronistico, Max Manfredi non è abituale frequentatore
degli scaffali dei negozi di dischi. Il suo culto si tramanda per
vie clandestine, nemmeno serve sentirlo: basta il pensiero. E così
Max può essere conosciuto da un mucchio di gente che non
possiede nemmeno un suo disco, anche perché di produzione
rara e limitata (solo le annate migliori, come i grandi vini!).
Concerti? Rari. Meglio non sovresporsi. E così abbiamo
una delle migliori menti della "terza generazione" per
conoscere la quale bisogna taroccare con Ermete Trismegisto. Ma
forse questa è la volta buona. A sette anni di distanza da
"Max", esce "L'intagliatore di Santi".
La musica viaggia dall'est all'ovest dell'Europa, dalla Russia al
Portogallo e rievocando atmosfere da inizio '900. Max non scrive
testi; procede per tocchi di pittura. Non storie ma immagini. Pennellate
rapide a schizzo e deragliamento programmato. L'incubo di un critico!
Ricerca esasperata di termini di uso esoterico, rari, decaduti,
mai usati, affiancati a perle di saggezza popolare.
Prendetevi tempo: necessita di ascolti prolungati. È come
stendersi a riva e aspettare la marea: dapprima Freddo
(come il titolo del primo brano), poi man mano salgono calore e
confidenza, non si vuole più uscire e si resta fino ad avere
le mani/orecchie cotte. L'inciso valzer de L'intagliatore
di santi ti graffia l'anima, Danza composta
e Fra virtù e degrado coinvolgono,
Ottotopi diverte, Canzone
di striscio è un gioiello di luminosa bellezza,
malinconia de Il porto di Atene e disincanto
di Azulejos, il piacere di risentire Fado
del dilettante e Cattedrali
o di farsi irretire dal Glockenspiel di Freddo, tra atmosfere gotiche
e fumi degli angiporti.
Grande tecnica chitarristica, ottimi arrangiamenti, splendidi testi
(come si fa a non citare Caterina e la
tromba di Franco Fabbri?). Tutto perfetto? No, perché Max
deve debordare, quindi ogni tanto il gotico si fa scuro, il gioco
di parole si tramuta nel solipsismo narcisistico di un suonatore
di sassofono imbizzarrito e il colpo a effetto piglia il sopravvento
sulla sobrietà dell'insieme.
Deborda, già l'ho detto. Ma sono inezie. Max Manfredi è
forse il meglio che abbiamo.
Da "L'Isola che non c'era"
Max
Manfredi
"L'intagliatore di Santi"
Storie di Note - 2001
Nei negozi di dischi
Ascolti collegati
I
commenti di...
Gianpiero
Orselli
Vi ricordate quel film in cui Woody Allen si aggirava per le strade
di Manhattan cercando una risposta a tutti i suoi dubbi esistenziali?
Dopo aver fallito con tutte le religioni e le ideologie possibili,
si infilava in un cinema dove proiettavano un film dei fratelli
Marx e ne usciva con una faccia completamente diversa. Effetto terapeutico
di quella misteriosa faccenda chiamata arte. Beh... L’intagliatore
di santi, il nuovo CD di Max Manfredi, darà risposte anche
alle domande che non sapevate di avere.
Ecco una piccola guida alle 12 tracce del disco,
(del tutto inutile, ma qualcosa bisognava pur scrivere).
FREDDO - Partenza sottozero (un
po’ come in un vecchio gioiello di Max intitolato giustappunto
Sottozero). Una canzone sulla resistenza (al freddo), fenomeno atmosferico-democratico
che colpisce un po’ tutti (motori, ubriachi, preti). Il protagonista
si vede “cadere con la diaria e il mestiere di un cavallo
a Cinecittà”), poi si perde in mezzo alla neve, nelle
penombre delle sacrestie e delle tavernette.
Arrangiamento – Bellissimo, tra timidezze
d’hammond, campanelli da slitta, contrabbassi e organetti
suonati da Stanlio e Ollio.
Frase Cult – “E scommetto che
c’han freddo anche i preti che si fumano le mani dentro i
confessionali e, ogni tanto, danno in giro un’occhiata se
qualcuno gli butta due peccati veniali...”.
FADO DEL DILETTANTE – Un fado
omeopatico contro la nostalgia, scritto dal doppio di Max che vive
a Lisbona e sogna di essere qui, o da Max che vive qui e sogna di
essere a Lisbona, o da entrambi.
Arrangiamento - Light: una chitarra e un mandolino
suonati camminando lungo una “creuza de ma”, in un pomeriggio
di quasi estate.
Frase Cult – “Genova città
ripida, buone gambe per camminare... città da cantautori,
per i ciclisti è micidiale, se pisci sulle alture, pochi
minuti e si inquina il mare”.
CATERINA – Finalmente una
love-song come si deve, con tanto di approccio nella penombra di
un cinema e colpo di scena finale e definitivo (perché non
siamo mica in una telenovela) (o forse si). Un’eroina femminile
di cui non possiamo fare a meno di innamorarci, anche se non la
conosciamo (ma in realtà la conosciamo, l’abbiamo sempre
conosciuta).
Arrangiamento - Stupendo, spiazzante, ondivago,
chiassoso, tenero.
Frase Cult – Quella finale, da non svelare
per non rovinare la sorpresa.
DANZA COMPOSTA - Un viaggio per
mare, notturno e senza tempo, nell’imminenza del naufragio.
Un’improvvisata orchestrina di bordo che percuote gusci di
noce, gallette rinsecchite e bottiglie di rum riempite di fagioli.
Il suono del violino si insinua dove può e fa venire la pelle
d’oca anche ai marinai dal cuore più duro.
Arrangiamento – Chitarre, mandolini, trombe,
violini, contrabbassi, che si tengono d’occhio come tanti
podisti in fuga.
Frase Cult – “Tra le luci della notte
e le fiamme della controra, certe volte venivi meno, certe volte
ancora e ancora”.
STORIE DAL PORTO D’ATENE -
È l’ora di ieri a quest’ora nel porto d’Atene
che è pieno di gente. Mercato, voci, una musica balcanica
che esce da una radiolina sfiatata, fantasmi di suonatori di sirtaki
che si celano nell’animo dei gabbiani che volano alti sul
mare.
Arrangiamento – Inesorabile. Ogni nota è
lì dove è, e non potrebbe essere altrove.
Frase Cult – “Adesso che abbiamo imparato
quanto poco vale silenzio e parola, adesso tra parola e silenzio
non dovremo più fare la spola”.
OTTOTOPI - Canzone cult dell’”underground”
genovese (è il caso di dirlo). Non ha bisogno di presentazione.
E’ la più geniale mai dedicata ai nostri amici roditori.
Arrangiamento - Brechtiano, fumettistico, toponomastico.
Frase Cult – “Ottotopi stampati lì
davanti al tv color, anche il telecomando ormai è in mano
loro, se il programma non piace lo cambiano alla svelta, lo zapping
sostituisce la libertà di scelta”.
CATTEDRALI - Una canzone logica,
illogica, scatologica, escatologica. Un uomo seduce una donna vaneggiando
di cattedrali in costruzione. Il brano si muove tra guglie, pinnacoli,
e spalliere del letto ed è di una bellezza tale che quasi
dà fastidio. Quel che si dice un capolavoro.
Arrangiamento – Semplice e funzionale, (l’assolo
di violino è da urlo), ma sarebbe una canzone splendida con
qualsiasi arrangiamento.
Frase Cult – “La notte risuona come
cori e navate di cattedrali, e anche i diavoli sono spariti dietro
i loro cappelli di vecchi giornali”.
TRA VIRTU’ E DEGRADO - Dopo
le pietre della cattedrale, una canzone leggera come la cartina
di una sigaretta.
Arrangiamento – Parte semplice, ma poi ne
succedono di tutti i colori.
Frase Cult – Il pezzo è cult dall’inizio
alla fine, impossibile scegliere.
CANZONE DI STRISCIO - Altra gemma
del disco. Una canzone piccola e intensa (come l’avrebbe scritta
Guido Gozzano se avesse imparato a fare il barrè). Ha un
effetto ipnotico e appena finisce si sposta la puntina del fonografo
da capo. Insomma, dà dipendenza (usare con cautela).
Arrangiamento – Pieno di meraviglie, (ma
la chitarra di Max la fa da padrona).
Frase Cult – “... al circo delle pulci
questa sera non ci andrete, c’è chi piange un trapezista
che è volato senza rete”.
AZULEJOS - Una canzone splendida
che è fatta delle stessa sostanza delle cose di cui parla.
Provare ad ascoltarla sostituendo mentalmente alla parola azulejos,
la parola...
Arrangiamento – Proviene dallo stesso humus
da cui viene la canzone, ed è, perciò, perfetto.
Frase Cult – “Le azulejos, così
simili al cielo e al mare che chi le ha inventate ha dovuto svanire”.
L’INTAGLIATORE DI SANTI -
Un’altra figura di artigiano che traversa lentamente il disco
(dopo i costruttori di cattedrali, di azulejos, di canzoni, ecco
l’intagliatore di santi). Una canzone caleidoscopio che a
ogni ascolto appare diversa (dolce, sfuggente, intensa, drammatica,
grottesca). Ultima meraviglia che Max estrae dal cappello, prima
di congedarsi con un frammento strumentale che ci aiuta a prendere
le distanze dalla sua voce.
Arrangiamento – Dedicato a chi pensa che
il mandolino si possa usare solo per O sole mio.
Frase Cult – “I santi e le sante hanno
facce, di paese in paese, diverse, somigliano sempre a qualcuno,
persone incontrate e poi perse”.
ULTIME NOTE
Il CD L’intagliatore di santi è stato
realizzato con pochi mezzi, alla faccia di tante produzioni miliardarie
che intasano le classifiche con il loro nulla, (“Ah, ma allora
non erano i soldi...”).
Non si sa se otterrà l’attenzione che
merita, ma come ogni forma d’arte (di verità) e destinato
a lasciare un segno.
Ecco la lista dei cavalieri che fecero l’impresa:
Fabrizio Giudice, Federico Bagnasco, Filippo Gambetta, Carlo Aonzo,
Paolo Traverso, Giangi Sainato.
Da
www.gianpieroorselli.it
"Ultimo
aggiornamento: 13-03-2001 |