| Un
disco introverso e scostante, ma di bellezza adamantina
di Leon Ravasi
Sto
andando in overdose di Max Manfredi. Ancora tre giorni di ascolto
a questo ritmo e butto via il cd! Ma perché sovradosarlo?
In primo luogo perché e' come quando resti a secco di whisky
pregiati troppo a lungo (oh, e' la mia situazione di adesso! Se
qualcuno volesse pensarci … grazie. Con un buon whisky va
giu' anche Berlusconi. Per D'Alema ce ne vogliono due!). Insomma,
nel momento in cui arriva la bottiglia nuova ti ci attacchi e non
smetti più. Il disco di Max e' un disco scostante. Non ruvido,
ma introverso. Non Max. Il disco!
E' uno di quegli oggetti che non vogliono lasciarsi accarezzare.
E allora bisogna lasciarlo li', girargli intorno con circospezione,
lasciargli il tempo di decantare (ecco che torniamo al whisky!)
e consentirgli di entrare in confidenza con te. Lui con te. Non
tu con lui. E' lui che deve aver voglia di mostrarsi. Io la mia
voglia di sentirlo l'ho già dichiarata.
Ma
al primo ascolto … non mi e' piaciuto (ahia, e ora come lo
racconto al capitano?). Poi il disco gira e gira e gira ancora con
l'infinita pazienza ottusa dei meccanismi che presiedono al funzionamento
di un cd player. Il dio dei cd mi ascolta! E ogni giro che fa, ora
che si e' scaldato, scioglie una sua spira e la lascia vorticare
mollemente nella stanza. Si avvicina a me, ma non per ghermirmi.
Lo fa in modo garbato. Non mi adesca. Mi comunica. Mi chiede. Mi
penetra.
Perso
nell'amplesso non riesco ad accorgermi delle altre spire che, a
ondate sempre più frequenti partono dalla voce incisa di
Max, dalla sua chitarra, dalla tromba, l'armonium, il corno francese,
il tiple, il violino, il clarinetto, lo scacciapensieri, il bouzuki,
l'organetto e il guiro e arrivano fino a me. E' un attimo. Restarne
impaniati e' un attimo. Il "Freddo" che
mi accompagnava si scioglie all'ingresso di un intrigante glockenspiel
e sulla frase "mi vedevo cadere con la diaria e lo stile
di un cavallo a Cinecitta'". Oppure: "è
freddo e le dita son fredde che sveglian le corde di questa chitarra
/ e dita e corde, ghiaccioli che possono spezzarsi e cadere per
terra".
"Il
fado del dilettante" lo conosco bene, da anni, dal
disco di Armando Corsi, dove forse aveva un filo
di grinta in più, ma la versione e' felice. Inizio a viaggiare
con "Caterina". "Caterina è
una ragazza, una ragazza che dà sul mare/abita in una piazza,
una piazza tutta da sposare". Essì che ci siamo!
Quante volte ne ho viste di "ragazze che danno sul mare"
e di "case da sposare"! "Danza composta",
scritta con Marco Spiccio, dà il colpo di
grazia. Canzone solare che parla di un capitano di gran valore,
ma non specifica se sia "D'aria" o di mare e allinea,
senza vergogna una frase come "alamari di calamari e polsini
di conchiglia/ il mare ti ha virato seppia nella foto di famiglia".
"Il
porto di Atene" è malinconica ed esotica. Può
ricordare qualcosa del miglior Vecchioni nel testo:
"non si può mica fare i difficili, è dove
splende che van le falene". Gli "Ottotopi"
li avevamo già sentiti in Piola: diverte. Per i miei figli
e' già diventata un must. Peraltro se ha significati profondi
me li sono tutti persi . "Cattedrali",
già conosciuta, è bellissima, molto meglio che sul
disco di Corsi dove la cantava una donna. "Tra virtu'
e degrado" attacca con "chi vive in controluce
e soffia sulla brace di una citta' / senza leggere il giornale sa
che musica fare e prima o poi la fa".
Sì,
credo che Max lo sappia, tanto che in "Canzone di striscio"
inizia ancora meglio : "Le tue amiche si sono
perse tra tisane e temporali / o a toccarsi dietro i vetri /che
alle cinque appanna inverno / come il tè fa coi miei occhiali".
E "Azulejos" dice: "Le azulejos
sono ceramiche azzurre / Son fresche la notte, ma il giorno son
fuoco / e misurano lo spazio che corre /tra la tomba e la culla,
tra la storia e il gioco".
Finisce in gloria con "L'Intagliatore di Santi".
Russo? Slavo? O solo austriaco? Magari delle colline di Levante
o di un paese dell'interno: " I santi e le sante hanno
facce di paese in paese diverse" … "le pietre diventano
rosa e nell'aria di pelle bambina" …"allora mi invento
un profilo diverso da tutti gli umani / mi va di parlare soltanto
coi mostri delle cattedrali". Fin qui sensazioni positive
ed esperienze belle. Poi c'e' anche qualcosa che non va. Lo vediamo
domani? E' tardi. Buona notte.
Max
Manfredi
"L'intagliatore di Santi"
Storie di Note - 2001
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aggiornamento: 13-03-2001 |