E' uno di quegli oggetti che non vogliono lasciarsi
accarezzare. E allora bisogna lasciarlo lì, girargli intorno
con circospezione, lasciargli il tempo di decantare (ecco che
torniamo al whisky!) e consentirgli di entrare in confidenza con
te. Lui con te. Non tu con lui. E' lui che deve aver voglia di
mostrarsi. Io la mia voglia di sentirlo l'ho già dichiarata.
Ma al primo ascolto … non mi è piaciuto
(ahia, e ora come lo racconto al capitano?). Poi il disco gira
e gira e gira ancora con l'infinita pazienza ottusa dei meccanismi
che presiedono al funzionamento di un cd player. Il dio dei cd
mi ascolta! E ogni giro che fa, ora che si e' scaldato, scioglie
una sua spira e la lascia vorticare mollemente nella stanza. Si
avvicina a me, ma non per ghermirmi. Lo fa in modo garbato. Non
mi adesca. Mi comunica. Mi chiede. Mi penetra.
Perso nell'amplesso non riesco ad accorgermi
delle altre spire che, a ondate sempre più frequenti partono
dalla voce incisa di Max, dalla sua chitarra, dalla tromba, l'armonium,
il corno francese, il tiple, il violino, il clarinetto, lo scacciapensieri,
il bouzuki, l'organetto e il guiro e arrivano fino a me. E' un
attimo. Restarne impaniati è un attimo. Il "Freddo"
che mi accompagnava si scioglie all'ingresso di un intrigante
glockenspiel e sulla frase "mi vedevo cadere con la diaria
e lo stile di un cavallo a Cinecittà". Oppure:
"è freddo e le dita son fredde che sveglian le
corde di questa chitarra / e dita e corde, ghiaccioli che possono
spezzarsi e cadere per terra".
"Il fado del dilettante"
lo conosco bene, da anni, dal disco di Armando Corsi, dove forse
aveva un filo di grinta in più, ma la versione e' felice.
Inizio a viaggiare con "Caterina".
"Caterina è una ragazza, una ragazza che dà
sul mare/abita in una piazza, una piazza tutta da sposare".
E sì che ci siamo! Quante volte ne ho viste di "ragazze
che danno sul mare" e di "case da sposare"? "Danza
composta", scritta con Marco Spiccio, dà
il colpo di grazia. Canzone solare che parla di un capitano di
gran valore, ma non specifica se sia "D'aria" o di mare
e allinea, senza vergogna una frase come "alamari di
calamari e polsini di conchiglia/ il mare ti ha virato seppia
nella foto di famiglia".
"Storie del porto di Atene"
è malinconica ed esotica. Può ricordare qualcosa
del miglior Vecchioni nel testo: "non si può mica
fare i difficili, è dove splende che van le falene".
Gli "Ottotopi" li avevamo
già sentiti dal vivo, a una seerata conviviale in Piola:
diverte. Per i miei figli è già diventata un must.
Peraltro se ha significati profondi me li sono tutti persi . "Cattedrali",
già conosciuta, è bellissima, molto meglio che sul
disco di Corsi dove la cantava una donna. "Tra
virtu' e degrado" attacca con "chi
vive in controluce e soffia sulla brace di una citta' / senza
leggere il giornale sa che musica fare e prima o poi la fa".
Una frase memorabile. Figlia del gioco o Max lo sa come si fa?
Sì, credo che Max lo sappia, tanto che
in "Canzone di striscio" inizia
ancora meglio: "Le tue amiche si sono perse tra tisane
e temporali / o a toccarsi dietro i vetri /che alle cinque appanna
inverno / come il tè fa coi miei occhiali". E
"Azulejos" dice: "Le
azulejos sono ceramiche azzurre / Son fresche la notte, ma il
giorno son fuoco / e misurano lo spazio che corre /tra la tomba
e la culla, tra la storia e il gioco".