| In
realtà è un disco di liscio…
di Lucia Carenini
Così
lo hanno definito gli stessi componenti del gruppo "calabrolognese"
in una recente intervista a Bielle. Nato a quattro anni di distanza
da “Sulle ali della mosca”, “Il parto” non
è stato sicuramente indolore, e presenta sin dal primo ascolto
un aspetto di crescita, di ricerca. I tre (già, sono rimasti
in tre: Voltarelli, Di Siena e Sirianni) hanno abbandonato la linea
folkroccheggiante dei loro primi lavori per avvicinarsi ad una maggiore
poetica delle parole. Probabilmente molto hanno contato le esperienze
vissute dal gruppo negli ultimi anni: dall’accostarsi al teatro
("Rocco u stortu")
al viaggio a Baghdad per l’operazione No war voluta dalle
Associazioni "Aiutiamoli a Vivere" - "Laboratorio
progetto Poiesis" e della rivista "Da qui" e in collaborazione
con Storie di note, all’incontro con lo
zingaro Claudio Lolli. Il risultato è un disco maturo,
personale, cresciuto, dove il dialetto è lasciato agli ospiti
e le collaborazioni illustri fioccano come neve.
Il disco ha una dimensione teatrale, sembra a tratti fatto di stanze
e scene. C’è attenzione ai suoni e c’è
cura nei testi. L’atmosfera traborda vitalità e i temi
toccati non sono banali - si parla di emigrazione (“Onda
Calabra”), potere (“L’imperatore”),
disperazione (“Il lavavetri”), sogni
(“Via Da Questa Miseria”), ma lo si
fa con energia, non certo con rassegnazione. C'è finalmente
un sud che non piange e non si lagna, ma propone, pensa e scrive
poesie. E che poesie!
C'è
generosità: sono ben 20 brani per 70 minuti di musica. E
sì che il valore di un disco non si misura dalla durata,
ma i ragazzi del Parto dopo quattro anni e molte esperienze trasverali
ne avevano di cose da dire. E hanno voluto dirle tutte.
Disco “pesante”, che rappresenta un punto ben fermo
nella storia del gruppo. Disco di pietra e fango, che la metafora
della grafica di copertina e libretto rappresenta appieno. La musica
è firmata da tutti e tre i musicisti, i testi invece se li
sono ripartiti Peppe Voltarelli e Salvatore di Siena più
un’incursione di Amerigo Sirianni con il suo "Banaltango"
che a dispetto del nome proprio banale non è. Poi ci sono
due ospiti illustri: Claudio Lolli firma
“I musicisti di Lolli”, brano che parla della
recente avventura che ha visto i tre collaborare con lui in “Ho
visto anche degli zingari felici”, mentre è di Sergio
Secondiano Sacchi “Gilles”, curiosa
e struggente storia del rapporto tra Villeneuve e la sua Ferrari
che come una bella donna “mostra fianchi e minigonne”:
un rapporto d’amore che porta la seconda a tentare inutilmente
il salvataggio del primo, facendolo volare via dallo schianto che
li distrugge.
In
ultimo due omaggi, uno a De André con una
personalissima "Guerra di Piero", che
passa attraverso agli insegnamenti teatrali di “Rocco
u stortu” e l’alto a Tenco,
con una versione etno-cardiaca di “Ognuno è
libero” fatta di sonagli, tambuelli, mandola e marranzano
sottolineati dall’elettricità di chitarra e basso.
Il
disco è poi impreziosito dalle innumerevoli collaborazioni:
si va dal pianoforte di Paolino Jannacci in "Onda
Calabra", a Davide Van de Sfroos, Claudia Crabuzza
dei Chichimeca, Alessandro Danielli
e Marco Rovelli de Les Anarchistes
che prestano le loro voci a “Sono io l’imperatore”,
agli interventi elettronici di Marco Messina dei
99 Posse nello stesso brano. Ma non finisce qui:
la tromba di Roy Paci fa la sua comparsa in ben
5 brani, Mircomenna canta e suona le congas in
“I musicisti di Lolli” e Claudio Lolli
recita l’ultima strofa dello stesso brano.
E
le parole…
Il senso felice delle parole
E come se la vita fosse una poesia
E sempre rivoluzionaria
Perché la libertà è sempre rivoluzionaria
E i musicisti sono un’avventura
Che altro? Compratelo e ascoltatelo, che ne vale la pena.
Il
parto delle nuvole pesanti
Il parto
Storie di note - 2004
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aggiornamento: 06-12-2004 |