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Le BiELLE RECENSIONI
Massimo Bubola: "Giorni dispari"

Un gran disco dell'antipatico
di Leon Ravasi

Sul fatto che Massimo Bubola sia bravo non ci piove. Che poi sia anche simpatico, è un altro discorso. Al di là della chiacchiere da backstage che lo dipingono costantemente incazzato (vuoi per il nome più piccolo sui cartelloni nei confronti di Steve Earle, vuoi perché Fabrizio De Andrè ha avuto più successo di lui con le sue canzoni) l'ex ragazzo di Verona ci sa decisamente fare e in questa riedizione di un disco circolato poco una ventina di anni fa, si capisce che stoffa c'era in Massimo e che occhio lungo ha avuto De Andrè nello scegliere un coautore all'epoca sconosciuto, ma ricco di idee musicali.

Dal mio punto di vista infatti è il cotè musicale quello in cui Bubola raggiunge i risultati più alti, anche se da come scrive e si pone credo che a lui non faccia piacere. Una costante di Massimo, attraverso gli album e gli anni è la continua rincorsa a titoli e situazioni che siano citazioni di opere maggiori: letteratura o cinema. Bubola fa parte di un modo di essere artista decisamente citazionista, che, ogni tanto mi dà l'idea dell'orecchiante, ossia di chi qualcosa ha sentito, letto e capito ed ha una gran smania di farlo sapere agli altri, di metterlo come biglietto da visita. È la stessa tendenza che mi dà fastidio in Pippo Pollina, che comunque, rispetto a Bubola, gioca in serie B.

E così, anche qui, “Viale del Tramonto” e “Il treno di mezzanotte” sono due titoli di celebri film, “Spezzacuori” è la traduzione itaiana di “Heartbreaker”, “Colline nere” è ispirata brutalmente a Bob Dylan a cui vengono pure "rapinati" gli occhi di ossidiana di "Romance in Durango" che vengono qui inseriti come "ossa di ossidiana" nella peraltro bella e già citata "Colline nere" che avrebbe potuto degnamente sostituire "Verdi pascoli" ne "L'indiano" di De Andrè, di cui costituisce una outtake.

I momenti migliori Bubola li raggiunge padroneggiando in italiano strutture di country rock di qualità, mentre nelle canzoni più lente si avverte che la voce ha ambizioni superiori ai mezzi e quindi viene scelto un recitato-sussurrato deandreiano (uffa, quanti riferimenti a De Andrè!) inevitabilmente non all'altezza del prestigioso originale.

Esplicitando: "Colline nere" in mano a De Andrè avrebbe dato i brividi, qui resta solo un'ottima canzone. Non escludo affatto che i brani mossi che mi convincono di più debbano questo effetto anche al fatto di presentarci un Bubola com'è e non come vorrebbe essere. Riassumendo è un disco da quattro stelle, fatto da un personaggio a tre stelle.

Massimo Bubola
Giorni dispari

Eccher Music - 2001

 

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Ultimo aggiornamento: 27-05-2001

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