| La
gioia del collezionista: tornano alla luce due chicche sepolte
di Giorgio Maimone
Mi
è bastato leggere i titoli: sono dovuto arrivare al terzo
cd, ma li ho trovati. A quel punto non ho più avuto dubbi:
questo disco doveva essere mio. A quanto mi risulta è infatti
è l'unico dove compaiono due (e forse tre) canzoni assolutamente
introvabili di Giorgio Gaber. Sono anni che le sto cercando in tutte
le riedizioni dello sterminato repertorio gaberiano e non c'era
verso: appartenendo a un periodo discografico minore di Giorgio,
stretto tra la fine del suo periodo da "bravo cantante di successo"
e l'inizio della seconda vita teatrale del signor G, le due canzoni
in questione non erano rientrate in nessuna antologia su cd e anche
la caccia agli stessi motivi su vinile era sempre stata vana. Insomma,
sveliamo il mistero, erano "L'ultima bestia" e "Il
gatto si morde la coda".
Qui ci sono: alla fine del terzo disco, quasi nascoste
in fondo a una sfilza di 75 canzoni che viaggiano inesasuste dal
1959 al 1972. Credo che sia sostanzialamente l'intera produzione
di Gaber prima dell'epopea teatrale. Dico "sostanzialmente",
perché da verifica effettuata sul sito "Far
finta di essere Gaber", il più completo sito internet
di informazioni sul nostro autore, mancano almeno le facciate B
dei primi due 45 giri ("Da te era bello restare" e "Love
me forever") e buona parte del materiale rock del 1959 (quattordici
45 giri in un anno!). Resta comunque questa seriedi tre cd una delle
più complete riedizioni di canzoni gaberiane del primo periodo.
Ben rappresentato il periodo delle canzoni con Umberto Simonetta
("La ballata del Cerutti", "Trani a gogò",
"La mamma del Gino", "Le nostre serate", "Porta
Romana", "Il Riccardo"). Presente anche
il periodo di collaborazione con Enzo Jannacci
("Una fetta di limone", "Zitto prego",
"Benzina e cerini") e con Maria Monti ("Non
arrossire" e "La cartolina colorata", oltre
all'immancabile "La balilla" cantata
in due). Ci sono ovviamente tutte le canzoni più conosciute,
come (oltre a quelle già citate) "La risposta
al ragazzo della via Gluck", "Barbera e Champagne",
"Mai mai mai Valentina" "E allora dai"
(la canzone che Gaber cantava a Sanremo quando si è ucciso
Luigi Tenco, suo ex sodale e compagno di grupo
musicale negli anni di inizio carriera. Si chiude con "Come
è bella la città" e "Madonnina
dei dolori", ma mancano, ad esempio "Latte 70"
e "L'amico (e, per quanto vale, anche "Maria Giovanna",
rietro proprio de "L'ultima bestia".
E parliamo un po' proprio di quest'ultima canzone. Il triplo cd
è corredato da un buon libretto, abbastanza esauriente, ma
non completo, che presenta una serie di foto di Gaber, una bella
collezione di frasi dello stesso, che ripercorrono in breve i momenti
iniziali della sua carriera, paralleli quindi ai brani presentati
e un brevissimo saggio critico di presentazione del personaggio
e del periodo a cura diAndrea Pedrinelli. Beh,
mi accorgo che difficilmente in un libretto di cd si potrebbe fare
di più: è solo il nostro desiderio di saperne di più
che farebbe desiderare di avere ancora maggiori informazioni.
"L'ultima bestia", dunque, non è mai finita
su un cd, non è mai neanche uscita su Lp, almeno a quanto
risulta dalle mie ricerche. E' uscita solo su 45 giri per la Carosello
nel 1970, primo disco per la Carosello dopo il periodo Vedette e
il lungo periodo Ri-Fi, mentre gli inizi erano stati alla Ricordi,
alla neonata corte di Nanni Ricordi, discografico-mecenate
dei cantautori italici. Pur facendo parte della scaletta dello spettacolo
"Dialogo tra un impegnato e un non so",
la canzone non rientra nel disco relativo.
La
canzone conosce un momento di (limitata) popolarità, perché
è la sigla di una trasmissione televisiva condotta da Gaber
(probabilmente "E noi qui") e soprattutto perché,
secondo Andrea Scanzi è una delle pochissime
canzoni gaberiane dove è nata prima la musica e poi su questa
il testo (altro esempio dello stesso tipo è "Si può").
Secondo quanto dichiarato da Gaber e riportato da Giandomenico Curi:
"stavo alloraascoltando molta musica africana e quindi
in qualche modo ho pensato, a torto naturalmente, come sempre avviene,
che la batteria fosse uno strumento molto limitato. Quindi siamo
andati in sala di registrazione cercando di creare una struttura
più percussiva. Era un tentativo di misurarmi con una ritmica
diversa (la stessa struttura viene impiegata per il singolo
di "Oh Madonnina dei dolori" e "I bambini stanno
benissimo" - ndr). Era musica da gruppo. Qualcosa che si
sentiva nell'aria. Anche "Jesahel" dei Delirium ha qualcosa
che può ricordarla" (Giandomenico
Curi: "Chiedo scusa se parlo di Gaber" - Arcana).
Resta un fatto buffo: questa canzone dimenticata di Giorgio Gaber,
praticamente dimenticata, evidentemente nel cuore di qualcuno era
rimasta (e anche nelle orecchie). Provate per credere a fare un
ascolto incrociato della bellissima "La
palude" di Carlo Fava con
"L'ultima bestia" di Giorgio Gaber. E' uno dei rari
casi in cui la copia supera il modello, ma che questo sia il modello
credo non ci siano dubbi.
Resta da parlare ancora di due canzoni quasi altrettanto rare: "Il
gatto si morde la coda" e "Paparadio",
molto belle anche se gaberiane classiche (nella seconda c'è
anche la moglie Ombretta Colli, che fa una bellissima interpretazione
straniata dei suoi personaggi). Per intenderci "Paparadio"
è quella dove, a fronte dell'elencazione di una serie di
sfighe infinite da parte degli ascoltatori che telefonano, l'inesausto
conduttore radiofonico ripete sempre il suo ritornello: "Signora?
Signora la sento avvilita. Signora stia su con la vita / è
sempre azzurro il cielo / è sempre in fiore il melo".
Restano 73 canzoni. Ascoltatevele: è un Gaber d'annata. Male
non fa di sicuro. Certo che questo boquet di rarità fa la
differenza netta tra questa e qualsiasi altra raccolta: peraltro
segnalo che il prezzo del triplo cd è contenuto a 29,90 euro
e che il disco è realizzato in collaborazione con l'Associazione
Culturale Giorgio Gaber che ha fornito foto rare e materiale
grafico.
Giorgio
Gaber
"Prima del signor G"
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aggiornamento: 17-05-2005 |