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Le BiELLE RECENSIONI
Francesco De Gregori: "Fuoco amico"

Sopraffatto dal fuoco amico
di Leon Ravasi

Povero Francesco De Gregori! Perito sotto il fuoco amico. Una delle circostanze più sfigate che possano capitare in guerra.
Sepolto sotto cumuli di chitarre e elettriche e di dischi dal vivo, con 15 cappelli diversi a sventolare da sopra le croci. D'altra parte il clima della guerra, le sue oscenità, i suoi orrori e il suo fascino Francesco ha sempre cantato da protagonista sopraffino. Questa volta ne subisce l'esito.

Per pochi cantanti italiani potrei essere più parziale che per Francesco. Sono già alcuni decenni che la mia vita passa scandita dalle sue parole e dalle sue musiche. E non vorrei per nessun motivo farne a meno. "Amore nel pomeriggio" è stato uno degli album più belli del 2001 e, a solo un anno di distanza siamo a parlare di un nuovo disco suo. Che nuovo non è. È l'ennesima riproposta di brani dal vivo.

Ma Francesco non è Dylan e le sue versioni dal vivo non sono destinate a lasciare larga eco. La pratica del concerto non gli si addice. Meglio, molto meglio lo studio. Quando poi la scaletta del disco sembra fatta a contrasto con la logica, con le preferenze dei fans o del pubblico dei concerti, quando poi sulla mailing list a lui dedicata la maggior parte degli interventi parla "contro" questo disco e i benevoli arrivano a pensare di farselo masterizzare, vuol dire che davvero si è creato un cortocircuito che non fa bene né a Francesco né a chi lo segue e lo ammira.

Soprattutto a quelli delle prime linee, di trincea, a cui viene chiesto di sborsare 21 euro per riascoltare una delle meno riuscite canzoni dell'ultimo disco ("Spad"), assieme a un "Condannato a morte" da sufficienza politica, a una brutta versione reggae di "Battere o levare" (che già non rientra tra i capolavori del nostro e ci tocca sorbirci nella terza versione!|), a un "Generale" (questo sì capolavoro), un po' buttato lì, a "Il guanto" e "Povero me" e "Vecchio amico" che ai bei tempi avrebbero occupato delle belle "facciate B". In linea con il già sentito "Cercando un altro Egitto", "Sangue su sangue" e "I muscoli del capitano".

Cosa resta? Un spolverata di polvere a "Bambini venite parvulus", "La casa di Hilde" nuova versione. Non è male, dopo ripetuti ascolti, ma francamente non giustifica un disco. E poi? "L'attentato a Togliatti", questa sì una novità. Ma se fosse stato tutto così l'avrei preso il disco! Un bel disco di canti politici rifatti dal Deg! O se anche fosse stata una raccolta di brani contro la guerra. Ne ha scritti tanti Francesco: da "1940" a "Generale" a "Il cuoco di Salò" a "La strada è finita", a "Rumore da niente" a "Saigon" ad altri ancora che parlano di guerre interne.

La confezione del disco poi continua a essere penosa, come in stile, purtroppo del nostro (e del suo maestro Dylan). Niente testi, poche note. Mah? Quale la motivazione? Contratti capestro? Presunzione? Voglia di fermare un attimo? Ma anche in questo caso, l'attimo doveva essere quello di quest'ultima tournee? Insomma, non un brutto disco, ma un disco fondamentalmente inutile. Cercatevi "Togliatti" su Internet (si trova, si trova) e aspettate un altro disco. L'attesa sarà lunga.

Francesco De Gregori
"Fuoco Amico"

Sony - 2002
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 23-05-2002

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