| Smisurata
passione
di Silvano Rubino
È
sempre un piacere avere tra le mani un disco nuovo di Fossati. Mentre
lo afferro per la prima volta arriva anche la "benedizione"
del titolare di Orlandini dischi di Genova, in piazza Soziglia.
Mi dice solo: "È bellissimo". E io mi fido di quest'uomo
che ha alle spalle un bellissimo poster di Fabrizio De André.
Però, però... Ecco c'è un però. Dopo
l'assoluto consenso che suscitò in me Lampo viaggiatore,
in cui mi sembrava che Fossati avesse riacquistato la giusta dose
di leggerezza dopo l'eccesso di "ponderosità" della
Disciplina della terra, questo Live n.3 mi suscita qualche perplessità.
Erano sorte già quando avevo letto la track list, qualche
giorno fa. Ben cinque canzoni su 14 (I treni a vapore, L'uomo coi
capelli da ragazzo, La pianta del tè, Una notte in Italia,
Mio fratello che guardi il mondo) sono già contenute non
solo in album precedenti (cosa normale in un live, giusto?), ma
anche nei primi due live
In alcuni casi
i nuovi arrangiamenti donano splendore a questi classici ("I
treni a vapore", "L'uomo coi capelli da ragazzo"),
in altri casi poco aggiungono o addirittura deludono ("Una
notte in Italia"). Nell'insieme: non si sentiva il
bisogno di una loro nuova incisione. Un cd costa un sacco di soldi
(lo dice un genovese...), quindi da un live ci si aspetta comunque
un tasso di novità, che non può essere limitato al
nuovo arrangiamento. Non ce ne voglia Ivano. Secondo me, tra l'altro,
non è colpa sua. E' possibile che la nascita del disco non
fosse preventivata, al momento dell'ideazione del tour. Fossati,
in quell'occasione, aveva scelto di tornare proprio sui suoi "classici",
praticamente tutti quelli che erano già nei primi due live,
per vestirli con abiti nuovi. Forse la scelta di trarne un cd non
è stata sua, ma dei discografici. Forse, se avesse saputo
saputo sin dall'inizio del disco, avrebbe inserito (e avrebbe DOVUTO
per rispetto del pubblico che un giorno lo avrebbe acquistato) qualche
altro pezzo non finito nei primi due live (per esempio qualcuno
da Macramé, che secondo me è ingiustamente trascurato
dal Fossati live, o anche un paio dalla Disciplina della terra,
che pur essendo un disco non riuscitissimo, contiene qualche perla).
(SR)
Mi piace immaginare
che siano andate così, le cose. Perché nutro una stima
infinita nei confronti di Fossati, meno nei confronti dei discografici...
In ogni caso, lasciando da parte le supposizioni anche un po' ardite,
diciamo a chiare lettere che il disco è bello. Perché
è Ivano Fossati, che come al solito distilla classe, eleganza,
intelligenza, poesia, con la sua bella voce calda e suadente, accompagnato
da musicisti di grandissimo livello. Eccezion fatta per "Smisurata
preghiera" (no, proprio non mi convince, non riesco
a scacciare la tentazione di paragonarla alla versione di De André
- molto meglio gli era andata con l'esecuzione live di "Anime
Salve" e di "Ho visto Nina volare") e per "Oh
che sarà" (un po' usurata, considerando che anche la
Mannoia la inserisce ovunque), la scelta acustica dà grande
purezza ai brani, dà il giusto spazio e valore a ciascuno
degli strumenti, centra insomma quell'obiettivo di ridare "trasparenza"
alle canzoni che Ivano si era prefissato alla partenza del tour.
Dimostra che una fisarmonica ben suonata può dare più
brividi di un'orchestra d'archi ottenuta elettronicamente. (SR)
Ivano
Fossati
"Tour Acustico - Dal vivo vol.3"
Sony Columbia - 2004
Nei negozi di dischi
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aggiornamento: 18-10-2004 |