| Smisurata
ambizione
di Leon Ravasi
Mah.
E' la cifra stilistica della recensione al nuovo disco di Fossati.
Materiale esplosivo, maneggiare con cura. Fossati ha fan che sono
veri amanti. Ma a volte pare che se ne dimentichi.
Mah per una serie di motivi che ancora mi sfuggono. Perché
l'ha fatto? Cosa voleva ottenere o dimostrare? Perché questa
scaletta, perché tante esclusioni? Perché "Smisurata
preghiera" fatta in questo modo? Si parla di obblighi contrattuali
che spiegano qualcosa ma non tutto. Il nuovo disco di Fossati (bello
o brutto, questo a prescindere ora) non è un capolavoro epocale,
come la critica codina, soprattutto dei quotidiani si affanna a
voler dimostrare. E non può neanche esserlo in quanto è
un semplice live senza inediti (se non la dimenticabile "Smisurata
preghiera". Per favore provate a mettere De Andrè subito
dopo e sentirete un tantinello di differenza). E' "solo"
un disco dal vivo, perfetto, levigato, ben suonato con dentro molta
poca anima nei pezzi vecchi e un po' di più in quelli recenti.
Per un valore
di 20,97 euro (con la stessa cifra compro 5 cd di Ritmo Tribale
di Tony Esposito e con due dischi di Fossati 8 dischi originali
de Il Manifesto: Radiodervish, Yo Yo Mundi, Daniele Sepe, Tetes
de Bois ... sapete ... quella robetta lì) abbiamo 14 canzoni,
la maggioranza delle quali già consunte dall'uso: che bisogno
c'era della centesima versione di "Treni a vapore"?
Come se non fossero bellissime e irraggiungibili quelle già
offerte da Fiorella, Mia e Ivano stesso? E di "Oh che
sarà"? Che poi non è nemmeno sua se
non nel testo. E Ivano non è un "cantante" classico,
in grado di inventare chissà che nel riproporre una canzone.
Nel suo stesso repertorio c'era così tanto materiale da ripescare
(devo proprio citare "Discanto"?), perché
puntare lì? Non solo, ma ci sono 65'23" di musica, non
si poteva scendere a un'oretta e tagliare gli applausi (inutili
e autoreferenziali) e Oh che sarà?
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Su
"Smisurata Preghiera" proprio non ci siamo.
Fossati tira via in 4 minuti scarsi 7'08" minuti
densi di canzone (in "Anime Salve"). E li tira
via pronunciando tutte le parole le une addosso alle altre,
senza differenziare né toni nè pronuncia.
La domanda che verrebbe se non fosse Fossati (e non avesse
scritto "anche" lui questa canzone) è:
ma lo capisce cosa sta cantando?
E allora perché non lo interpreta? Perché
non dà un senso a ciò che dice? Perché
non ce ne dà una nuova lettura che ci faccia capire
qualcosa in più, qualche anfratto di sottotesto
che ci eravamo persi? Perché non degnare un "monumento"
di canzone di un'attenzione come potrebbe meritare? Per
riportarsi a casa i diritti? Viene il sospetto ...
Fossati tiene tutta la strofa su un solo tono, forse su
una sola nota. E in "come un'abitudine" col
cazzo che arriva a toccare quelle corde basse che mi sfracellano
l'anima nella canzone di De André. No, è
evidente che lui non la sente questa canzone. E fatta
così non è un omaggio, ma un dispetto a
De André.
L'accompagnamento non aggiunge niente all'originale e,
anzi, semmai toglie. E mi costringe, invariabilmente,
a saltarla. |
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Il meglio,
a parere mio, sta nei pezzi recenti: "Cartolina",
"C'è tempo", ma anche "Un
bacio sulla bocca", mentre in uno stesso disco "Mio
fratello che guardi il mondo" e "Pane
e coraggio" fanno quasi scopa. A meno di non proporli
insieme, intrecciati, abbracciati, forse fusi in una sola sonorità
internazionalista. E poi la veste spoglia e acustica! Non è
che Fossati di solito sia uno sperimentatore di musica elettronica:
i suoi dischi hanno sempre avuto parti acustiche molto ben delineate
(una chitarra classica c'è quasi sempre in formazione, il
piano non è certo elettrico, per non parlare dei fiati o
delle percussioni). Era un concetto che andava bene per il tour,
ma per un disco mi lascia scettico. La maggior variazione è
che al posto del basso elettrico di Quirici (ma c'è qualcuno
che non lo rimpiange?) ora c'è un basso acustico e mi sembra
francamente poco. Al proposito mi fa ridere il termine "chitarra
semiacustica" (in "Oh che sarà" e in "Una
notte in Italia"). Che vuole dire? Che se l'album era elettrico
si chiamava "chitarra semi-elettrica"? Non so.
Un album di
Fossati non è mai brutto (oddio su Now ho ancora qualche
dubbio :-))) e nemmeno questo lo è, ma ... la necessità?
La voglia di esprimersi dell'artista dove sta? Un album per chi
non ha niente di Fossati? Nemmeno. Non c'è una sola versione
di un classico di questo disco che preferisco all'originale o almeno
alla versione dei primi due dischi dal vivo (che continuano a essere
la tappa obbligata per un consiglio a chi voglia accostarsi a Fossati.
Mah, lo ascolto e lo riascolto (anche ora mentre scrivo) e non mi
fa persuaso.
Bello ma ...
elegante ma ...
non necessario, mettiamola così.
Ivano
Fossati
"Tour Acustico - Dal vivo vol.3"
Sony Columbia - 2004
Nei negozi di dischi
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aggiornamento: 18-10-2004 |