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Le BiELLE RECENSIONI
Ivano Fossati: "Tour acustico" - Dal vivo 3

Il riflusso comincia da qui
di Cosimo Pacciani

Ci sono dischi che ti si attaccano addosso come il colore dei pennarelli indelebili. Di solito quelli rossi o marroni, che sembra che tu abbia sgozzato un capretto o che tu abbia infilato le mani in una cacca di mucca chianina. Altri sono come la polvere del lapis: lasciano una traccia che scivola via con la prima lavata di mani. E questi due tipi di dischi sono quelli che di solito preferisco, quelli che ti sporcano la coscienza, che ti rendono ribelle, allegro, che ti sporcano di qualcosa di nuovo, o quelli che ti fanno canticchiare fesso sotto la doccia, per poi non ricordarti dopo un minuto cosa andavi declamando. Pure pop, pure genius. I dischi in mezzo a queste due categorie non mi sconfinferano.

Ascolto il nuovo disco dal vivo di Ivano Fossati sprofondato nel mio divano al lavoro. Non di pelle umana, ma di vacca blu. I colleghi sono andati a casa ed io sono rimasto a lavorare. Le luci della festa di Guy Fawkes esplodono nella notte londinese, migliaia di fuochi artificiali che rievocano feste andate o che sembrano, sinistramente, le stesse luci che esplodono sopra Falluja. Solo che lì non c'è nessuno a festeggiare, ma ci sono madri che piangono e figli che muoiono.
Ascolto il disco saltellando da un brano all'altro, ed improvvisamente mi trovo di fronte al Disertore. Ed di colpo materializzo quale occasione persa, o quale denaro sprecato da parte mia, sia questo disco dal vivo.

Leon Ravasi: Mah. È la cifra stilistica della recensione al nuovo disco di Fossati. Materiale esplosivo, maneggiare con cura. Fossati ha fan che sono veri amanti. Ma a volte pare che se ne dimentichi. Mah per una serie di motivi che ancora mi sfuggono. Perché l'ha fatto? Cosa voleva ottenere o dimostrare? Perché questa scaletta, perché tante esclusioni? Perché "Smisurata preghiera" fatta in questo modo? Si parla di obblighi contrattuali che spiegano qualcosa ma non tutto. Il nuovo disco di Fossati (bello o brutto, questo a prescindere ora) non è un capolavoro epocale, come la critica codina, soprattutto dei quotidiani si affanna a voler dimostrare. Vai all'articolo

Silvano Rubino: È sempre un piacere avere tra le mani un disco nuovo di Fossati. Mentre lo afferro per la prima volta arriva anche la "benedizione" del titolare di Orlandini dischi di Genova, in piazza Soziglia. Mi dice solo: "È bellissimo". E io mi fido di quest'uomo che ha alle spalle un bellissimo poster di Fabrizio De André. Però, però... Ecco c'è un però. Dopo l'assoluto consenso che suscitò in me Lampo viaggiatore, in cui mi sembrava che Fossati avesse riacquistato la giusta dose di leggerezza dopo l'eccesso di "ponderosità" della Disciplina della terra, questo Live n.3 mi suscita qualche perplessità. Erano sorte già quando avevo letto la track list, qualche giorno fa. Ben cinque canzoni su 14 (I treni a vapore, L'uomo coi capelli da ragazzo, La pianta del tè, Una notte in Italia, Mio fratello che guardi il mondo) sono già contenute non solo in album precedenti (cosa normale in un live, giusto?), ma anche nei primi due live   
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Argomento: non ho visto la tournee, quindi non ho idea di cosa si sia trattato. Ma ho visto Ivano almeno otto volte dal vivo. Almeno. Perché un concerto a Grosseto quando avevo nove anni mi sembra che fosse stato lui, ma mica sono sicuro. Anche perché quella sera chiunque fosse cantò Yesahel e La mia banda suona il rock.

Occasione mancata per un'unica ragione: questo disco non vola in nessuna delle due categorie di cui sopra. Non è una reinvenzione radicale del suono Ivano, molto cliché e normale in questo disco. Arrangiamenti leggermente acustici, ma in fondo... Non è un “Ivano goes big band” o “Ivano y sus mulieres”. È un Ivano normale, per un paese normale. Dove quelli di sinistra ascoltano certa musica, fanno certi discorsi e quelli di destra guardano certi film e dicono certe cose.
Non è un disco scanzonato ed allegro, dove i classici vengono presentati in maniera, appunto, leggera. È un disco greve, a tratti pesante. Dove anche le nuove canzoni sprofondano in un atteggiamento da tributo prima che da onoranza civile. È un “Ze Best” di Ivano dal vivo, con la pedissequa idea di voler riproporre canzoni già su altri due dischi, che si trovano all'autogrill di Melegnano per tre Euro.
Ascolto Ivano, mentre il mondo impazzisce. E questo disco non mi conforta né mi sollecita. Riascolto il Disertore e mi incavolo. Parole parole parole. Parole parole parole, caro Ivano. Ed ora mi scaldo. Come l'Artico e l'Antartico. Penso che ho buttato via un po’ di soldi, ma ne valeva la pena. Perché ho capito che anche tu, Ivano, sei come noi. Non sai altro che parlare. Perché siamo inutili, piccoli, insulsi esseri umani in un mondo dove non ci si capisce più nulla. Ed allora, cerchiamo di far qualche marchetta, un bel disco dal vivo. Invece di qualche canzone nuova, di qualche sperimentazione. Non val la pena di osare, vero Ivano? Arrischiarsi sulla china di un disco con orchestra, con chitarre elettriche arrotate. Ritirata, gente... e Ivano me lo racconta. Il riflusso comincia da qui, da un live di Ivano Fossati ascoltato su di un divano della City. Mentre le e-mail si ammassano nel mio computer e Una Notte in Italia è scandita lentamente da un bip regolare.
La notte in Italia vista da Londra appare improvvisamente nera, nera, nera...


Ivano Fossati
"Tour Acustico - Dal vivo vol.3"

Sony Columbia - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 18-10-2004

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