| Disco
di bellezza adamantina
di Leon Ravasi
È
così bello poter parlare bene di un buon disco che è
davvero un peccato non poterlo fare sempre. Ma questa volta il colpo
è basso: mi hanno preso sul sentimento. Per uno che ha "l'anima
di fado" già al naturale, un disco taliano che si intitoli
"O fado" e che contenga 18 piacevolissime canzoni è
veramente un attentato sentimentale. E così eccomi ancora
con il cuore portoghese a parlare di un grande disco. Grande e inatteso.
Forse tanto più grande perché inatteso.
Un
titolo semplice semplice, corto corto: "O fado".
Più lungo descriverne gli interpreti: Marco Poeta
(guitarra Portuguesa e direzione artistica), Eugenio
Finardi (voce e traduzioni), Francesco
di Giacomo (Banco del Mutuo Soccorso - voce), Elisa
Ridolfi (voce) e Michele Ascolese (il
chitarrista di Fossati) chitarra acustica. Al basso Paolo
Galassi.
È
un disco di una bellezza adamantina. Puro come un cristallo, con
una cascata di note scintillanti che cadono una a una, oppure a
grappoli, dalla Guitarra Portuguesa suonata con maestria da Poeta
(Nomen est omen?). Note che si infrangono sul pavimento di cotto
e rimbalzano sui muri punteggiati da azulejos, tratteggiando nuovi
mosaici, aggiungendo nuovi colori.
E
le voci si alzano pulite, come sotto la cupola di cristallo della
stazione ferroviaria di Oporto, si flettono e rimbalzano sul ponte
sopra il Douero ed atterranno sui ponti delle chiatte dove rotolano
lente le botti di Porto: vibrante e sofferta quella di Finardi,
partecipata e virtuosa quella in portoghese di Di Giacomo, matura
e adulta quella della giovanissima Elisa Ridolfi. Finardi ha adattato
anche la traduzione in italiano delle liriche di cinque canzoni
e almeno una ("Le ragazze di Terceira")
è un piccolo capolavoro
"Le
ragazze di Terceira vanno a sposarsi in continente
che qui la vita è troppo dura e noi non siamo bella gente
Le ragazze di Terceira
come dice la canzone
sono le arance più succose.
Quante ne vorrei assaggiare
ma non si fan toccare
sono acide e gelose.
E non c'è gioia nè allegria in queste pagnotte senza
sale
Per chi è stato a Santa Maria per chi è stato giù
fino a
Faial.
Chi a Terceira cerca in sposa una donna docile e formosa
fa meglio a mettere su casa a Sao Jorge oppure a Graziosa".
Ma è
la leggerezza il tratto distintivo, il drappeggio in musica dei
versi. Avremo tempo e altre canzoni per piangere e sospirare. Come
"La mia canzone è saudade" ("delle
illusioni svanite/ delle speranze perdute /... ed è angoscia
e ansietà/ la mia canzone è saudade /di un amore che
non arriverà". Contribuisce al clima anche una
versione solo musica di “Piazza Grande”
di Ron e un altro brano musicale “A
Amalia” di Marco Poeta, dedicato probabilmente ad
Amalia Rodriguez, la grande cantante di Fado portoghese, scomparsa
qualche anno fa.
Il resto e’
tutto Portogallo, con le incursioni linguistiche di Finardi e sviluppi
musicale che richiamano i tanghi italiani del periodo tra le due
guerre. Disco di nostalgie assortite come cioccolatini, disco da
fare decantare e sgranare osservando i giochi d’ombra e di
luce nel bicchiere di Porto, inteso come vino, che accompagna l’arpeggio
e il cioccolato. Disco da meditazione con un vino da meditazione.
Insomma, un signor disco, 18 belle canzoni, una bella confezione
in digipack, grandi suoni di chitarre e ottime voci con tutta la
malinconia del caso. O del fado?
EugenioFinardi,
Marco Poeta,
Francesco DI Giacomo
"O Fado"
Edel - 2001
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aggiornamento: 05-11-2001 |