| Sensualità
e classe sulle note di Tom Waits
di Leon Ravasi
Ed
ecco un bellissimo disco lasciato per troppo tempo nel “probabilitatoio”,
ossia nei dischi di cui avrei voluto/dovuto parlare da tempo, ma
che, per un motivo o per l’altro non riescono mai a emergere
alla recensione. Che Tom Waits potesse essere fatto in italiano
ce l’avevano già dimostrato in molti: da Vinicio “Tom”
Capossela, ai suoi molti (troppi?) imitatori e seguaci: Folco Orselli,
Federico Sirianni, Marcello Murru, Fabrizio Consoli e chiedo scusa
a chi ho scordato. Perfino Davide Van De Sfroos aveva sfoggiato
un saggio di bravura traducendo benissimo “Frankie’s
wild years” come “I ann selvadech del Francu”.
Meno probabile mi sembrava potesse riuscirci una donna. Trascuravo
Laura Fedele.
Sia
per le tematiche trattate, sia per la voce un pelo oltre il ruvido,
sia per quell’aria da orco cattivo e strafatto, l’immagine
di Tom Waits proprio non mi si sovrappone con quella
di una donna. Al limite posso pensare a lui sovrapposto (o sottoposto)
a una donna, ma questo ha più a che fare con i pornoshow
che con “Pornoshow” di Laura Fedele.
Laura, peraltro bravissima e non da oggi (il suo primo disco. “Right
now”, risale a vent’anni fa) e ben conosciuta
nel mondo del jazz milanese, fa ancora di più. Non solo interpreta
Waits, ma lo traduce e lo riadatta, entrando nel suo mondo in punta
di piedi dapprima, ma poi allargandosi fino a prendere tutto lo
spazio necessario.
L’ingresso
infatti avviene con “Clap hands” (qui
tradotto in “Pioggia nelle mani”) che
già altri hanno affrontato in Italia (Sara Piolanti dei Caravane
de Ville in “Metropolis”, ad esempio), ma il
testo in italiano dà un altro peso all’operazione:
“Siamo insani, tutti malsani / senza le ali, senza le
mani/ Madama la Sfortuna appesa a un filo se ne sta/ pioggia nelle
mani è questo tutto ciò che ha”.
Seguono
“29 dollari”, “Giù nel buco nero”,
“Discorsi da bar” dove sembra risuonare il
migliore Buscaglione (gira e rigira da Tom siamo
arrivati a Fred, risalendo 50 anni della nostra storia): “Forse
sarò banale, ma non ci siamo visiti già? / Il tuo
viso non mi è nuovo, forse ci siamo visti qua / E’
solo che somiglio a chi vorresti fosse qui con te / comunque originale,
no, di certo tu non sei/ e con gli sconosciuti non ci parlo mai”.
Oltre a tutto
ciò Laura Fedele suona piano e fisarmonica, accompagnata
da un ensemble che vede associati nell’avvenuta Massimo
Mariani, Marco Mistrangelo, Stefano Dall'Ora, Davide Santi, Francesco
Licitra, Raffaele Kohler, Claudio Chianura, Alberto Marsico
nei classici ruoli di una jazz band, con qualche piccolo sconfinamento
nei campionamenti, usati per altro con molta parisomonia.
E poi, a metà
disco, si arriva al capolavoro: “Pornoshow”,
la canzone che dà il titolo all’album. Pezzo di bravura,
doppio pezzo di bravura, triplo pezzo di bravura: l’esecuzione,
la traduzione, la musica fatta solo di voce, batteria e organo hammond
(ma poco!). Una cannonata! Una canzone che ti fa balzare dalla sedia.
“Lui
puzza come un treno, come un’osteria / e non gli è
rimasto niente nelle tasche / solamente un francobollo usato / e
così come un ubriaco tutt’in giro se ne va per la città/
a parlare con i barboni, con i senza tetto che / si contendono un
lampione e un marciapiede come letto / e poi si infila dritto in
un pornoshow// Perizoma, tacchi a spillo,m spogliarello rizzarello
/ d’ogni taglia, ogni misura, lei è bella da paura
/ morbidosa broccolosa prendi tutto ciò che ho / e togli
tutto ciò che hai addosso// E la band suona da schifo ma
chi se ne frega in fondo / giro giro giro tondo se il suo culo è
un mappamondo / che farebbe rinvenire anche un moribondo / spacchi
e spacchi cosce e fianchi grandi occhi tonda e liscia / striscia
striscia … / sulla pancia serpentosa budinosa / ubriaco da
paura se la gode in prima fila / Sally Lucy Manuela sono belle sono
calde sono pronte sono porche / poi qualcuno da laggiù grida:
“dateci di più”// Birra …. Sigaretta …
Sigaretta … Birra…/ Birra …. Sigaretta …
Sigaretta … Birra…/ profondo porno mezzogiorno / torna
ancora torna presto / vieni quando vuoi / alto come un aquilone
sopra noi tu volerai / piccola evasione diversivo alla vita coniugale
/ sempre troppo tutta uguale”.
L’ho riportata tutta perché meritava.
Quello che non posso riuscire a riportare su queste pagine è
la sensualità con cui Laura rende la canzone. Da dover essere
prudente nel caso di un’esecuzione dal vivo. Un’interpretazione
ad alto tasso di erotismo!
Con “Rain
Dogs” (“Cani randagi” nella
traduzione) torniamo nella logica del disco, con un pezzo quasi
brechtiano, ma qui fa agio l’originale, pur nello splendore
della traduzione: “E noi a berci le notti così
/ danzando sui nostri sogni / ombre vibranti nel buio laggiù
/ noi scellerati”. Un disco di grosso interesse, uscito
nel 2003, e, come sempre capita, puntualmente passato sotto silenzio.
Laura
Fedele
Pornoshow
Auditorium - 2003
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aggiornamento: 12-07-2004 |