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Le BiELLE RECENSIONI
Carlo Fava: "Personaggi Criminali"

Un grande spettacolo (a volte) fa un grande disco
di Giorgio Maimone

"Personaggi criminali" per me nasce prima come spettacolo. Uno spettacolo di una bellezza spiazzante. Carlo Fava esce assolutamente dal nulla delle mie conoscenze ("Andiamo a vedere chi? Carlo Fava? Ma non si chiama Claudio?") ed entra direttamente in quell'angolo del cuore dove alloggiano i favoriti. In scena Carlo, che nasce attore almeno tanto quanto cantante (e forse anche un pochino di più) si dispiega in teoremi di geometrica potenza, aggredendo di pari buzzo (ovviamente buono) Celentano e l'asse da stiro ("Sto stirando" è uno dei suoi tormentoni più riusciti e che, purtroppo, non ha trovato spazio su disco. Il cd di "Personaggi Criminali" è necessariamente diverso dallo spettacolo. E un filo, ma solo un filo meno convincente.

La scelta di Carlo (e di chi con lui organizza le sue cose artistiche) è stata di non provare a riproporre pari pari lo spettacolo su disco, anche perché spettacolo ricco di parlati, di azioni visive, di attimi di forte e intenso teatro. Il problema è che così facendo viene anche rivoluzionata la scaletta con cui i brani vengono proposti dal vivo e chi si era entusiasmato per lo spettacolo, ne soffre un po'. Peraltro è una questione avvertibile solo da chi abbia visto lo spettacolo e subito dopo ascoltato il disco.

Il quale disco parte subito con i due pezzi forti: "Viaggio nella mente" e "Mattutina". Il primo brano è addirittura didascalico per quanto riguarda il disco nel suo insieme, che è tutto un viaggio all'interno della mente, non di una sola persona, ma di più persone, caratterizzate dal comune tratto distintintivo di essere menti ciminali. Lo stesso concetto pari pari che Nick Cave elabora nelle sue "Murder Ballads" solo pochi anni prima (1996). Il tono del canto è sicuro come quello di un veterano del mestiere (e non di un libraio che, a tempo perso, suona il piano e canta), la voce, magnifico strumento a disposizione del Nostro, è flessibile e scorrevole come una lama d'acciaio, in grado di salire in cielo e subito dopo di accarezzarti nella profondità di un "a parte".

Su "Mattutina" poi ammetto di essere schifosamente di parte. Sapete quelle canzoni che la prima volta che le sentite capite che vi appartengono perché in realtà le portavate già sotto la pelle? Ecco, se vi è capitato qualche volta credo che mi possiate capire. Ma quando parte l'inciso: "in questo secolo di vie ferrate/ di luce elettrica e di barricate/ di carta straccia e di magnetismo/ anima ti voglio intatta di fede e comunismo" mi sento trascinare dalla musica che mi vortica intorno, in totale balia di questo lessico anacronistico che mi riporta in vita immagini in bianco e nero da "fosco fin del secolo morente".

Il resto del disco, sempre interessante e vitale, prosegue un po' a sbalzi tra ottime canzoni e altre che trovano meglio ragione di esistere nello spettacolo teatrale. La cover di Celentano è sparita ("Sole caldo caldo caldo"), "Sto stirando" non c'è e, insomma, si perde un po' del tono ironico che lo spettacolo portava, per dare spazio al versante più cupo del discorso.

Fava e Martinelli in 11 canzoni, ma in soli 43 minuti (tempo da long playing), disegnano le ampie volute di due storie che si intrecciano, riprendono e dipartono: una pubblica e una privata che non necessariamente si dividono le canzoni, ma le permeano di entrambi gli umori, “una nostalgia in bianco e nero / che sale lentamente dal cuore al pensiero” per un disco che, mi ripeto, ma più lo ascolto più me ne convinco, resta un’importante boccata d’aria per l’intelligenza, a cui aderire con la necessità di un cuore in fermento. “L’uomo flessibile” è uno dei più bei episodi musicali di questo 2004 declinante.

Comunque sia c'è ancora spazio per un paio di grandi canzoni: "Lettera da un luogo che non so" ("sono un bambino da pollaio / e ho ricordi da fienile / ingabbiato e fedele gioco al centro del cortile / la mia memoria è / una cantilena / la memoria / di qualcosa / di muto di muto / di forte di forte / di bianco di bianco / e di salato / e avrei gradito e avrei gradito... "), e "Uguali e nuovi" ("il nostro amore portiamolo fuori, portiamolo in giro / in mezzo alla gente / perché il nostro amore non possa morire / non debba invecchiare / nel vuoto nel niente / al nostro amore farà bene la strada, / farà bene la vita / ed i nostri pensieri, / perché il nostro amore è immenso e impreciso / ma sa aggirare anche il tempo che ha già tutto deciso") sopratutte e "Il tuffatore" a una corta incollatura.

Insomma un disco vigoroso e inconsueto, con una verve e un approccio assolutamente originali e convincenti, da parte di un ottimo interprete e un grande autore (e attore). Da non perdere di vista per nessun motivo.


Carlo Fava
"Personaggi Criminali"

Sony - 2000
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 03-10-2004

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