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Le BiELLE RECENSIONI
Patrizio Fariselli: "Area - variazioni per pianoforte"

Senza parole. Con magia e passione
di Giorgio Maimone

Non c'è nemmeno un parola. Un disco così silenzioso che non sente il bisogno di parlare neanche in copertina. Dove non c'è niente se non il titolo dei brani, la data di registrazione (agosto 2004) e il luogo (Castello di Maenza, Latina). Poi c'è un dvd allegato. Ma le parole latitano anche lì. Sì, qualcuna sparsa, ma che non è finalizzata a raccontare il progetto. Eppure qualcosa si poteva dire. Aiutano solo il titolo, "Area - variazioni per pianoforte", e i titoli di brani come "Gioia e rivoluzione", "Arbeit macht frei" e soprattutto "Luglio, agosto, settembre (nero)" che appartengono alla mitologia degli anni '70.

Ci sono due motivi che mi hanno portato a comprare questo disco: il primo aver visto Patrizio Fariselli in un bellissimo concerto al Teatro Dal Verme di Milano in trio con Paolino dalla Porta e Roberto Vecchioni. E il secondo motivo è che dovevo vedere lo showcase di Patrizio al Festival della Musica di Mantova e le code dell'infausto (per il Festival) ponte mi hanno impedito di arrivare in tempo. A me e a tanti altri. Gli spettatori paganti erano sei! Come risarcimento dovevo almeno comprare il disco. Come risarcimento a me per aver perduto lo spettacolo, perché il disco mi piace moltissimo.

Patrizio Fariselli, da solo col suo Stainway a coda affronta da maestro il repertorio degli Area, uno dei maggiori gruppi di progressive rock italiano, celebre soprattutto per avere avuto alla voce Demetrio Stratos. Patrizio dimostra ora, a distanza di tempo, che gli Area non erano solo Demetrio. Prende 12 pezzi del repertorio storico, li scarnifica, li dissangua, il rivitalizza con un estenuante bocca-a-bocca-tasto-a-tasto e li restituisce nuovi come prima, anzi, in molti casi meglio di prima.

Il pianismo di Fariselli è torrenziale e ricorda nel suo impetuoso incedere l'approccio con lo strumento di Keith Jarrett, soprattutto del Jarrett del concerto di Colonia, guarda caso coevo alle migliori cose degli Area. E non c'è nemmeno un pezzo che sembri risentire della mancanza della band o di momenti di vuoto e di calo di tensione. Tutti gli spazi sono riempiti a tappo dall'alternarsi di tasti bianchi e tasti neri, in grappoli di suoni senza soluzione di continuità. Un concerto in primo luogo (si tratta di una registrazione dal vivo) e un disco quindi di testimonianza sì di musica che viene da lontano, ma riattualizzata, depurata, scarnificata e rivestita di nuovo pathos per essere adatta anche all'oggi.

Completa questo strano quadro di sfasamento la notizia che si trova nel sito di Patrizio, per cui l'album di cui stiamo parlando sarebbe stato in realtà inciso nel 2000, notizia di cui non si trova traccia da nessuna altra parte. La domanda quindi è se vi sia stato un precursore di questo cd (ma non del dvd che è dell'estate 2004 e che si trova solo a disposizione in edizione limitata) o se nel sito si parla del semplice progetto. Resta il dato di fatto che dopo "Area - variazioni per pianoforte" sono corso a cercare (trovandolo, anche sul sito) il precedente lavoro di Patrizio: un bell'insieme di pazzie condivise dal titolo "Lupi sintetici e strumenti a gas" , lavoro a cui hanno partecipato buona parte dei Modena City Ramblers, Freak Antoni, Alessandro Benvenuti e tanti altri. Un lavoro anche questo di grosso interesse, in cui spicca un'ennesima bella versione di "Luglio, agosto, settembre (nero)", questa volta dominata dai sassofoni. Alla faccia di chi pensava che la storia degli Area si fosse chiusa negli anni '70!

Resta da dire ancora qualcosa sul dvd che contiene materiale non imperdibile, ma molto gradevole. Innanzitutto vi è la lunga sequenza del trasporto e dell'istallazione del pianoforte Stainway al Castello di Maenza, che sta, come è ovvio per tutti i castelli, in cima a una rupe dove si arriva solamente a piedi. Per lunghi tratti ricorda la follia di Klaus Kinski alias Fitzcarraldo, quando, nel film omonimo di Herzog, voleva trasportare una nave attraverso le Ande. Il pianoforte viene anche montato su una sorta di cingolato snodabile per salire le scale del castello (e la voce fuori campo di Patrizio commenta: "Un pianoforte tedesco si trova bene sui cingoli!"). Infine viene montato da addetti ai lavori grondanti fatica e Patrizio commenta da par suo: "certo che se avessi suonato il violino sarebbe stato più semplice". Gli operai non capiscono. Patrizio non lo sa, ma ha rischiato il linciaggio. Molto belle poi le scene col piano montato che ci raccontato tutto il "making of" del disco. Un modo per affezionarsi ancora un po' d più a un disco che non è difficile amare.

Patrizio Fariselli
"Area - Variazioni per piano"

Curved Light - Edel - 2005
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Ultimo aggiornamento: 10-06-2005

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